Pompei, reperti ceramici potrebbero raccontare una frequentazione dell'antica città in epoca rinascimentale


I reperti ceramici databili tra il XV e il XVI secolo recentemente rinvenuti nell’Insula Meridionalis potrebbero documentare una frequentazione dell’antica Pompei anche in epoca rinascimentale. Una scoperta che contribuisce a riscrivere la storia della città. 

Pompei e il Rinascimento potrebbero sembrare due realtà storiche lontanissime e difficili da mettere in relazione. I recenti ritrovamenti effettuati nell’area dell’Insula Meridionalis, tuttavia, sembrano raccontare una storia diversa. Alcuni materiali e reperti ceramici databili tra il XV e il XVI secolo testimonierebbero infatti la presenza e la frequentazione dell’antica città anche molti secoli dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Queste testimonianze contribuiscono a delineare una “Pompei dopo Pompei”, restituendo l’immagine di un luogo la cui memoria non si è mai completamente dissolta nel corso dei secoli.

Nell’immaginario comune, la storia di Pompei viene spesso suddivisa in due momenti nettamente distinti. Da una parte c’è la città romana, rimasta sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C.; dall’altra la sua seconda vita, iniziata ufficialmente nel 1748, con l’avvio degli scavi promossi durante l’epoca borbonica. Tra questi due momenti si collocano quasi diciassette secoli che sono stati a lungo considerati come un periodo di completo abbandono e oblio. Le nuove evidenze archeologiche suggeriscono invece una realtà decisamente più complessa.

Le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza dell’Insula Meridionalis, quartiere situato nella parte meridionale dell’antica Pompei, hanno portato alla luce materiali riconducibili al XV e XVI secolo. Si tratta di testimonianze particolarmente significative perché documenterebbero una presenza umana nell’area in un periodo nel quale, secondo una visione tradizionale, la città sepolta sarebbe stata ormai completamente dimenticata.

Foto: Parco Archeologico di Pompei
Foto: Parco Archeologico di Pompei

I reperti suggeriscono che il territorio continuò a essere frequentato e vissuto, aprendo nuove prospettive sulla storia della Pompei post-eruzione e sulla persistenza della memoria del sito antico. Le nuove testimonianze mostrano quanto la percezione e la presenza del luogo siano state articolate nel corso dei secoli, attraverso forme diverse di frequentazione, conservazione e trasmissione della memoria. La ricerca sulla “Pompei dopo Pompei” apre così una nuova prospettiva: quella di un territorio che, nonostante la distruzione della città antica, non fu mai completamente abbandonato e nel quale la memoria del passato continuò a sopravvivere, custodita anche da comunità rurali che avevano mantenuto un legame con quei luoghi.

Foto: Parco Archeologico di Pompei
Insula Meridionalis. Foto: Parco Archeologico di Pompei
Foto: Parco Archeologico di Pompei
Insula Meridionalis. Foto: Parco Archeologico di Pompei

“Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748”, ha dichiarato il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo “Civita”, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria heritage community e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio”.

È possibile visitare il cantiere dell’Insula Meridionalis insieme agli archeologi e restauratori del cantiere su prenotazione tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 12, telefonando al numero 327 2716666.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte