Torna esposto da oggi al Museo Archeologico Nazionale di Firenze il famoso Torso di Livorno, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro, ricerca tecnologica e indagine scientifica, sviluppato grazie alla collaborazione di specialisti italiani e internazionali. La celebre scultura bronzea appartenente ai Grandi Bronzi delle collezioni medicee è stato infatti oggetto di un grande intervento conservativo, avviato nel 2024, che è stato realizzato grazie al contributo di Friends of Florence, alla competenza del restauratore Nicola Salvioli e alla visione di Mario Iozzo, allora direttore del museo. L’operazione si è rivelata particolarmente impegnativa a causa delle differenti condizioni della superficie e delle delicate problematiche conservative della scultura. Parallelamente al restauro è stato condotto uno studio analitico sulla lega metallica e sulle tecniche impiegate per la sua realizzazione.
Tra i Grandi Bronzi custoditi dal museo, il Torso era già presente nelle raccolte medicee all’epoca di Cosimo I (1537-1574) e compare tra le opere più significative della Galleria già ne La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Restano tuttora irrisolti numerosi interrogativi relativi alla sua provenienza: in passato si è discusso se si trattasse di un originale greco o di una copia romana, se fosse stato recuperato nei fondali al largo di Livorno oppure se avesse sempre fatto parte delle collezioni medicee. Le indagini condotte durante il restauro hanno però confermato con certezza un dato: la scultura ha trascorso un lungo periodo immersa in ambiente subacqueo.
Come accaduto per altri bronzi delle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spessi strati superficiali scuri, noti come “patinature lorenesi”. La loro rimozione si è resa necessaria per affrontare efficacemente i fenomeni corrosivi che interessavano il metallo. Questo intervento ha permesso di riportare alla luce le variazioni di colore della superficie metallica e di individuare con precisione i residui di conchiglie, le concrezioni marine e i tasselli presenti all’interno dell’opera.
Per fare luce sulle molte questioni ancora aperte, è stata avviata una vasta campagna diagnostica basata su metodologie non invasive e micro-invasive, finalizzate all’analisi della lega e dei processi di deterioramento subiti nel tempo. Già nel giugno 2024 la scultura era stata sottoposta a sofisticate indagini presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia. In quell’occasione, per la prima volta, la tecnica dell’imaging neutronico, utilizzata per esplorare materiali particolarmente densi, è stata applicata a una statua bronzea di monumentali dimensioni.
L’intervento di restauro ha rappresentato inoltre una significativa opportunità di studio e ricerca, producendo risultati di notevole interesse che saranno presentati durante una giornata di studi prevista per il 17 settembre presso il museo fiorentino. Oltre ad aver diretto il restauro, Nicola Salvioli ha progettato il nuovo sistema espositivo destinato alla scultura, pensato per assicurare una maggiore sicurezza strutturale, una distribuzione più equilibrata dei carichi e una migliore valorizzazione estetica dell’opera.
Dopo la permanenza estiva al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, dal 25 settembre il Torso entrerà a far parte della grande mostra Broken. Il potere del frammento, ospitata a Palazzo Strozzi fino al 24 gennaio 2027. L’esposizione esplorerà il tema del frammento attraverso un percorso che metterà in dialogo archeologia e arte contemporanea.
Il progetto di restauro del Torso di Livorno è stato realizzato grazie al sostegno dei Friends of Florence, in particolare dei benefattori Lauri e Michael Corliss. Le attività di restauro, la documentazione grafica 3D, nonché lo studio e la realizzazione del nuovo supporto espositivo sono state curate da Nicola Salvioli, con la collaborazione di Giorgio Pettiti. La direzione tecnico-scientifica dell’intervento è stata affidata a Barbara Arbeid e Giulia Basilissi.
Le indagini diagnostiche sulla lega metallica, sulle patine e sui prodotti di alterazione sono state condotte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, con il contributo di Barbara Salvadori, Silvia Vettori e Sofia Brizzi. Le analisi neutroniche sono state eseguite dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, rappresentato da Francesco Grazzi e Francesco Cantini, in collaborazione con l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, dove hanno operato Antonella Scherillo, Anna Fedrigo e Alessandro Tengattini. Lo studio delle terre di fusione è stato affidato a Sonia Mugnaini, mentre l’analisi dei residui di organismi marini è stata svolta dall’Università di Firenze – Museo di Storia Naturale La Specola, nello specifico da Gianna Innocenti e Simone Cianfanelli. La documentazione fotografica ufficiale dell’intervento è stata realizzata da Antonio Quattrone, mentre le operazioni di movimentazione dell’opera, sia a livello nazionale sia internazionale, sono state curate da Arteria Srl. Infine, le lavorazioni di carpenteria necessarie alla realizzazione del nuovo supporto espositivo sono state eseguite da New VBC Srl.
“È stata un’indagine appassionante”, ha commentato Daniele F. Maras, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, “in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”.
“Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze”, ha dichiarato Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence, “sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”.
"Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi Broken. Il potere del frammento (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027)", ha commentato Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.
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