Un importante ritrovamento archeologico riscrive la storia del Celio antico. Nel corso degli interventi finanziati dal PNRR per il consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana, la Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura ha riportato alla luce un edificio di età imperiale decorato con mosaici, affreschi e rivestimenti marmorei di grande pregio. La scoperta comprende otto ambienti, cinque dei quali interamente scavati e tre conservati solo parzialmente, appartenenti a un complesso edificato nel II secolo d.C. e profondamente riorganizzato nel secolo successivo. Le caratteristiche architettoniche e decorative fanno del ritrovamento uno dei più significativi emersi negli ultimi anni nel cuore dell’antica Roma.
Tra i reperti più spettacolari spicca un grande mosaico con motivi geometrici e un emblema marino, nel quale sono raffigurati un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio disposti attorno a un cratere, il grande vaso a due anse utilizzato nell’antichità per mescolare vino e acqua. Durante lo scavo sono emersi anche frammenti di una precedente pavimentazione musiva, probabilmente risalente all’età antonina, caratterizzata da eleganti motivi floreali in tessere bianche e nere, oltre a vaste porzioni del soffitto affrescato, dipinto a grandi cerchi rossi e azzurri, contornati da cornici in stucco bianco a dentelli.
Numerosi resti di opus sectile, con lastre in marmi bianchi e policromi appartenenti ai rivestimenti pavimentali e parietali, testimoniano inoltre il notevole livello decorativo dell’edificio.
La funzione del complesso è ancora oggetto di studio e rappresenta uno degli aspetti più affascinanti della scoperta. Da un lato, la ricchezza delle decorazioni e la distribuzione degli ambienti sembrano suggerire la presenza di una domus aristocratica, una residenza urbana appartenuta a un esponente dell’élite romana. Dall’altro, la posizione strategica dell’edificio e alcuni elementi emersi durante le indagini aprono una diversa e suggestiva ipotesi: il complesso potrebbe appartenere alla caserma della V Coorte dei Vigiles, il corpo incaricato della prevenzione degli incendi e del mantenimento dell’ordine pubblico notturno nella Roma imperiale. A sostegno di questa interpretazione vi sono diversi indizi, tra cui il rinvenimento, in passato, di basi di statue con l’elenco dei membri della coorte e di strutture modulari interpretabili come alloggi dei vigili. Anche il mosaico con il cratere richiama analoghe decorazioni presenti nella caserma dei Vigiles di Ostia, dove questo motivo ornamentale compare negli ambienti destinati alla vita comune dei militari.
Se l’ipotesi della caserma fosse confermata, il ritrovamento consentirebbe di ridefinire l’estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale. Gli archeologi ritengono infatti che la stazione della V Coorte potesse occupare una porzione del pianoro del Celio molto più ampia di quanto ipotizzato finora, sfruttando il sistema di sostruzioni della collina come perimetro fortificato. Il complesso avrebbe compreso non solo gli alloggi dei soldati e degli ufficiali, ma anche edifici di servizio e un ricco Augusteum, testimoniato dai preziosi marmi colorati rinvenuti nell’area già alla fine del Cinquecento e successivamente riutilizzati per il rivestimento della Sala Regia in Vaticano. La posizione della struttura, tra via della Navicella e il Clivo di Scauro, entrambe antiche arterie romane, avrebbe inoltre garantito un rapido accesso alle zone affidate alla V Coorte. Fondamentale anche la vicinanza dell’acquedotto Celimontano, che alimentava una grande cisterna utilizzata per rifornire d’acqua i carri impiegati nelle operazioni antincendio.
L’edificio fu abbandonato tra il V e il VI secolo d.C.. In età moderna parte delle strutture venne intercettata e danneggiata durante la costruzione della loggia di Villa Mattei, della quale gli archeologi hanno rinvenuto anche le fondazioni, poggiate direttamente sulle murature romane. Successivamente il complesso fu progressivamente ricoperto da consistenti strati di terreno, conservando sotto il livello attuale pavimenti, decorazioni e strutture murarie rimaste invisibili per secoli.
Le ricerche proseguiranno con lo studio dei materiali e delle strutture emerse, indispensabile per chiarire la reale funzione dell’edificio e il suo rapporto con il tessuto urbano del Celio antico. La scoperta rappresenta uno dei più importanti ritrovamenti archeologici recenti nella capitale. I mosaici, gli affreschi e gli apparati decorativi aprono nuove prospettive di ricerca su uno dei quartieri più significativi della città antica.
“Sono qui per portare il saluto e il messaggio del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli”, ha affermato il Capo Gabinetto del MiC, Valentina Gemignani. “L’intervento di Villa Celimontana dimostra in modo esemplare la capacità del Ministero di utilizzare le risorse del PNRR: un cantiere nato per consolidare un muro di sostruzione romano si è trasformato, grazie alla scoperta di un importante edificio del II secolo d.C., in un cantiere di ricerca archeologica. È la dimostrazione di come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme”.
“Roma continua a stupirci”, ha dichiarato la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, “restituendo testimonianze capaci di ampliare la conoscenza della città antica. La Soprintendenza è riuscita con i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza un muraglione antico, a fare anche una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione”.
“Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso. Saranno l’analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell’edificio”, ha aggiunto Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo.
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