Leonardo da Vinci, online la più grande raccolta digitale dei suoi disegni e manoscritti


Presentata a Londra Leonardotheka 2.0, la piattaforma che riunisce dopo oltre quattro secoli le principali raccolte di scritti e disegni di Leonardo da Vinci. Oltre 3.500 pagine digitalizzate e circa 50 manoscritti ricomposti virtualmente.

Dopo oltre quattro secoli di separazione, i principali manoscritti e disegni di Leonardo da Vinci (Vinci, 1452 – Amboise, 1519) tornano a essere consultabili come un unico patrimonio documentario. È stato presentato ieri a Londra il progetto Leonardotheka 2.0, la nuova piattaforma digitale che riunisce per la prima volta le due più importanti raccolte leonardiane oggi conservate tra l’Italia e il Regno Unito. L’iniziativa è stata ospitata dall’Ambasciata d’Italia a Londra in collaborazione con il Museo Galileo e il Ministero della Cultura e segna il completamento di un progetto decennale che mette a disposizione del pubblico la più vasta risorsa digitale al mondo dedicata ai manoscritti di Leonardo da Vinci.

Consultabile dall’8 giugno 2026 all’indirizzo teche.museogalileo.it/leonardo, la piattaforma rappresenta il punto di arrivo di un lungo lavoro scientifico, documentario e tecnologico ideato dal Museo Galileo e sviluppato in partnership con il Royal Collection Trust, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci. Grazie all’impegno di studiosi, archivisti ed esperti informatici, circa 3.500 pagine di manoscritti leonardiani, rimaste separate dalla fine del XVI secolo, sono oggi nuovamente accessibili all’interno di un unico ambiente digitale. L’importanza del progetto non risiede soltanto nella straordinaria quantità di documenti resi disponibili online, ma soprattutto nella possibilità di ricostruire i legami originari tra scritti, studi scientifici, disegni artistici e annotazioni che Leonardo aveva concepito come parte di un unico percorso di ricerca. Leonardotheka 2.0 consente infatti di osservare il pensiero del genio toscano in una prospettiva completamente nuova, superando una divisione che per secoli ha condizionato la comprensione del suo lavoro. La piattaforma nasce del resto con l’obiettivo di ricostruire virtualmente lo stato originario del lascito manoscritto leonardiano prima dell’intervento dello scultore aretino Pompeo Leoni, figura centrale nella storia della dispersione delle carte di Leonardo. Alla morte dell’artista, avvenuta nel 1519, tutti i manoscritti passarono infatti al suo ultimo allievo, Francesco Melzi. Successivamente i documenti finirono nelle mani di Leoni che, alla fine del Cinquecento, decise di smembrare quaderni e fogli sciolti per riorganizzarli secondo criteri tematici.

Lo scultore separò così gli studi artistici e figurativi dalle annotazioni tecniche e scientifiche, distribuendo il materiale in due grandi raccolte. Nel primo album confluirono principalmente scritti e illustrazioni relativi alle ricerche tecnologiche e scientifiche; nel secondo furono raccolti studi anatomici, disegni figurativi, paesaggi e altre opere di carattere artistico. Una scelta che, se da un lato contribuì alla conservazione di una parte significativa dell’eredità leonardiana, dall’altro alterò profondamente il contesto originario dei documenti.

All’inizio del Seicento i manoscritti passarono a Polidoro Calchi, genero di Pompeo Leoni. Fu lui a vendere il più consistente dei due album al conte Galeazzo Arconati, che nel 1637 lo donò alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano. Quel nucleo documentario divenne il celebre Codice Atlantico, oggi considerato la più vasta raccolta di scritti di Leonardo riconducibile a un unico corpus. L’altro album, contenente gli studi figurativi, raggiunse invece l’Inghilterra negli anni Venti del XVII secolo ed entrò nella Royal Collection intorno al 1670, probabilmente come dono destinato a Carlo II.

Per oltre quattrocento anni queste due raccolte hanno seguito percorsi autonomi. Da una parte il Codice Atlantico, custodito a Milano, con i suoi 1.119 fogli; dall’altra i circa 550 fogli della Royal Collection di Windsor, che costituiscono il più importante nucleo di disegni figurativi, anatomici, paesaggistici e naturalistici del maestro di Vinci. Leonardotheka 2.0 consente oggi di ricongiungere digitalmente questi materiali, offrendo per la prima volta una visione unitaria di documenti che originariamente appartenevano allo stesso insieme di manoscritti compilati da Leonardo dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento fino alla sua morte.

Per accompagnare gli utenti nell’esplorazione di questo immenso patrimonio documentario, Leonardotheka mette a disposizione una serie di strumenti avanzati di ricerca e consultazione. È possibile visualizzare le immagini in alta definizione, accedere agli indici tematici, consultare trascrizioni e note critiche, esplorare bibliografie specialistiche e collegamenti ai materiali conservati nella biblioteca digitale del Museo Galileo.

La ricerca avanzata consente di filtrare i documenti sulla base di numerose caratteristiche fisiche e tecniche, tra cui le filigrane della carta, gli strumenti utilizzati per la scrittura e il disegno e altri elementi materiali che permettono di seguire l’evoluzione del lavoro di Leonardo.

Alla base del progetto vi è un ampio lavoro di collaborazione internazionale promosso dal Museo Galileo, che ha coordinato le competenze dei maggiori specialisti mondiali di Leonardo e integrato conoscenze accumulate in secoli di studi. Un ruolo importante è stato svolto anche dalle tecnologie digitali e dalle più avanzate metodologie di indagine non invasiva applicate ai documenti storici. Le filigrane, ad esempio, sono state acquisite e digitalizzate da Haltadefinizione, tech company del Gruppo Panini Cultura, contribuendo alla creazione di un sistema di ricerca che rende possibile un livello di analisi fino a pochi anni fa impensabile.

La realizzazione di Leonardotheka è stata resa possibile grazie alla collaborazione della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, della Royal Collection Trust e della Biblioteca Leonardiana di Vinci, oltre al sostegno costante del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Cultura, del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo e della Commissione per l’Edizione Nazionale dei manoscritti e dei disegni di Leonardo da Vinci.

Leonardo da Vinci, Mappa della Toscana meridionale (1503-1506 circa), RCIN 912278r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Mappa della Toscana meridionale (1503-1506 circa), RCIN 912278r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Meccanismo per trafilare barre metalliche per cannoni azionato ad acqua (1490-1515 circa), Codice Atlantico, f. 10r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Meccanismo per trafilare barre metalliche per cannoni azionato ad acqua (1490-1515 circa), Codice Atlantico, f. 10r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Macchine per il sollevamento dell’acqua (1480-1482 circa), Codice Atlantico, f. 26v © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Macchine per il sollevamento dell’acqua (1480-1482 circa), Codice Atlantico, f. 26v © Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Storia del progetto

L’evoluzione della piattaforma rappresenta il secondo capitolo di un progetto iniziato nel 2017. In quell’anno il Museo Galileo avviò la realizzazione di Leonardo//thek@, una biblioteca digitale concepita per esplorare in maniera avanzata il patrimonio documentario del Codice Atlantico. Dopo sei anni di lavoro, la prima versione della piattaforma fu pubblicata nella primavera del 2023.

Leonardo//thek@ 1.0 rese disponibili online immagini ad alta risoluzione e trascrizioni dei quasi 1.200 fogli del Codice Atlantico, consentendo agli studiosi e al pubblico di accedere anche ai risultati di oltre due secoli di ricerche e approfondimenti scientifici. Quella prima esperienza costituì il punto di partenza per l’ambizioso progetto di ricostruzione dello stato originario dei manoscritti prima dell’intervento di Pompeo Leoni.

Con Leonardotheka 2.0 il progetto compie ora un salto di qualità decisivo. Oltre ai materiali della Biblioteca Ambrosiana, la piattaforma integra infatti i circa 600 fogli vinciani conservati nella Royal Collection di Windsor. I due archivi digitali possono essere consultati sia separatamente sia come un’unica banca dati integrata, nella quale effettuare ricerche trasversali e confronti diretti tra documenti fino a oggi conservati in istituzioni differenti.

Tra le principali novità introdotte da Leonardotheka 2.0 figurano le sezioni Ricomposizioni, Filigrane e Studio comparato. La prima raccoglie le ricostruzioni dei manoscritti elaborate dagli studiosi e consente di osservare direttamente le cinquanta ricomposizioni oggi considerate certe. La sezione Filigrane permette invece di confrontare i fogli sulla base della struttura della carta, offrendo nuovi strumenti per individuare possibili collegamenti tra documenti apparentemente separati. Lo Studio comparato mette infine a disposizione una lavagna virtuale che consente di confrontare simultaneamente più carte, modificandone luminosità, trasparenza, ingrandimento e orientamento.

Leonardo da Vinci, Gatti, leoni e un drago (1517-1518 circa), RCIN 912363r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Gatti, leoni e un drago (1517-1518 circa), RCIN 912363r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Feto nell’utero, disegni e appunti sulla riproduzione (1511 circa), RCIN 919102r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Feto nell’utero, disegni e appunti sulla riproduzione (1511 circa), RCIN 919102r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Macchina per scavare canali (1503 circa), Codice Atlantico, f. 4r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Macchina per scavare canali (1503 circa), Codice Atlantico, f. 4r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Testa di Leda (1505-1508 circa), RCIN 912516r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust. Studi per il dipinto Leda e il Cigno, oggi perduto.
Leonardo da Vinci, Testa di Leda (1505-1508 circa), RCIN 912516r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust. Studi per il dipinto Leda e il Cigno, oggi perduto.
Leonardo da Vinci, Studi di cavalli (1490 circa), RCIN 912321r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Studi di cavalli (1490 circa), RCIN 912321r © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Leonardo da Vinci, Studi per una macchina volante (1490-1495 circa), Codice Atlantico, f. 846v © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Leonardo da Vinci, Studi per una macchina volante (1490-1495 circa), Codice Atlantico, f. 846v © Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Le ricomposizioni dei manoscritti

Tra gli aspetti più innovativi del progetto vi è il cosiddetto restauro digitale dei manoscritti. Attraverso sofisticati strumenti di analisi e comparazione è stato possibile individuare collegamenti tra frammenti oggi conservati in raccolte diverse e ricostruire virtualmente documenti smembrati secoli fa. La nuova versione della piattaforma ha consentito di realizzare circa cinquanta ricomposizioni confermate, restituendo l’aspetto originario di altrettanti manoscritti leonardiani. Il risultato è stato ottenuto grazie a un complesso lavoro di studio che ha preso in considerazione le dimensioni dei fogli, la preparazione della carta, le filigrane, gli strumenti di scrittura e numerosi altri elementi materiali. Tutte queste informazioni sono oggi accessibili agli utenti e rappresentano una delle principali risorse scientifiche offerte dalla piattaforma.

Una delle ricostruzioni più significative riguarda il foglio 399r del Codice Atlantico e il foglio 912345r conservato nella Royal Collection. La ricomposizione permette di riunire un disegno raffigurante un cavallo con un appunto relativo al Regisole, celebre monumento equestre tardoantico che si trovava a Pavia. Secondo gli studiosi, il foglio così ricostruito documenta con ogni probabilità il momento in cui Leonardo concepì il bozzetto per il cavallo destinato al monumento equestre dedicato a Francesco Sforza, una delle sue opere più ambiziose e mai completate.

Un’altra ricomposizione di particolare interesse riguarda il foglio 878v del Codice Atlantico, integrato con tre frammenti conservati a Windsor identificati come RCIN 912464r, RCIN 912438r e RCIN 912460r. Il documento contiene complessi studi di ingranaggi e viti probabilmente collegati alle ricerche di Leonardo per un orologio planetario, ma rivela anche aspetti della sua vita quotidiana e della sua attività artistica. Accanto ai disegni meccanici compaiono infatti i profili di un giovane e di due uomini anziani, oltre a un ritratto sorridente che gli studiosi ritengono possa raffigurare lo zio Francesco. Sul foglio compare inoltre una curiosa annotazione relativa a un debito di 1.404 fiorini, cifra considerata talmente elevata da essere interpretata come uno scherzo, nonché una prova di firma realizzata con la mano destra recante la scritta “E Lionardo”. L’insieme restituisce un’immagine particolarmente vivace dell’universo creativo leonardiano, nel quale ricerca scientifica, osservazione della realtà e vita quotidiana convivono nello stesso spazio.

La piattaforma documenta inoltre gli effetti dell’intervento operato da Pompeo Leoni sui manoscritti originali. Un caso emblematico è rappresentato dal foglio 86r del Codice Atlantico, dedicato a una macchina per la fabbricazione degli aghi. In questo caso Leoni rimosse un frammento oggi identificato come RCIN 970124v, fondamentale per comprendere il funzionamento del dispositivo meccanico, perché sul verso era presente uno stemma sforzesco con due draghi intrecciati, catalogato come RCIN 970124r. Successivamente lo stesso Leoni tentò di colmare la lacuna ridisegnando di propria mano la parte mancante del foglio.

Ricomposizione: Codice Atlantico, f. 399r + RCIN 912345r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Ricomposizione: Codice Atlantico, f. 399r + RCIN 912345r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Ricomposizione: Codice Atlantico, f. 878v + RCIN 912464r, RCIN 912438r, RCIN 912460r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Ricomposizione: Codice Atlantico, f. 878v + RCIN 912464r, RCIN 912438r, RCIN 912460r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 | Royal Collection Trust
Codice Atlantico, f. 86r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Codice Atlantico, f. 86r © Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Foglio RCIN 970124, verso & recto
Foglio RCIN 970124, verso & recto

Dichiarazioni

L’ambasciatore Fabio Cassese, che ha aperto la conferenza “Leonardotheka, an innovative tool for the study of Leonardo’s codices” all’Ambasciata d’Italia a Londra, ha dichiarato: “L’importanza di Leonardo trascende i confini nazionali. Leonardo non appartiene soltanto all’Italia, ma al patrimonio culturale e scientifico dell’intera umanità. La sua opera rappresenta l’incontro straordinario tra arte e scienza, immaginazione e capacità di osservazione, creatività e razionalità. Per questo, progetti come Leonardotheka rivestono un’importanza cruciale, che va ben oltre la ricerca accademica. La collaborazione tra il Museo Galileo di Firenze, il Royal Collection Trust di Windsor e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano costituisce un esempio virtuoso di questo spirito di cooperazione e dimostra come istituzioni di Paesi diversi possano lavorare insieme per rendere la conoscenza più accessibile, interconnessa e viva”.

Il professor Paolo Galluzzi, Presidente Emerito ed ex Direttore del Museo Galileo, ideatore e responsabile scientifico della Leonardotheka, afferma: “Leonardotheka è uno strumento che mette a disposizione degli studiosi del mondo intero inaudite possibilità di esplorazione dell’enorme e prezioso tesoro di informazioni contenuto nei manoscritti di Leonardo da Vinci. Grazie all’ accordo di collaborazione scientifica del Museo Galileo con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il Royal Collection Trust, Leonardotheka 2.0 consente l’esplorazione integrata del Codice Atlantico e del prezioso complesso dei fogli vinciani conservati presso la Royal Library a Windsor. Questo strumento innovativo segna l’avvio di una nuova ed estremamente promettente stagione di studi sull’eredità artistica, scientifica e letteraria del Genio di Vinci”.

Per il professor Michele Ciliberto, Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Firenze, “Leonardotheka 2.0 è un lavoro di grande importanza che favorirà lo sviluppo degli studi leonardiani, su nuove basi. Grazie al Museo Galileo, all’avanguardia in Italia e sul piano internazionale nel delineare nuove prospettive di indagine su protagonisti della cultura umanistica e rinascimentale, questo rivoluzionario progetto non contribuisce solo a rimettere a fuoco nella sua forma originale un autore complesso come Leonardo, ma contribuisce alla nuova interpretazione, in corso ormai da alcuni anni, di quest’epoca cruciale nella storia dell’Europa. Attraverso innovativi strumenti digitali progettati per analizzare i testi originali, Leonardotheka 2.0 renderà possibile questa sfida.

Roberto Ferrari, Direttore Esecutivo del Museo Galileo, ha dichiarato: “Leonardotheka rappresenta un precedente ineludibile che dimostra come le istituzioni culturali possano e debbano mantenere la proprietà intellettuale delle proprie iniziative digitali, resistendo alla tentazione di delegare tali responsabilità a piattaforme commerciali. Questo modello si pone in deliberato contrasto con due tendenze altrettanto riduttive: la proliferazione di biblioteche digitali generiche, che privilegiano la quantità dei contenuti a scapito della profondità scientifica, e il crescente tentativo di trasformare l’eredità di Leonardo in una risorsa commerciale, mascherata sotto la veste rispettabile della cosiddetta ‘industria culturale’. In un’epoca di rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale, questo progetto ci ricorda che il vero valore degli studi umanistici digitali risiede nella volontà delle istituzioni scientifiche di assumersi la responsabilità diretta di plasmare gli strumenti attraverso cui il nostro patrimonio comune viene esplorato e compreso”.




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