Nel Palazzo Ducale di Venezia, poco prima della Sala del Maggior Consiglio, il laboratorio del Liagò ospita il restauro del Ratto di Europa, uno dei più celebri dipinti di Paolo Veronese. Il cantiere è eccezionalmente aperto alla vista del pubblico, offrendo l’opportunità di seguire da vicino le diverse fasi dell’intervento conservativo. L’intervento, finanziato dall’associazione Save Venice grazie al generoso contributo della mecenate Rebecca Nemser, consente ai visitatori di entrare nel cuore del lavoro di restauro, osservando le operazioni svolte dagli specialisti e approfondendo le metodologie utilizzate per preservare un’opera di straordinaria importanza storica e artistica.
Realizzato tra il 1570 e il 1580, il dipinto raffigura il celebre episodio della mitologia greca in cui Zeus, trasformato in toro, rapisce la principessa fenicia Europa. L’opera entrò a far parte delle collezioni pubbliche veneziane grazie alle volontà testamentarie di Giacomo Contarini, che nel 1595 dispose la donazione dei propri dipinti alla Repubblica di Venezia una volta estinta la discendenza maschile della famiglia. Il lascito divenne effettivo nel 1713, quando il Ratto di Europa giunse a Palazzo Ducale insieme al Ritorno di Giacobbe a Canaan di Jacopo Bassano. Considerata l’eccezionale qualità delle due tele, la Serenissima decise di collocarle nella Sala dell’Anticollegio, ambiente di rappresentanza che precede la Sala del Collegio, dove il doge riceveva ambasciatori e delegazioni straniere. Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, il dipinto venne requisito dalle truppe francesi e fu restituito a Palazzo Ducale soltanto nel 1815, dopo la fine delle campagne napoleoniche.
L’unico restauro documentato prima dell’intervento attuale risale al 1971, quando Giuseppe Giovanni Pedrocco eseguì il consolidamento della tela mediante foderatura, la pulitura della superficie pittorica e alcune integrazioni cromatiche. Il restauro ora in corso è principalmente dedicato alla rimozione delle vernici applicate durante quell’intervento, che con il passare del tempo si sono alterate, attenuando la luminosità e la brillantezza originarie dell’opera. La pulitura permetterà di recuperare l’intensità della tavolozza di Veronese e di ristabilire il corretto equilibrio cromatico del dipinto. Una volta completata questa fase, si procederà con le integrazioni pittoriche delle lacune e con la stesura della vernice finale, necessaria sia per proteggere la superficie sia per garantire una migliore leggibilità dell’opera.
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