Una tela attribuita a Federico Barocci (Urbino, 1535 – 1612), riemersa a Monaco di Baviera presso la casa d’aste Hampel, potrebbe aggiungere un nuovo e prezioso tassello alla conoscenza dell’opera dell’artista urbinate. Il dipinto, proveniente da una collezione privata tedesca e raffigurante un giovane di profilo a mezzo busto, è eccezionalmente esposto a Urbino a partire dal 24 agosto 2026. L’opera è stata presentata nelle sale del Castellare di Palazzo Ducale nell’ambito della mostra Da Barocci a Tiepolo. La Madonna Albani e la grande pittura italiana tra Cinque e Settecento, organizzata dal Comune di Urbino e inaugurata lo scorso luglio.
A rendere particolarmente interessante la tela è il soggetto rappresentato: il giovane raffigurato corrisponde infatti al membro della famiglia Bonaventura che Federico Barocci dipinse nel 1557-1558 ai piedi della celebre pala con il Martirio di san Sebastiano, conservata nel Duomo di Urbino. Proprio quella figura è stata protagonista di una vicenda di furto e ritrovamento che ha segnato la storia recente dell’opera: nel marzo 1982 il frammento con il giovane venne infatti asportato dalla pala, attraverso il taglio diretto della tela originale. La porzione di dipinto rimase dispersa per oltre trent’anni, fino a quando nel 2017 fu individuata dall’antiquario pesarese Giancarlo Ciaroni di Altomani & Sons. Dopo il ritrovamento, il frammento fu ricongiunto alla pala attraverso un lungo e delicato intervento di restauro, realizzato a Urbino nel 2020 dalla ditta Bacchiocca con il sostegno straordinario del Comitato Cultura di Confindustria Pesaro Urbino.
Quella vicenda aveva portato a definire il dipinto come un “Barocci ritrovato”. Ora, a distanza di alcuni anni, la storia potrebbe conoscere un nuovo capitolo. La tela riemersa a Monaco di Baviera potrebbe infatti essere stata ritrovata, per così dire, una seconda volta: le prime ricerche suggeriscono che possa trattarsi di un dipinto preparatorio realizzato da Barocci prima della versione definitiva del Martirio di san Sebastiano. L’opera ha inoltre una provenienza di particolare interesse: in passato appartenne alla prestigiosa collezione settecentesca del cardinale Tommaso Ruffo e fu anticamente attribuita a Tiziano. Il dipinto presenta alcune significative varianti rispetto alla figura oggi visibile nella pala del Duomo di Urbino e potrebbe quindi inserirsi nel complesso processo creativo seguito da Barocci per arrivare alla definizione finale del giovane Bonaventura.
L’ipotesi trova un ulteriore elemento di confronto in un disegno raffigurante la stessa testa, oggi conservato in una collezione privata americana. La tela riemersa in Germania potrebbe dunque contribuire a ricostruire una fase del procedimento ideativo e compositivo di Barocci, documentando il passaggio dallo studio preparatorio alla redazione definitiva della pala.
Il dipinto è attualmente oggetto di studio da parte di Luca Baroni e Nicholas Turner, due autorevoli studiosi di Federico Barocci: la possibilità di portarlo temporaneamente a Urbino consente di effettuare un confronto diretto con il giovane Bonaventura raffigurato nel Martirio di san Sebastiano e di approfondire le relazioni tra la nuova tela, la pala e il disegno conservato negli Stati Uniti. Il 10 settembre, nella mattinata, il dipinto sarà inoltre al centro di una conferenza stampa alla presenza delle autorità, rivolta anche alla cittadinanza e agli studiosi. L’incontro offrirà l’occasione per presentare le prime risultanze delle ricerche e per illustrare il confronto tra la tela riemersa a Monaco e la figura del giovane nella pala del Duomo, affrontando uno dei capitoli più interessanti della storia e della tecnica pittorica di Federico Barocci.
La tela ha raggiunto Urbino nel corso della seconda metà di agosto grazie alla disponibilità della casa d’aste Hampel, che ha sostenuto i costi dell’iniziativa, all’ospitalità del Comune di Urbino e alla mediazione scientifica della Rete Museale Marche Nord.
L’esposizione temporanea offre così la possibilità di mettere nuovamente in relazione un’opera di Barocci con il luogo per il quale venne concepita la pala del Martirio di san Sebastiano e, soprattutto, di verificare sul posto l’ipotesi che il dipinto riemerso in Germania possa essere una testimonianza del percorso creativo seguito dall’artista per arrivare alla soluzione definitiva della figura del giovane Bonaventura. Una storia che, a più di quarant’anni dal furto del frammento della pala e a quasi dieci dal suo ritrovamento, potrebbe dunque arricchirsi di un nuovo “ritrovamento”.
“Dal 24 agosto la mostra di Urbino si arricchisce di un nuovo dipinto e apre una ulteriore occasione di dibattito”, sottolinea Lara Ottaviani, assessora alla Cultura di Urbino, “in attesa che gli studiosi forniscano valutazioni sulla attribuzione dell’opera. L’esposizione presente nelle Sale del Castellare si conferma un punto di riferimento per l’estate culturale urbinate e per i rapporti nazionali e internazionali che ha creato”.
“Siamo onorati”, afferma Luca Baroni, storico dell’arte e direttore della Rete Museale Marche Nord, “che Urbino possa ospitare, grazie alla disponibilità della casa d’aste Hampel, una testimonianza tanto importante per la storia della civiltà pittorica urbinate. L’opera è in corso di studio e saranno necessari tempo, verifiche e approfondimenti per definirne correttamente natura, caratteristiche e attribuzione. La sua prestigiosa storia collezionistica e il rapporto diretto con la pala del Duomo rendono eccezionale il suo ritorno in città, consolidando il ruolo dei Musei Civici di Urbino come interlocutore internazionale per lo studio, la ricerca e la valorizzazione dell’opera dei grandi artisti urbinati come Barocci”.
“Hampel Fine Art Auctions”, afferma lo storico dell’arte Luca Maria Spagnuolo di Hampel, “è onorata dell’ospitalità offerta dal Comune di Urbino a questa importante testimonianza della pittura di Federico Barocci. La nostra casa d’aste, punto di riferimento internazionale per gli Old Masters europei e attiva anche nei diversi settori dell’arte, considera parte essenziale della propria missione non soltanto il mercato, ma anche lo studio, la valorizzazione e la promozione dell’arte, in uno spirito autenticamente internazionale che riflette la posizione stessa di Monaco nel cuore dell’Europa. La riscoperta di questa tela è stata particolarmente affascinante e deve molto all’intuizione di Luca Baroni, Direttore della Rete Museale Marche Nord, che ne ha immediatamente compreso l’importanza riconoscendovi la mano di Federico Barocci. La possibilità di presentarla oggi a Urbino nasce inoltre dalla visione del nostro Direttore Vitus Graupner, da sempre convinto che una casa d’aste debba contribuire attivamente alla conoscenza e alla diffusione del patrimonio artistico”.
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