Lo Stendardo della Santissima Trinità, considerato la prima opera interamente autografa di Raffaello, è tornato alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello, dove è nuovamente esposto nella rinnovata Sala Raffaello. Il rientro dell’opera segna la conclusione di un importante intervento di restauro, studio e valorizzazione che ha coinvolto alcune delle principali istituzioni italiane impegnate nella tutela del patrimonio culturale.
L’opera è stata recentemente protagonista della mostra internazionale Raphael: Sublime Poetry, ospitata dal Metropolitan Museum of Art di New York, dopo essere stata sottoposta a un complesso intervento conservativo eseguito dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR). Grazie ai lavori è stato possibile migliorare sensibilmente la leggibilità del dipinto e riportare alla luce preziose testimonianze del processo creativo del giovane Raffaello.
La nuova sistemazione museale valorizza lo Stendardo all’interno di uno spazio dedicato ai protagonisti del Rinascimento attivi a Città di Castello. Accanto al capolavoro raffaellesco trovano posto anche importanti opere di Luca Signorelli, tra cui la Pala di San Sebastiano e la Pala di Santa Cecilia, recentemente attribuita al maestro cortonese.
In origine lo Stendardo era un unico gonfalone processionale realizzato per la Confraternita della Santissima Trinità di Città di Castello. Su una faccia compare la Santissima Trinità con i santi Rocco e Sebastiano, tradizionalmente invocati contro la peste, mentre sull’altra è rappresentata la Creazione di Eva, con Dio Padre che trae la donna dal fianco di Adamo addormentato. Le due scene sono ambientate in un paesaggio ispirato alla campagna umbra e incorniciate da un’elegante decorazione a meandro.
Fondata nel 1266, la confraternita gestiva un ospedale e un oratorio e partecipava alle principali processioni cittadine. Il gonfalone rimase in uso fino al 1627; l’anno successivo le due tele vennero separate e conservate prima nella chiesa della confraternita e successivamente a Palazzo Vitelli.
L’opera appartiene al primo soggiorno tifernate di Raffaello, quando il giovane artista si confrontava con la lezione di Luca Signorelli, allora figura di riferimento nell’Italia centrale. La datazione oscilla generalmente tra il 1499 e il 1502: secondo alcuni studiosi rappresenta la prima commissione ottenuta da Raffaello a Città di Castello, mentre altri la collocano tra la Pala Baronci e la Crocifissione Mond.
Una delle ipotesi più accreditate interpreta lo Stendardo come un ex voto realizzato per celebrare la fine dell’epidemia di peste che colpì Città di Castello tra il 1497 e il 1499. La presenza dei santi Rocco e Sebastiano, protettori contro le pestilenze, e recenti studi archivistici che collocano la conclusione del contagio entro il gennaio 1499 sembrano rafforzare questa interpretazione. Il restauro, diretto da Alessandra Ferlito, responsabile del Laboratorio Dipinti su tela dell’ICR, ha affrontato le numerose criticità conservative accumulate nel corso dei secoli. L’intervento ha previsto una delicata pulitura, realizzata combinando metodologie tradizionali e tecnologia laser, che ha consentito di eliminare gli strati alterati senza compromettere la materia originale, restituendo maggiore equilibrio visivo tra le parti dipinte e le aree lacunose.
Il risultato più significativo riguarda però il recupero di un’ampia porzione del disegno preparatorio originale eseguito da Raffaello direttamente sulla tela. Rimasto nascosto sotto le ridipinture e i materiali depositatisi durante i precedenti restauri, il tracciato è oggi nuovamente leggibile nelle zone prive di colore e offre agli studiosi una testimonianza diretta delle fasi progettuali dell’artista, rivelando dettagli compositivi e iconografici finora sconosciuti.
L’intervento è stato accompagnato da una campagna diagnostica condotta dai Laboratori di Chimica e di Fisica dell’Istituto Centrale per il Restauro. I risultati delle analisi e delle operazioni conservative saranno presentati prossimamente in una pubblicazione scientifica edita da Campisano Editore e in una giornata di studi dedicata.
In occasione del prestito al Metropolitan Museum, l’ICR ha inoltre progettato uno speciale sistema di trasporto con doppia cassa flottante, dotata di una struttura interna sospesa mediante molle per assorbire le vibrazioni e garantire la massima sicurezza durante il trasferimento internazionale dell’opera.
“La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria ha sostenuto con convinzione dal primo momento l’operazione che ha visto lo stendardo della Santissima Trinità di Raffaello andare a Roma all’Istituto Centrale per il Restauro per una revisione importantissima del suo stato conservativo e di restituzione estetica e a seguire il prestito che ha portato l’opera a New York nell’importantissima mostra curata da Carmen Bambach al Museo Metropolitan”, ha dichiarato la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, Francesca Valentini. “Questa mostra ha portato in luce il valore e probabilmente la primogenitura di quest’opera del giovanissimo Raffaello che ora sta tornando sul territorio di Città di Castello. Il rientro dell’opera nel Museo Civico di Città di Castello testimonia La forte sinergia fra la Soprintendenza, il Ministero della Cultura, la Direzione Generale ABAP, l’Istituto Centrale per il Restauro e il Comune di Città di Castello nella valorizzazione territoriale di questo capolavoro, che potrà portare un accrescimento culturale sia alla popolazione, alla comunità locale che vede ritornare sul territorio questa opera sia costituire un importante attrattore culturale proprio grazie anche a questa esposizione internazionale a New York. Per questo la Soprintendenza è sinceramente orgogliosa di aver contribuito a questa operazione culturale fondata scientificamente e tutta rivolta alla valorizzazione del patrimonio culturale Umbro”.
“Negli anni Cinquanta che l’Istituto Centrale per il Restauro sperimenta le migliori tecnologie per la conservazione dello stendardo di Raffaello, conservato a Città di Castello”, ha dichiarato il direttore dell’Istituto Centrale del Restauro, Luigi Oliva. “Oggi l’opera torna dopo un restauro che è stato realizzato presso il laboratorio Tele dell’Istituto e che ha visto la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e del Comune. Il finanziamento è stato in parte dato dal Metropolitan Museum che ha ospitato l’opera in una importantissima mostra che si è tenuta nella sua sede di New York e oggi finalmente torna per essere apprezzata dopo il recupero di quello che si pensava perso definitivamente, cioè il disegno di Raffaello direttamente sulla tela. Quindi quelle che erano state le lacune conservate dai restauri precedenti senza integrazione oggi finalmente sono state ripulite e con la tecnologia attuale consentono di far vedere quello che era il disegno originale che realizzava Raffaello prima della stesura della pellicola pittorica. Quindi si tratta di un’opera che è rinnovata nella sua bellezza, nella visibilità e racconta molto di più della storia del giovane Raffaello e della sua crescita e delle sue capacità già all’inizio della sua carriera”.
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