Venezia, l’isola di San Giacomo diventa la nuova sede della Fondazione Sandretto


La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura il 7 maggio 2026 la nuova sede sull’isola di San Giacomo, nella Laguna Nord di Venezia. Il progetto unisce arte contemporanea, recupero storico, sostenibilità ambientale e ricerca, con mostre, installazioni permanenti e programmi pubblici.

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo apre una nuova sede a Venezia. Dal 7 maggio 2026 l’isola di San Giacomo, nella Laguna Nord, entrerà ufficialmente a far parte della rete dell’istituzione fondata nel 1995 da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, affiancandosi agli spazi di Torino, inaugurati nel 2002 nell’area ex industriale della città, a Palazzo Re Rebaudengo e al Parco d’arte di Guarene, tra Langhe e Roero, e alle attività promosse a Madrid dalla Fundación Sandretto Re Rebaudengo.

L’apertura veneziana rappresenta un nuovo capitolo per la fondazione e si sviluppa attorno a un progetto che intreccia arte contemporanea, recupero architettonico, sostenibilità ambientale e ricerca culturale. L’isola è stata acquistata nel 2018 da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Agostino Re Rebaudengo da Cassa Depositi e Prestiti e successivamente trasformata in un centro dedicato alla produzione culturale e alla sperimentazione sui temi ecologici.

“In questo lembo di terra in mezzo all’acqua”, racconta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della Fondazione, “ho riconosciuto da subito un posto speciale, adatto a ospitare mostre, opere e residenze, perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica e favorire dialoghi e incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline”.

“San Giacomo è stata salvata dall’abbandono attraverso un Progetto di Recupero che non si è limitato al restauro architettonico ma ha strutturato l’intera isola come un ecosistema di economia circolare”, spiega Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy.

Isola di San Giacomo. Foto: Jacopo Trabuio
Isola di San Giacomo. Foto: Jacopo Trabuio

Secondo il progetto presentato dalla fondazione, l’identità della nuova sede nasce in stretta relazione con il contesto lagunare e con il sistema culturale veneziano, caratterizzato dalla presenza delle Biennali e dalla rete di istituzioni pubbliche e private attive nel contemporaneo. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un programma autonomo ma aperto al dialogo internazionale, costruito in rapporto con il territorio e con le dinamiche culturali della città.

Il progetto di San Giacomo unisce l’attività della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alle ricerche di Asja Energy, società benefit attiva da trent’anni nel settore delle energie rinnovabili e della riduzione delle emissioni di anidride carbonica. L’isola viene presentata come un laboratorio dedicato alla relazione tra arte e sostenibilità, in linea con le indicazioni del Ministero della Cultura per la riduzione dell’impatto ambientale nei siti storici e coerente con la definizione di museo adottata dall’ICOM nel 2022, che individua tra le funzioni delle istituzioni museali anche la promozione della sostenibilità e della diversità.

La fondazione definisce San Giacomo un esempio di integrazione tra biomuseologia e conservazione. L’intervento ha interessato sia gli edifici storici sia gli spazi aperti dell’isola, con un approccio volto a mantenere leggibili le diverse stratificazioni storiche del luogo. Il complesso è stato inoltre progettato con criteri di accessibilità universale: l’ingresso sarà gratuito e tutti i percorsi saranno fruibili anche da persone con disabilità.

L’apertura al pubblico avverrà gradualmente. In una prima fase l’isola sarà visitabile durante le inaugurazioni delle mostre, in concomitanza con le Biennali veneziane, e attraverso visite guidate su prenotazione dedicate ai gruppi. È stata inoltre stipulata una convenzione con il Comune di Venezia che prevede una fermata a richiesta sulla Linea 12 ACTV, lungo la tratta Murano-Burano. È attualmente in costruzione anche un molo destinato all’attracco dei vaporetti.

Hugh Hayden, Huff and a Puff. Foto: Jacopo Trabuio
Hugh Hayden, Huff and a Puff. Foto: Jacopo Trabuio
Pamela Rosenkranz, Old Tree (Pink Seas). Foto: Jacopo Trabuio
Pamela Rosenkranz, Old Tree (Pink Seas). Foto: Jacopo Trabuio

L’inaugurazione ufficiale del 7 maggio 2026 sarà accompagnata da un articolato programma espositivo. Tra gli appuntamenti principali figura Fanfare/Lament, personale dell’artista britannico Matt Copson curata da Hans Ulrich Obrist e aperta fino al 12 settembre. Nello stesso periodo sarà visitabile anche la mostra collettiva Don’t have hope, be hope!, costruita attraverso opere provenienti dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo.

Accanto alle esposizioni d’arte contemporanea troverà spazio anche una sezione dedicata alla documentazione del restauro dell’isola. Isola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images presenterà infatti una selezione di fotografie realizzate da Giovanna Silva e Antonio Fortugno durante le campagne dedicate al cantiere. Le immagini documentano le trasformazioni architettoniche e ambientali che hanno interessato il sito nel corso degli ultimi anni. Il giardino ospiterà invece una serie di installazioni permanenti firmate da Claire Fontaine, Mario Garcia Torres, Hugh Hayden, Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz e Thomas Schütte. Gli spazi interni restaurati e le aree all’aperto accompagneranno i visitatori attraverso la storia dell’isola e delle sue diverse destinazioni d’uso, conservate anche nella denominazione degli edifici.

Tra i principali interventi figurano le due Polveriere di epoca napoleonica, convertite in spazi espositivi. La scelta di mantenere il riferimento storico nei nomi riflette la volontà di preservare la memoria delle trasformazioni subite dall’isola nel corso dei secoli. Secondo il progetto della fondazione, la riconversione delle strutture militari in luoghi per l’arte contemporanea intende aprire una riflessione sul rapporto tra memoria storica e presente.

Le foresterie saranno invece dedicate alle residenze per artisti e ricercatori, recuperando simbolicamente la tradizione di ospitalità che aveva caratterizzato il luogo fin dalle origini medievali. Una parte dell’isola sarà occupata dalla vigna, richiamo alla presenza storica di orti e coltivazioni agricole. Tra gli elementi del paesaggio compare inoltre il nucleo denominato Grotowski’s Trees, dedicato al regista e teorico teatrale Jerzy Grotowski, che nel 1975 aveva scelto l’isola come luogo di preparazione e messa in scena dello spettacolo Apocalypsis cum figuris nell’ambito della Biennale Teatro.

Thomas Schütte, Nixe. Foto: Jacopo Trabuio
Thomas Schütte, Nixe. Foto: Jacopo Trabuio
Matt Copson. Foto: Jacopo Trabuio
Matt Copson. Foto: Jacopo Trabuio

La storia di San Giacomo

La storia di San Giacomo attraversa quasi mille anni di vicende lagunari. Situata tra Murano e Burano, l’isola compare nelle fonti già nell’XI secolo. Nel 1046 il doge Orso Partecipazio Badoer concesse il terreno per la costruzione di un monastero e di un hospitale destinato ad accogliere pellegrini e naviganti in transito nella Laguna. Dal 1238 al 1440 l’isola ospitò una comunità di monache cistercensi, che bonificarono i terreni, organizzarono il sistema delle acque e svilupparono attività agricole improntate all’autosufficienza. Quel periodo rappresentò una delle fasi di maggiore sviluppo del complesso. Dopo l’abbandono da parte delle religiose (intorno al 1440), San Giacomo cambiò più volte funzione, accogliendo dapprima un lazzaretto temporaneo e successivamente un insediamento di frati conventuali minori.

La trasformazione più radicale avvenne però dopo il 1797, con l’arrivo di Napoleone a Venezia e l’inizio della dominazione francese, cui seguì nel secolo successivo quella austriaca. Il monastero venne demolito e l’isola convertita in presidio militare. Le strutture religiose lasciarono spazio a depositi d’armi, edifici difensivi e polveriere che rimasero in uso anche sotto l’esercito italiano. Dopo il 1961, con la cessazione delle attività militari, San Giacomo entrò in una lunga fase di abbandono. Gli edifici furono progressivamente invasi dalla vegetazione, molte coperture crollarono e sull’isola si accumularono rifiuti e materiali di scarto. Parallelamente il sito subì fenomeni di erosione che contribuirono al deterioramento dell’area.

Negli ultimi anni l’isola è stata interessata da campagne di scavo e ricerca che hanno riportato alla luce reperti e strutture medievali, fornendo nuovi dati sulla vita monastica e sull’evoluzione architettonica del complesso. L’intervento promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo si inserisce quindi in un contesto che combina recupero storico, tutela ambientale e nuova destinazione culturale, con l’intenzione di restituire alla fruizione pubblica uno spazio rimasto a lungo escluso dalla vita della Laguna veneziana.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte