Riemerge un’opera finora inedita di uno dei più grandi pittori italiani del primo Novecento, Vincenzo Irolli (Napoli, 1860 – 1949): si tratta del monumentale Ritratto di Julia Lavarello Anselmo del 1907, che sarà presentato per la prima volta al pubblico alla GAM – Galleria d’Arte Moderna di Genova. Il dipinto, in particolare, sarà al centro della mostra Argentina–Genova andata/ritorno, in programma dal 6 settembre al 30 novembre, nata dalla riscoperta dell’opera appartenente alla Collezione Giorgio Baratti e da una ricerca storico-artistica condotta tra Italia e Argentina. Il ritrovamento restituisce a Genova un’opera della pittura italiana del primo Novecento e, allo stesso tempo, permette di riportare alla luce una pagina rimasta finora nell’ombra della storia privata e internazionale della città. Il volto ritratto da Irolli è infatti quello di Julia Lavarello Anselmo, appartenente a una delle famiglie che ebbero un ruolo significativo nei rapporti economici, culturali e marittimi sviluppatisi tra Genova e Buenos Aires durante la Belle Époque.
La riscoperta del dipinto diventa così l’occasione per rileggere una parte delle relazioni transatlantiche che hanno contribuito a definire l’identità di Genova. Il ritratto non sarà presentato come un’opera isolata, ma entrerà in dialogo con le collezioni permanenti della GAM, inserendosi nel percorso del museo come nuova testimonianza della tradizione ritrattistica europea tra Otto e Novecento.
Il valore storico-artistico della scoperta è legato anche alla maturità raggiunta da Irolli nel 1907. Secondo lo storico dell’arte Gianluca Carchia, con questo dipinto l’artista si allontana dalla pittura di macchia e di luce per confrontarsi con una diversa idea di verità. “Il ritratto alla moda, tipico femminile”, spiega, “è occasione per rendere omaggio all’aristocrazia di censo del secolo breve, questione fin dall’antichità tipicamente genovese. Mostrare alla città questo ritratto ha quindi molteplici significati storico-critici, politici e sociali, poiché sottolinea nuovamente il legame tra Genova, l’Argentina e la storia dell’arte”.
Determinante per la realizzazione del progetto è stato il ruolo del collezionista Giorgio Baratti, proprietario dell’opera e promotore dell’iniziativa. La decisione di condividere con il pubblico il ritrovamento nasce, nelle sue parole, dalla concezione del collezionismo come forma di custodia: “Collezionare”, afferma, “significa custodire un patrimonio di emozioni, di gesti e di riflessioni. Presentare oggi questo inedito di Vincenzo Irolli significa restituire alla città una nuova storia che va ad arricchire il racconto unico e straordinario di Genova”.
Alla riscoperta dell’opera si affianca una ricerca archivistica internazionale che ha permesso di ricostruire per la prima volta la biografia della donna raffigurata da Irolli. Julia Lavarello Anselmo, rimasta fino a oggi sconosciuta agli studi, acquista così un’identità e un contesto storico preciso. Martina Leone, che coordina l’esposizione, interpreta la protagonista del dipinto non soltanto come il soggetto di un ritratto, ma come “il simbolo”, dice, “di una rete internazionale di uomini e donne che, tra Otto e Novecento, hanno costruito relazioni economiche, culturali e sociali tra Genova e Buenos Aires. La ricerca archivistica ha permesso di restituirle un’identità e di trasformare un dipinto inedito in una nuova pagina della storia della città, contribuendo a ridefinire il ruolo di Genova quale crocevia di relazioni artistiche, commerciali e culturali nel panorama internazionale”.
La vicenda della famiglia Lavarello-Anselmo, strettamente connessa alle grandi compagnie di navigazione che collegavano Genova e Buenos Aires, costituisce il filo conduttore di una narrazione che oltrepassa i confini della storia dell’arte. Il progetto si inserisce infatti nel più ampio ambito degli studi sulla mobilità delle élite tra Europa e Sud America e affronta questioni che comprendono la storia dell’emigrazione, il collezionismo, la cultura materiale e la rappresentazione dell’identità femminile nella ritrattistica della Belle Époque. Attraverso la storia dei Lavarello-Anselmo emerge il profilo di una società cosmopolita che partecipò ai processi della modernità internazionale tra XIX e XX secolo.
Secondo Fabio Obertelli, curatore della Collezione Giorgio Baratti, il ritrovamento del ritratto di Julia Anselmo Lavarello aggiunge un nuovo tassello alla storia di Genova e rappresenta anche “un monito a continuare con costanza a riscoprire la storia delle nostre civiltà passate per poter avere una visione più illuminata del presente”.
Per l’assessore alla cultura di Genova, Giacomo Montanari, la riscoperta dell’opera rappresenta un momento di particolare importanza per Genova e per il suo patrimonio culturale. “La GAM”, dichiara l’assessore, “si conferma ancora una volta non solo luogo di eccellenza e conservazione, ma vivo laboratorio di ricerca e di dialogo internazionale capace di unire sinergicamente pubblico e privato. Con questa operazione, per la quale ringraziamo Giorgio Baratti e i curatori, restituiamo alla cittadinanza un’opera d’arte di grande fascino della pittura italiana del primo Novecento, oltre che un frammento fondamentale della nostra storia transatlantica, che lega indissolubilmente Genova all’Argentina attraverso il volto e la memoria di una grande famiglia protagonista della Belle Époque”.
Con questa esposizione la GAM rafforza quindi il proprio ruolo non soltanto come istituzione deputata alla conservazione delle collezioni, ma anche come luogo di ricerca, produzione scientifica e dialogo internazionale. La storia del Ritratto di Julia Lavarello Anselmo mostra come la riscoperta di una singola opera possa aprire una prospettiva più ampia sulla memoria collettiva, riportando alla luce relazioni, persone e vicende rimaste a lungo nell’ombra e riaffermando il ruolo storico di Genova come capitale di scambi, idee e culture tra Europa e mondo.
La mostra Argentina–Genova andata/ritorno sarà accompagnata da un catalogo pubblicato da Sagep Editori, che raccoglierà saggi di Martina Leone, Gianluca Carchia e Fabio Obertelli.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.