Corrado Cagli torna a Taormina con “Nostoi”, tra Roma, New York e la Sicilia


Dal 10 settembre al 18 ottobre Palazzo Corvaja a Taormina ospita una mostra dedicata a Corrado Cagli, artista cosmopolita del Novecento, attraverso il tema del ritorno e il rapporto con la Sicilia.

È in programma a Taormina una mostra dedicata a Corrado Cagli (Ancona, 1910 – Roma, 1976), artista tra i più originali e internazionali dell’arte italiana del Novecento, profondamente legato alla città siciliana: dal 10 settembre al 20 ottobre 2026, gli spazi di Palazzo Corvaja accolgono Corrado Cagli: Nostoi. Roma New York Taormina, a cura di Raffaele Bedarida e con la direzione artistica di Franco Baldasso. La mostra è promossa da Babilonia Centro di Lingua e Cultura Italiana in collaborazione con Archivio Corrado Cagli di Roma, Fondazione Taormina, Comune di Taormina, Fondazione Federico II, Fondazione R. H. Kitson Casa Cuseni, Bard College di New York e Sapienza Università di Roma.

Il progetto nasce dal rinnovato interesse internazionale per l’opera di Cagli, culminato nel 2023 con la mostra curata da Raffaele Bedarida al Center for Italian Modern Art di New York. Quell’esposizione aveva ricostruito il percorso dell’artista tra Roma e gli Stati Uniti, dall’esilio alla guerra fino al controverso ritorno in Italia nel 1948. Durante la seconda guerra mondiale Cagli si arruolò nell’esercito statunitense e partecipò alla campagna d’Europa, e a New York condivise l’esperienza degli esuli europei, entrando in relazione con il nascente balletto moderno e collaborando come scenografo e costumista. La mostra newyorkese aveva posto al centro il tema della memoria intesa come strategia della complessità e come forma di resistenza alle narrazioni vigenti. Il percorso si concludeva con il ritorno in Italia del 1948, quando Cagli si rifiutò di aderire alla retorica dominante nella fase della ricostruzione.

La mostra di Taormina si propone di ampliare quella prospettiva introducendo in maniera più marcata il rapporto dell’artista con la Sicilia. Il titolo richiama il nostos (“ritorno”) della tradizione omerica, il ritorno in patria di Ulisse, ma per Cagli il ritorno non può coincidere semplicemente con la nostalgia di un luogo perduto: è piuttosto una continua ridefinizione della propria identità. Roma, New York e Taormina diventano così i tre principali luoghi della sua vicenda artistica e personale: la Roma fascista e quella del dopoguerra, la New York dell’esilio e della rinascita, infine la Taormina degli anni Sessanta, allora crocevia internazionale di artisti e intellettuali. Le tre città assumono contemporaneamente un valore geografico, culturale e identitario.

Corrado Cagli, Il neofita (1933; olio su tela, 110 x 110 cm)
Corrado Cagli, Il neofita (1933; olio su tela, 110 x 110 cm)
Corrado Cagli, Allegoria del trionfo (1940; olio su carta, 215 × 285 mm)
Corrado Cagli, Allegoria del trionfo (1940; olio su carta, 215 × 285 mm)

Uno degli aspetti meno conosciuti della ricerca di Cagli che la mostra porta in primo piano è il suo rapporto con il calcio, considerato dall’artista come rituale collettivo e forma di espressione corporea. In Sicilia, Cagli fondò e sostenne economicamente la Robur di Letojanni e arrivò a disegnare la maglia del Palermo. A Taormina frequentava con la stessa naturalezza intellettuali come Giuseppe Ungaretti e Danilo Dolci e giovani calciatori e campioni come José Altafini, e anche per questa ragione ha lasciato nella città un ricordo che è rimasto vivo.

Un importante nucleo della mostra riguarda la rete internazionale di collaborazioni e relazioni costruita da Cagli nel corso della sua vita. Figure come Charles Olson, Igor Stravinsky, Danilo Dolci e George Balanchine testimoniano l’ampiezza degli ambienti culturali attraversati dall’artista: opere donate da amici e collaboratori consentono inoltre di ricostruire aspetti meno noti della comunità degli intellettuali in esilio negli Stati Uniti e dei rapporti che Cagli continuò a mantenere tra Roma e Taormina con personalità quali Saul Steinberg, Eugene Berman, Henri Cartier-Bresson e Victor Brauner.

La mostra ricostruisce anche il carattere cosmopolita assunto da Taormina nel secondo dopoguerra, concentrandosi in particolare su Casa Cuseni, allora centro della vita culturale cittadina e luogo d’incontro per artisti, attivisti e sostenitori delle libertà civili. Qui sarà esposta Piccolo Processo, opera dedicata al magistrato Giuseppe Navarra e ispirata alle difficoltà incontrate dalla magistratura nel contrasto alla mafia dopo la strage di Viale Lazio del 1969. Il lavoro si inserisce nel clima di impegno civile condiviso da personalità come Danilo Dolci e Girolamo Li Causi nella difesa della legalità e della democrazia.

Tra i temi affrontati dalla mostra figura poi la questione dell’identità ebraica di Cagli. Nato in una famiglia di ebrei italiani, fino alla metà degli anni Trenta l’artista fu tra i protagonisti della cultura ufficiale del fascismo, autore di importanti commissioni pubbliche e partecipe della costruzione di una rappresentazione identitaria nazionale promossa dal regime. Con il progressivo intensificarsi della propaganda razzista, a partire dalla guerra d’Etiopia del 1935-36 e soprattutto con l’avvicinarsi delle leggi razziali del 1938, Cagli fu costretto a confrontarsi sempre più direttamente con la propria identità ebraica e con un antisemitismo che assumeva forme via via più aggressive. Il boicottaggio delle sue opere e la progressiva esclusione dallo spazio pubblico produssero una violenta espulsione dalla collettività nazionale che l’artista aveva contribuito a rappresentare attraverso il proprio lavoro.

Corrado Cagli, Polifemo (1946; inchiostro su carta, 320 x 200 mm)
Corrado Cagli, Polifemo (1946; inchiostro su carta, 320 x 200 mm)
Corrado Cagli, Larve a Mazzarò (1963; inchiostro colorato su carta riso intelata, 430 x 630 mm)
Corrado Cagli, Larve a Mazzarò (1963; inchiostro colorato su carta riso intelata, 430 x 630 mm)

In questi anni, Cagli tornò con insistenza sul tema di Davide e Golia. La figura di Davide assumeva una doppia valenza: da una parte rappresentava concretamente la presenza ebraica nella tradizione umanistica italiana, di cui il fascismo si proclamava erede e difensore, basti pensare alla fortuna del soggetto nell’arte rinascimentale; dall’altra diventava il simbolo dell’esclusione attraverso la Stella di Davide, utilizzata come marchio infamante dalla stampa e dalla pubblicistica antisemita. La prospettiva ebraica sarebbe poi diventata una componente essenziale dello sguardo di Cagli da esule e della sua strategia della memoria, espressa anche nei disegni dedicati a Buchenwald, oltre che del suo attivismo per i diritti civili.

Un ulteriore nucleo riguarda l’omoerotismo e le strategie queer. Cagli, apertamente bisessuale già durante il Ventennio, rappresentò sistematicamente scene omoerotiche, inserendole in rapporto con la tradizione umanistica, della quale l’Italia fascista selezionava e celebrava soltanto determinati aspetti. Durante l’esilio, l’omoerotismo divenne anche uno strumento ironico per decostruire la retorica fascista. Nella serie delle Allegorie, Cagli destabilizza secondo modalità che oggi possono essere definite queer l’idea di continuità tra fascismo e passato classico: immagini virili ispirate alla statuaria classicheggiante vengono erotizzate e trasformate in figure di san Sebastiano, mentre simboli del trionfo imperiale come obelischi e archi di trionfo assumono connotazioni sessuali.

Anche i disegni dedicati all’addestramento militare e alla guerra mostrano giovani commilitoni in situazioni di intimità, stanchezza e languore, in aperto contrasto con l’immagine eroica e virile del soldato imposta dalla propaganda bellica. Lo stesso interesse per il calcio e per la danza, che attraversa l’intera esposizione, viene letto come parte di un più ampio processo di destabilizzazione dei modelli dominanti di mascolinità. Nelle numerose collaborazioni messe in evidenza dalla mostra, inoltre, la dimensione intellettuale e quella personale risultano spesso inseparabili: l’affinità culturale si intreccia con l’intimità, la relazione individuale con quella comunitaria, all’interno di una fase storica precedente a Stonewall e significativa per la successiva affermazione dei diritti e dell’espressione identitaria LGBTQ+.

Altra grande direttrice è la memoria del fascismo e della sua complessa eredità culturale. La produzione visiva di Cagli, così come quella critica, e il suo costante dialogo con alcuni dei protagonisti della cultura italiana e internazionale del Novecento restituiscono una vicenda che attraversa la violenza del secolo scorso, dal fascismo alla guerra mondiale fino alle culture della diaspora. Nel suo percorso compaiono figure come Massimo Bontempelli e Giuseppe Ungaretti, il poeta spagnolo in esilio Rafael Alberti e numerosi artisti esuli incontrati a New York.

La vicenda di Cagli costituisce anche una contro-narrazione rispetto alle semplificazioni con cui il Novecento viene ancora oggi raccontato. La sua opera mette in discussione una memoria collettiva che tende a rimuovere dal passato comune le responsabilità e gli aspetti più tragici: negli anni Trenta Cagli fu infatti uno degli artisti di punta del fascismo e presentò la propria opera anche a livello internazionale come espressione ufficiale della nuova cultura che il regime intendeva mostrare al mondo. Il suo stesso interesse per la romanità, visibile nelle pitture murali e in altre commissioni pubbliche, finì però per entrare in conflitto con le componenti più intransigenti del fascismo, che trasformarono la sua identità ebraica in motivo di attacco, scandalo ed esclusione.

Corrado Cagli, Curcurù e Bambar (1965; olio su tela, 162 x 200 cm)
Corrado Cagli, Curcurù e Bambar (1965; olio su tela, 162 x 200 cm)

Dopo il 1938 e l’emanazione delle leggi antisemite, il mondo costruito da Cagli crollò e l’artista, fino ad allora protagonista di un successo straordinario, fu costretto all’esilio, prima in Francia e successivamente negli Stati Uniti. Il trauma dell’esilio divenne occasione per ripensare criticamente il proprio passato fascista. La scelta di arruolarsi nell’esercito americano e di combattere per la liberazione dell’Europa può essere letta oggi come l’approdo di un lungo percorso attraverso il fascismo. Tuttavia, al suo ritorno in Italia, la partecipazione alla guerra contro il nazifascismo non bastò a cancellare il passato dell’artista agli occhi di un paese che continuava a rivolgergli accuse e sospetti.

Le allusioni antisemite, accompagnate da riferimenti sempre meno velati alla sua omosessualità, continuarono infatti anche nel dopoguerra, mentre l’Italia cercava di rimuovere il proprio coinvolgimento collettivo nelle atrocità del fascismo. La difficoltà del ritorno diventa così uno degli elementi centrali della vicenda di Cagli: un artista profondamente anticonformista si trovò a rientrare in un paese uscito da una dittatura totalitaria e dalla devastazione della guerra, ma poco disposto ad accogliere una figura che non si adattava alle narrazioni dominanti del riscatto nazionale.

Per Babilonia, la mostra rappresenta l’avvio di un programma biennale di eventi culturali. In occasione del progetto sarà inoltre presentato al pubblico MID – Mediterranean Innovation District, nuovo polo con sede a Taormina pensato per una comunità locale e globale. MID viene concepito come un ecosistema internazionale in cui formazione, ricerca, cultura, intelligenza artificiale e creazione d’impresa confluiscono in un unico progetto, mettendo in relazione studenti, università, esperti, aziende e investitori e accompagnando le persone dalla fase della conoscenza fino alla realizzazione concreta di un’idea, di un progetto o di un’impresa. La presentazione di MID arriva a coronamento di oltre trent’anni di attività di Babilonia. Il percorso della mostra comprende anche Casa Cuseni: il biglietto di ingresso a Palazzo Corvaja consentirà infatti di visitare la casa, dove sarà esposta Piccolo Processo.

Ad accompagnare l’esposizione sarà un catalogo pubblicato da Dario Cimorelli Editore, con contributi scientifici di Franco Baldasso, Raffaele Bedarida, John Champagne e Yasmin Riyahi. Il volume approfondirà il rapporto di Cagli con la Sicilia, il dialogo tra la sua arte e la letteratura, le strategie queer e l’iconografia omoerotica, oltre all’interesse dell’artista per il calcio, lo sport e la cultura popolare. Il catalogo sarà inoltre corredato da numerose immagini e documenti inediti.




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