È scomparso all’età di 86 anni Fabrizio Plessi, artista tra i pionieri della videoarte e delle videoinstallazioni in Italia e tra i protagonisti della sperimentazione sulle possibilità dell’arte digitale. Plessi è venuto a mancare all’ospedale di Dolo, in provincia di Venezia, città nella quale viveva alternandosi con la Spagna e con la sua città natale, Reggio Emilia.
Nato a Reggio Emilia il 3 aprile 1940, dopo gli studi al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Plessi avrebbe successivamente insegnato pittura nella stessa Accademia. La sua ricerca artistica si è sviluppata fin dagli anni Sessanta attorno alla relazione tra immagine, materia, tecnologia e ambiente, fino a diventare una delle esperienze più riconoscibili della videoarte italiana e internazionale. Nel 1968 Plessi iniziò a concentrare la propria ricerca sul tema dell’acqua, affrontato attraverso installazioni, film, videotape e performance. Nei primi anni Settanta stesso periodo cominciò a realizzare azioni performative documentate attraverso fotografie e riprese video e avviò la collaborazione con il Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dove, utilizzando le apparecchiature messe a disposizione dal centro, realizzò i primi videotape. Nel 1978 fu invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia per la fotografia, nell’ambito della mostra speciale L’immagine provocata.
Nel 1980 partecipò al Festival del Cinema di Venezia con Liquid Movie, ottenendo il Premio “Città di Milano”. L’anno successivo tornò al festival con Underwater, produzione francese, contribuendo così a portare il mezzo elettronico all’interno di una manifestazione dedicata al cinema. Il 1982 rappresentò una svolta internazionale: la sua produzione video completa fu presentata al Centre Pompidou di Parigi, e da quel momento la ricerca di Plessi si concentrò sempre più sulle possibilità ambientali del video e sull’integrazione con strutture tridimensionali. Il rapporto illusionistico tra rappresentazione e realtà dell’elemento liquido venne amplificato attraverso le possibilità della riproduzione meccanica ed elettronica.
Nel 1984 partecipò alla 41ª Biennale di Venezia con una videoinstallazione e inaugurò, con una grande mostra antologica, il Musée d’Art Contemporain di Villeneuve d’Ascq, vicino a Lille. Nel 1985 presentò alla Rotonda della Besana di Milano la prima grande antologica italiana, Plessi-Video Going, pubblicata da Electa, considerata la prima mostra di videoinstallazioni ambientali realizzata in Italia. Nel 1986 rappresentò l’Italia alla 42ª Biennale di Venezia, dove presentò Bronx, una delle opere più significative della sua produzione. La definitiva consacrazione internazionale arrivò nel 1987 con la partecipazione a documenta 8 di Kassel, dove Plessi presentò la monumentale installazione Roma.
Il percorso internazionale proseguì nel 1989 con l’invito alla mostra Videoskulpturretrospektiv und aktuell 1963–1989 al Kunstverein di Colonia, dove presentò Materia Prima. Nello stesso anno realizzò la grande mostra Videosal al Palau Solleric di Palma di Maiorca e Movimenti Catodici a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Partecipò inoltre alla mostra Borealis al Louisiana Museum di Humlebaek, in Danimarca, e ad Artek, Biennale di Nagoya, in Giappone. Sempre nel 1989 Plessi realizzò le scenografie e i costumi per The Fall of Icarus, in collaborazione con Frédéric Flamand e con musiche originali di Michael Nyman, prodotto dall’Opéra Nationale La Monnaie di Bruxelles. Creò inoltre il monumentale mulino elettronico Tempo Liquido, commissionato da Prato Trade per il Centro Pecci di Prato.
Nel 1990, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, Reggio Emilia gli dedicò una grande antologica negli spazi del museo, del Foro Boario e della Cavallerizza, dove presentò per la prima volta gli Armadi. Nel 1991 realizzò la grande installazione Roma II per il Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna e Porfido a Pergine, progettata appositamente per il castello. Nello stesso anno la Fondazione Sa Nostra di Palma di Maiorca ospitò una complessa mostra di fotografie e grandi progetti dedicata all’isola e ai suoi materiali.
Dopo un viaggio in India nacque nel 1993 la videoinstallazione Bombay-Bombay, realizzata per il Museum Ludwig di Colonia. Nello stesso anno il Museum am Ostwall di Dortmund gli dedicò la grande retrospettiva Plessi – Retrospektive, con dodici videoinstallazioni storiche. A Venezia, in occasione della Biennale, presentò Cristalli Liquidi al Caffè Florian. Per il concerto di Luciano Pavarotti al Central Park di New York realizzò le scenografie elettroniche. Nel 1994 tornò a collaborare con Frédéric Flamand per Ex Machina, realizzando scenografie elettroniche e virtuali sotto la sua direzione con gli studenti della Kunsthochschule für Medien di Colonia. Fu invitato alla Mostra speciale internazionale della Bienal de São Paulo e presentò alla Neue Galerie di Linz una mostra di disegni storici e progetti su carta realizzati tra il 1976 e il 1993. Nello stesso anno realizzò le scenografie elettroniche per la trasmissione Studio Moor del canale televisivo tedesco Premiere, con videoinstallazioni rinnovate ogni mese. Nel 1995 Ex Machina fu invitata come evento speciale alla Biennale di Venezia del Centenario.
Il 1996 fu segnato da alcune delle sue installazioni più complesse e imponenti: Il Fiume della Storia per il Landesmuseum di Mainz, un intervento per il Mausoleum di Graz, Acquedotto Elettronico per il Kunstverein di Heidelberg e Mysterium Wein per l’Historisches Museum der Pfalz di Speyer. Nel 1998 arrivò l’Arca dell’Arte al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e nello stesso anno il Guggenheim Museum di New York dedicò a Plessi una grande retrospettiva delle sue videoinstallazioni storiche. Nel 1999 fu premiato alla 13ª Quadriennale di Roma e ad Hannover ricevette il premio Kunstpreis der Nord/LB, che lo consacrò miglior artista dell’anno in Germania. Per l’occasione allestì alla Kestner Gesellschaft di Hannover una mostra inedita sul tema della foresta, Der Hängende Wald. Nel 2000, per il Governo italiano, in occasione dell’EXPO universale di Hannover, realizzò Mare Verticale, una monumentale scultura tecnologica alta 44 metri, costituita da una struttura in acciaio contenente un gigantesco schermo a led che simulava un’onda elettrica blu in movimento continuo. Sempre nel 2000 rappresentò l’Italia alla Biennale di Kwangju in Corea e realizzò le scenografie teatrali per Sogno di una notte di mezza estate dell’Aterballetto, con musiche originali di Elvis Costello. A Passau presentò Il fiume della storia e una rassegna di opere recenti sul tema del fuoco nella St. Anna Kapelle.
Nel 2005 fu invitato alla 51ª Biennale di Venezia, nell’ambito del progetto speciale della Biennale realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. Per l’occasione ripropose ai Giardini una nuova versione di Mare Verticale, che emergeva dall’acqua della laguna raggiungendo i 44 metri di altezza. All’interno della struttura scorreva una cascata d’acqua tecnologica, destinata a diventare uno dei simboli di quella Biennale. Nel 2010, alla Maddalena, in Sardegna, nell’antico arenale marittimo, realizzò per il Louis Vuitton Trophy una delle sue videoinstallazioni più importanti: Mari verticali, composta da dodici imbarcazioni in acciaio nero inclinate di 45 gradi, all’interno delle quali scorrevano i dodici mari del mondo. L’opera, realizzata con il sostegno di Louis Vuitton, sarebbe stata successivamente esposta in alcuni dei principali musei internazionali.
Nel 2014 il Ludwig Museum di Budapest gli dedicò una rassegna antologica, Liquid Labyrinth, che prendeva il nome da un ciclo inedito di grandi lavori su tela appena concluso e ripercorreva l’intero percorso artistico di Plessi. Successivamente, a Venezia fu invitato a inaugurare il nuovo spazio del Fondaco dei Tedeschi progettato da Rem Koolhaas. Per l’occasione realizzò Underwater, una spettacolare installazione di mosaici d’oro digitali in continuo movimento sulle pareti metalliche, accompagnata dalle musiche di Michael Nyman. Alla Fattoria di Celle, Giuliano Gori lo invitò quindi a realizzare un intervento speciale in otto sale della fondazione, in dialogo con le opere di Sol LeWitt. Nel 2018 Plessi fu nominato Accademico di Merito dell’Accademia di Belle Arti di Perugia. In seguito, nel 2020, realizzò le scenografie digitali per le sfilate di Alberta Ferretti a Milano, successivamente utilizzate anche nei punti vendita di Roma, Londra e Parigi. Per il Tuscany Hall di Firenze creò Energy, un sipario digitale con led luminosi in continuo movimento e sonorità evocative, definito il primo e unico sipario digitale esistente al mondo. Nel 2023 l’ultima mostra di rilievo, Plessi sposa Brixia, una sorta di matrimonio tra l’artista e la città di Brescia.
Con la scomparsa di Fabrizio Plessi viene meno una delle figure che più hanno contribuito a portare il video e le tecnologie elettroniche al centro della ricerca artistica contemporanea italiana. Dalle prime sperimentazioni sull’acqua degli anni Sessanta alle monumentali installazioni digitali realizzate in musei, biennali, teatri e spazi pubblici di tutto il mondo, la sua ricerca ha costruito un rapporto costante tra materia e immateriale, memoria e tecnologia, natura e artificio, trasformando il linguaggio della videoarte in una forma ambientale e spettacolare capace di confrontarsi con l’architettura e con la storia dei luoghi.
“Perdo un amico e Venezia perde un pioniere, un visionario che ha sempre avuto il coraggio di seguire un linguaggio personale, senza cercare il facile applauso”, dichiara il sindaco di Venezia, Simone Venturini. “Le sue opere portavano sempre luce: una luce fisica e insieme un’idea di energia, futuro e rinascita. Fabrizio ha saputo guardare Venezia senza nostalgia, mettendo in dialogo la sua storia con il contemporaneo, tanto da presentare la nostra città come ‘la grammatica del suo lavoro artistico’. Le mie più sentite condoglianze, a nome anche dell’Amministrazione comunale, ai familiari di Fabrizio e a tutti coloro che hanno incrociato il loro cammino con la sua persona e la sua poetica. Lavoreremo affinché il suo messaggio continui a riverberarsi nelle opere e nelle iniziative di tanti altri artisti che produrranno arte seguendo il suo esempio”.
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