Addio a Fausto Delle Chiaie, il pioniere della street art romana


È scomparso a Roma a 82 anni Fausto Delle Chiaie, l’artista che ha trasformato le strade della Capitale nel suo museo a cielo aperto. Con il Manifesto Infrazionista ha anticipato la street art, conquistando nel tempo critici, istituzioni e collezionisti.

È scomparso a Roma lo scorso 4 luglio, all’età di 82 anni, Fausto Delle Chiaie, considerato il primo vero street artist romano e tra i pionieri dell’arte pubblica in Italia. Nato a Roma il 23 gennaio 1944, ha dedicato l’intera carriera a portare l’arte fuori dai musei e dalle gallerie, trasformando le strade della capitale nel luogo privilegiato della propria ricerca e del dialogo diretto con il pubblico. Per decenni il suo nome è stato indissolubilmente legato a via dei Cappellari, nel cuore di Roma, dove ogni giorno esponeva le proprie opere direttamente sul selciato, davanti al laboratorio di Andrea Bottai. Quel tratto di strada, a pochi passi da Campo de’ Fiori, è diventato negli anni un museo a cielo aperto capace di incuriosire migliaia di passanti, turisti, collezionisti, artisti e critici, trasformando un gesto semplice in una delle esperienze artistiche più originali della scena contemporanea italiana.

Le sue installazioni improvvisate e improvvise, le composizioni realizzate con materiali di recupero e gli assemblaggi poetici disposti a terra hanno reso riconoscibile un linguaggio che sfuggiva alle logiche tradizionali del sistema dell’arte. Prima ancora che il termine street art entrasse stabilmente nel lessico artistico internazionale, Delle Chiaie aveva già scelto la strada come luogo naturale dell’opera, rinunciando deliberatamente alla mediazione delle istituzioni e affidando il proprio lavoro allo sguardo casuale dei passanti.

Fausto Delle Chiaie. Foto: Wikimedia/Giancad
Fausto Delle Chiaie. Foto: Wikimedia/Giancad

Formatosi tra le suggestioni della Pop Art, dell’arte informale e dell’arte povera, Fausto Delle Chiaie aveva frequentato la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. I suoi primi lavori risalgono agli anni Settanta, periodo nel quale iniziò a elaborare una poetica destinata ad allontanarsi progressivamente dalle modalità espositive tradizionali. Il momento decisivo della sua ricerca arriva nel 1986 con la stesura del Manifesto Infrazionista, testo attraverso il quale definisce il concetto di “infra-azione”. Secondo questa visione, l’opera d’arte prende forma attraverso un’azione che è contemporaneamente collocazione, esposizione e donazione. L’artista dispone una o più opere direttamente a terra, nei luoghi dell’arte o negli spazi pubblici, per poi allontanarsi, lasciando che siano il luogo, il tempo e il pubblico a completarne il significato.

Nel Manifesto, Delle Chiaie descriveva l’Infrazione come un gesto capace di rendere visibile una storia osservata superficialmente, definendola un grido d’allarme artistico nei confronti del disagio storico e dell’accecamento del semplice e dell’umile. Per l’artista, l’Infrazione nasceva dalla privazione della capacità di vedere, agire, pensare e fare, diventando una metafora della necessità di restituire vitalità all’esperienza quotidiana. Questa concezione si traduceva in azioni spesso silenziose ma estremamente radicali. Delle Chiaie introduceva infatti le proprie opere, senza annunci né autorizzazioni, all’interno di musei, gallerie e spazi pubblici, scegliendo personalmente il punto in cui collocarle. L’opera diventava così parte dello spazio, alterandone temporaneamente la percezione e invitando il pubblico a interrogarsi sul significato stesso dell’esposizione artistica.

L’importanza di questa ricerca è stata riconosciuta anche dall’Enciclopedia Treccani online, che considera le azioni infrazioniste di Fausto Delle Chiaie come episodi isolati di street art ante litteram a Roma e riferimenti fondamentali nella ricostruzione delle origini dell’arte urbana nella Capitale. Nel 1987 l’artista iniziò a presentare al pubblico le proprie opere multifigurative disponendole lungo la salita del Pincio. Anche in questo caso la partecipazione degli spettatori diventava parte integrante del progetto: il pubblico non era soltanto osservatore, ma assumeva il ruolo di custode temporaneo delle opere, mentre Delle Chiaie viveva grazie alle offerte spontanee lasciate dai visitatori.

Quella pratica rappresentava una scelta tanto artistica quanto esistenziale. Rinunciando ai tradizionali canali commerciali, l’autore instaurava un rapporto diretto con chi incontrava le sue opere, affidando alla libera partecipazione delle persone il sostegno economico necessario per proseguire la propria attività.

L’originalità del suo approccio venne colta anche da Achille Bonito Oliva, tra i maggiori critici d’arte italiani, che sintetizzò il valore della sua ricerca affermando: “Fausto Delle Chiaie crea una democrazia dello sguardo”. Una definizione che evidenziava la capacità dell’artista di eliminare ogni barriera tra opera e pubblico, rendendo l’arte accessibile a chiunque senza distinzioni sociali o culturali.

Tra il 1987 e il 1989 Delle Chiaie scelse la Galleria Sciarra come spazio privilegiato delle proprie esposizioni all’aperto, trasferendosi successivamente, dal 1989, in piazza Augusto Imperatore, altro luogo simbolico della sua presenza costante nel tessuto urbano romano. Pur mantenendo sempre un forte radicamento nella Capitale, la sua attività si sviluppò anche in Italia e all’estero. Tra il 1982 e il 1984 realizzò performance e installazioni a Bruxelles, mentre nel 1993 partecipò ad Antwerpen, ad Anversa. A Roma prese parte nel 1993 a Molteplici Culture, nel 1995 ad Aperto presso il Trevi Flash Art Museum, nel 1998 alle iniziative del centro sociale Rialto e nel 2008 alla mostra collettiva Scala Mercalli. Il terremoto creativo della Street Art Italiana, ospitata all’Auditorium Parco della Musica, una delle prime esposizioni dedicate alla storia della street art nel nostro Paese. Dal 4 ottobre 2008 una sua installazione è entrata a far parte del percorso espositivo del Castello di Rivara.

Negli anni la figura di Delle Chiaie è stata raccontata anche attraverso numerosi documentari. Tra questi figura Dormitorio - Fausto Delle Chiaie, cortometraggio diretto da Flavio Sciolè che documenta un’installazione realizzata al RialtoSantAmbrogio nel 2001. Nel 2010 Gabriele Centin e Matteo Alemanno hanno prodotto Robaccia rubbish, documentario dedicato a una giornata tipo dell’artista. Il film è stato proiettato all’Ara Pacis durante la presentazione del volume L’Arte? Rubbish!, pubblicato da Electa, e successivamente anche alla Biennale di Venezia del 2011 presso il Padiglione spagnolo. Nel 2013 Paolo Buatti realizzò il documentario Il museo chiude quando l’autore è stanco, mentre nello stesso anno Zerozerocento Produzioni, in coproduzione con Rai Cinema, firmò Ho fatto una barca di soldi, diretto da Dario Acocella. Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, il docufilm seguiva Delle Chiaie nell’arco di un’intera giornata, alternando il ritratto dell’artista a quello dell’uomo. Una versione televisiva ridotta fu trasmessa su Rai 5 nel maggio del 2014. Sempre nel 2014 il giornalista Domenico Iannacone gli dedicò il reportage La bellezza incomprensibile, andato in onda su Rai 3 all’interno della trasmissione I dieci comandamenti. Il ritratto televisivo contribuì a far conoscere il suo lavoro a un pubblico ancora più vasto.

La sua poetica ha trovato spazio anche nel mondo della moda. Rossella Jardini, già direttrice creativa di Moschino, utilizzò infatti alcune sue opere per la collezione primavera-estate 2017 della linea che porta il suo nome, trasferendo i suoi linguaggi artistici all’interno della creazione sartoriale.

Nel 2018 il Museo d’Arte Contemporanea di Roma gli dedicò la mostra personale Il museo a cielo aperto per sette giorni a Macro Asilo, inserita nel progetto sperimentale MACRO Asilo. Nello stesso anno Delle Chiaie pubblicò Fuori catalogo, volume nel quale ripercorse personalmente la propria vicenda artistica. Il libro, edito da Kellermann Editore, fu ideato e curato da Pino Giannini con fotografie di Paolo Buatti. Sempre nel 2018 gli artisti Dora García e Cesare Pietroiusti gli dedicarono il libro Ospiti di questo museo, curato da R. Bargellini e A. Poggianti e pubblicato da Valigie Rosse. Il volume, costruito come un dialogo sull’arte contemporanea attraverso la sua esperienza, venne presentato in anteprima nazionale al Premio Ciampi L’Altrarte di Livorno.

Nel 2019 Palazzo Merulana, a Roma, ospitò la mostra personale All’ombra del bambù, mentre tra settembre 2020 e giugno 2021 il Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro gli dedicò la personale Lì per Lì, curata da Boris Brollo e Alessandro Maganza. Nel 2021 Domenico Iannacone tornò a raccontarne la storia con la puntata “Io sono qui” della trasmissione “Che ci faccio qui”, confermando il forte interesse suscitato dalla sua vicenda umana e artistica.

Parallelamente cresceva anche l’attenzione nei confronti delle sue condizioni economiche. Nel marzo 2021 lo scrittore Pino Giannini promosse attraverso la piattaforma Change.org una petizione pubblica per chiedere l’assegnazione della Legge Bacchelli a favore dell’artista. L’iniziativa raccolse oltre 27 mila firme e il sostegno di numerose personalità della cultura italiana. La richiesta trovò accoglimento il 17 luglio 2023, quando il Consiglio dei Ministri annunciò ufficialmente la concessione dei benefici previsti dalla Legge Bacchelli, riconoscendo così il valore del contributo artistico e culturale offerto da Fausto Delle Chiaie nel corso della sua lunga carriera.

Negli ultimi anni anche le istituzioni museali hanno consolidato il riconoscimento del suo lavoro. Tra le opere entrate nelle collezioni pubbliche figura Distanziamento sociale, realizzata nel 2022 e oggi conservata nella Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Con la scomparsa di Fausto Delle Chiaie l’arte italiana perde una figura difficilmente classificabile, capace di anticipare pratiche che sarebbero diventate centrali solo molti anni più tardi. La sua scelta di fare della strada il luogo privilegiato dell’arte, di eliminare ogni distanza tra autore e pubblico e di affidare le opere alla casualità dell’incontro ha rappresentato un’esperienza unica nel panorama nazionale. Per generazioni di romani e di visitatori, via dei Cappellari resterà il luogo in cui era possibile imbattersi, quasi per caso, nelle sue creazioni adagiate sull’asfalto. Un museo senza pareti, senza biglietti e senza orari, nel quale l’arte viveva nel tempo di un incontro e nella disponibilità di chi decideva di fermarsi a guardare.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte