Archeologi, più donne e più lavoro autonomo: la professione cambia ma le norme restano indietro


Il 65% dei professionisti è donna, il 95% ha una laurea magistrale e oltre il 72% ha completato studi post-laurea. Cresce il lavoro autonomo e si consolida il ruolo nella progettazione e nell’archeologia preventiva. L’Associazione Nazionale Archeologi presenta a tourismA un’analisi sullo stato della professione e chiede un aggiornamento del Codice dei Beni culturali.

Non più soltanto studiosi del passato, ma figure integrate nei processi di trasformazione del territorio e nella pianificazione delle opere. Il profilo dell’archeologo italiano è cambiato in modo considerevole negli ultimi anni, sia per composizione demografica sia per collocazione nel mercato del lavoro. A delineare il quadro è l’Associazione Nazionale Archeologi, che dal 27 febbraio al 1° marzo partecipa alla XII edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale, in programma a Firenze con ingresso libero e gratuito. In quell’occasione verrà presentato il volume Archeologia oggi: tra nodi aperti e sfide future, sintesi aggiornata dello stato dell’arte e delle prospettive della professione.

“Oggi gli archeologi sono tutti professionisti a pieno titolo, indipendentemente dall’ambito in cui operano”, spiega Marcella Giorgio, presidente ANA-Associazione Nazionale Archeologi. “Ma per consolidare questo percorso servono riforme concrete: aggiornare la formazione, adeguare il Codice dei Beni Culturali, garantire compensi equi e rafforzare il sistema professionale. L’archeologia italiana ha davanti a sé una grande opportunità: trasformare le competenze acquisite in una leva per il futuro del Paese”.

I dati mostrano un settore che, pur mantenendo una forte radice accademica, si è progressivamente spostato verso il lavoro autonomo e il comparto privato. Oggi il 65% degli archeologi in attività è costituito da donne, una maggioranza stabile che ridefinisce anche gli equilibri interni alla categoria. Sul piano della formazione il livello resta tra i più elevati nel panorama delle professioni culturali: il 95% possiede una laurea magistrale e oltre il 72% ha proseguito con percorsi post-laurea, tra scuole di specializzazione, dottorati e ulteriori titoli.

A fronte di questa qualificazione diffusa, la distribuzione occupazionale evidenzia un peso limitato del settore pubblico. Solo il 22% degli archeologi lavora in ambito pubblico, mentre la maggioranza opera come libero professionista con partita IVA, pari al 52%, oppure nel settore privato, che assorbe il 23% degli addetti. Il dato più importante riguarda l’espansione del lavoro autonomo: negli ultimi tredici anni la quota di professionisti con partita IVA è raddoppiata, passando dal 27% al 52%. Si tratta di una trasformazione strutturale che segnala un mutamento nella domanda di competenze, sempre più legata alla progettazione, alla consulenza tecnica e alle attività connesse alla tutela preventiva. Anche sul versante dei redditi emergono segnali di cambiamento rispetto al passato. Se nel 2011 la maggioranza dei professionisti dichiarava compensi inferiori ai 15mila euro annui, oggi il 38% supera i 24mila euro, con punte che oltrepassano i 48mila euro. L’incremento indica un’evoluzione rispetto a un quadro tradizionalmente caratterizzato da forte precarietà. Resta però evidente il ritardo nell’ingresso nel mondo del lavoro. Nonostante l’elevata preparazione, molti archeologi iniziano l’attività professionale alle soglie dei trent’anni. Il dato segnala uno scarto tra formazione accademica e mercato, con percorsi universitari ancora orientati prevalentemente alla ricerca e meno alle competenze operative richieste nei contesti di cantiere, nella gestione delle procedure amministrative e nel confronto con progettisti e stazioni appaltanti.

Un’archeologa. Foto: ANA - Associazione Nazionale Archeologi
Un’archeologa. Foto: ANA - Associazione Nazionale Archeologi

Uno dei nodi centrali riguarda il quadro normativo. Secondo l’Associazione Nazionale Archeologi, il Codice dei Beni culturali non riflette pienamente l’evoluzione della professione. Permangono differenze tra opere pubbliche e private nelle procedure di verifica preventiva dell’interesse archeologico, uno strumento ormai considerato essenziale per conciliare tutela e sviluppo infrastrutturale. L’applicazione delle procedure di archeologia preventiva risulta inoltre disomogenea.

L’archeologia preventiva ha comunque contribuito a ridefinire il ruolo dell’archeologo, che oggi interviene in più fasi del processo realizzativo. I dati del questionario ANA 2025 sulle attività archeologiche indicano una presenza crescente lungo l’intero iter delle opere pubbliche. Il 22% dei professionisti è coinvolto già nei primi passaggi preliminari e nella fase di progettazione; il 16% opera nella valutazione del potenziale archeologico; il 42% è impegnato nell’esecuzione di indagini preventive; il 19% interviene nella fase di realizzazione dell’opera. Il quadro restituisce la figura di un consulente tecnico che dialoga con progettisti e istituzioni e che partecipa ai processi decisionali sin dalle fasi iniziali. Accanto ai temi normativi e occupazionali, emergono le sfide legate all’innovazione. L’uso dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati archeologici apre scenari inediti, soprattutto nella gestione di grandi quantità di informazioni e nella lettura integrata delle evidenze. Parallelamente si diffondono pratiche di scienza partecipativa, che coinvolgono i cittadini in attività di ricerca e documentazione. Entrambi i fronti sollevano questioni di carattere etico e metodologico, che richiedono aggiornamenti nei modelli formativi e nelle competenze richieste ai professionisti.

All’interno di tourismA, manifestazione organizzata da Archeologia Viva, l’Associazione Nazionale Archeologi promuove ulteriori momenti di confronto. Sabato 28 febbraio, alle 16:15 in Sala 4, è previsto l’incontro Archeologia preventiva: criticità e soluzioni ad un anno dal Correttivo del Codice degli Appalti pubblici, organizzato insieme ad Archeoimprese. Il dibattito si concentrerà sul codice dei contratti pubblici, a un anno dall’entrata in vigore del Correttivo che ha introdotto modifiche alla progettazione archeologica e all’iter dell’archeologia preventiva. Domenica 1° marzo, alle ore 11, presso lo stand dell’Associazione Nazionale Archeologi, è in programma Punti di vista: storie di professionisti a confronto, appuntamento dedicato allo scambio di esperienze tra operatori del settore.



Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.



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