La giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha fatto sapere che, nell’assegnazione dei premi ufficiali, si asterrà dal prendere in considerazione i paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. La decisione è stata resa nota attraverso un comunicato diffuso giovedì e riguarda direttamente due Stati: Russia e Israele. La misura implica l’esclusione di questi paesi dalla competizione per i principali riconoscimenti della manifestazione, tra cui i Leoni d’oro e d’argento, che saranno assegnati in occasione dell’apertura ufficiale del 9 maggio.
La giuria, composta dalla presidente Solange Oliveira Farkas insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, ha motivato la scelta con la volontà di non considerare, nella valutazione dei premi, i padiglioni nazionali appartenenti a paesi i cui leader siano oggetto di accuse formali da parte della Corte penale internazionale.
Il riferimento è esplicito. Nel 2023 la Corte ha emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin per crimini di guerra legati al conflitto in Ucraina. Nel 2024 un provvedimento analogo ha riguardato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Striscia di Gaza.
La posizione della giuria introduce un elemento di forte discontinuità rispetto alle edizioni precedenti, ponendo al centro una questione che intreccia etica, diritto internazionale e rappresentanza culturale. Pur non escludendo formalmente la partecipazione dei Paesi interessati alla Biennale, la decisione incide direttamente sulla possibilità di concorrere ai premi ufficiali, limitando il riconoscimento istituzionale delle rispettive partecipazioni nazionali.
L’esclusione dai premi rappresenta una presa di posizione che potrebbe avere ripercussioni sul piano diplomatico e culturale, oltre a sollevare interrogativi sul ruolo delle istituzioni artistiche in contesti segnati da conflitti e crisi internazionali. La scelta della giuria sottolinea una crescente attenzione verso le implicazioni etiche della rappresentanza nazionale in manifestazioni di rilievo globale.
La 61ª Biennale Arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026 tra i Giardini e l’Arsenale di Venezia, si conferma così non solo come una piattaforma per l’arte contemporanea, ma anche come uno spazio in cui si riflettono le dinamiche politiche del presente. L’assegnazione dei premi, prevista per il giorno di apertura, avverrà quindi in un contesto segnato da questa decisione, destinata a influenzare il dibattito internazionale sull’intersezione tra cultura e politica.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.