Biennale Venezia, alcuni padiglioni (ma non solo) scioperano contro Israele


Alla pre-apertura della Biennale di Venezia sciopero e corteo contro Israele. Fondazione nega coinvolgimento, sindacati confermano sciopero.

Non c’è pace per questa Biennale. La giornata della pre-apertura sembra svolgersi in un clima segnato da mobilitazioni e da un acceso confronto istituzionale e sindacale. Nelle stesse ore in cui sono attesi visitatori e operatori del settore, come riferisce Venezia Today, si concentrano anche un corteo e uno sciopero dei lavoratori, entrambi collegati alle proteste contro il padiglione di Israele e a rivendicazioni sulle condizioni di lavoro all’interno del sistema della manifestazione e dei suoi appalti.

Alle 16.30 è previsto un corteo con partenza da via Garibaldi, diretto verso le aree della Biennale. In parallelo, per l’intera giornata, è stato proclamato uno sciopero che coinvolgerebbe il personale impiegato nei padiglioni e nelle attività connesse. Secondo Venezia Today, l’adesione allo sciopero non è quantificabile con precisione, anche a causa della struttura lavorativa frammentata e fortemente basata su appalti che caratterizza l’ambiente della Biennale e più in generale del lavoro culturale a Venezia.

Un elemento di confronto riguarda inoltre la natura stessa della mobilitazione. Il 3 ottobre precedente, in occasione dello sciopero generale per Gaza, si erano registrate chiusure improvvise di una ventina di padiglioni nazionali, ma il contesto era diverso, segnato da una mobilitazione nazionale ampia. In questa occasione, invece, non si registra un quadro analogo e la partecipazione resta difficile da prevedere.

Al centro della polemica si colloca la posizione della Fondazione La Biennale di Venezia, che in una nota diffusa alla vigilia ha dichiarato che le mobilitazioni annunciate non coinvolgono il personale o l’organizzazione dell’istituzione.

“In relazione alle notizie apparse in questi giorni sui social e sugli organi di stampa riguardanti mobilitazioni previste a Venezia in occasione dei giorni di preapertura e apertura della Biennale Arte 2026”, scrive la Fondazione La Biennale di Venezia. “La Biennale di Venezia precisa che tali iniziative, così come eventuali forme di sciopero annunciate, non coinvolgono il personale o l’organizzazione dell’istituzione. La Biennale di Venezia sottolinea inoltre che la propria attività si svolge nel pieno rispetto delle normative vigenti e che i rapporti con collaboratori e fornitori sono regolati da contratti conformi alla legge. La Biennale di Venezia conferma il proprio impegno a garantire lo svolgimento ordinato dell’Esposizione, nel rispetto della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni”.

Biennale di Venezia
Biennale di Venezia

Come riporta ancora Venezia Today, la comunicazione è stata interpretata dai sindacati come non corrispondente alla realtà dei fatti. La replica è arrivata da Usb Veneto, una delle sigle insieme ad ADL Cobas che ha proclamato lo sciopero due settimane fa. Il sindacato, continua a riportare la testata, ha affermato che la Fondazione è tra le oltre venti aziende ed enti formalmente avvisati della proclamazione e ha ribadito che lo sciopero riguarda anche il personale in forza alla Biennale. Nella nota si sottolinea inoltre il diritto allo sciopero dei lavoratori e si diffida da eventuali iniziative ritenute ritorsive nei confronti di chi aderisce alla mobilitazione, annunciando la possibilità di azioni legali e sindacali a tutela dei diritti coinvolti.

Un’ulteriore posizione arriva dalla piattaforma Mi Riconosci? attiva dal 2015 sul tema delle condizioni del lavoro culturale. In un intervento diffuso sui social viene richiamata l’adesione di numerosi lavoratori del settore, con la partecipazione di sindacati come ADL Cobas, USB lavoro privato e CUB. Nel testo si sottolinea come le condizioni di lavoro nel comparto culturale siano segnate da precarietà e criticità economiche, considerate incompatibili con un sistema sostenibile.

La stessa presa di posizione collega inoltre la mobilitazione alla contestazione della presenza del padiglione israeliano, ritenuto dai promotori un elemento politicamente sensibile nel contesto internazionale attuale. Secondo quanto riportato da Mi Riconosci?, a differenza di quanto indicato da Venezia Today, allo sciopero avrebbero aderito circa 197 tra artisti, curatori e lavoratori del settore culturale, con un elenco reso pubblico online.

Nella comunicazione viene anche spiegato il funzionamento dello sciopero: per i lavoratori dipendenti la partecipazione si traduce nell’astensione dal lavoro per l’intera giornata, diritto garantito dalla Costituzione anche in assenza di iscrizione sindacale. Per i lavoratori con contratti autonomi o atipici, invece, la partecipazione si concretizza nell’assenza dalla prestazione lavorativa, senza obblighi formali di giustificazione. Nel complesso, la giornata si colloca all’interno di una fase delicata per la Biennale, segnata da una sovrapposizione tra attività istituzionali, inaugurazioni e proteste.




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