Il Metropolitan Museum restituisce all'Italia oltre 45 reperti usciti illegalmente


Il procuratore distrettuale di Manhattan Alvin L. Bragg annuncia la restituzione all’Italia di ben 48 reperti, 45 dei quali provenienti dal Metropolitan Museum of Art: erano tutti usciti illegalmente dal nostro paese. Restituzioni anche per Iraq e Indonesia.

Il Procuratore distrettuale di Manhattan (New York, Stati Uniti), Alvin L. Bragg Jr., ha annunciato la restituzione di 59 beni culturali ai rispettivi Paesi di origine, ovvero Italia, Iraq e Indonesia, al termine di tre distinte cerimonie ufficiali che rappresentano un nuovo capitolo nella lotta internazionale contro il traffico illecito di reperti archeologici e opere d’arte. Il valore complessivo dei manufatti supera i 600 mila dollari e testimonia l’ampiezza delle indagini condotte dall’Antiquities Trafficking Unit dell’ufficio del procuratore di Manhattan. “La restituzione di quasi sessanta reperti a Paesi di tutto il mondo rappresenta la portata del nostro lavoro investigativo e ringrazio il nostro team e i partner dei tre Paesi per la collaborazione che ha reso possibile il ritorno di queste antichità nelle loro terre d’origine”, ha dichiarato Alvin L. Bragg.

La parte più consistente dell’operazione riguarda l’Italia, alla quale sono stati restituiti 48 reperti archeologici per un valore complessivo superiore ai 300 mila dollari. Di questi, ben 45 erano custoditi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York. I beni sono stati recuperati nell’ambito di diverse indagini penali dedicate allo smantellamento di reti internazionali di traffico illecito di antichità. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le opere erano entrate nelle collezioni del Metropolitan Museum attraverso acquisizioni effettuate da tre figure già note alle autorità internazionali per il loro coinvolgimento nel commercio di reperti archeologici: Robert Hecht, Jonathan Rosen e Fritz Burki. La cerimonia di restituzione si è svolta alla presenza del Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli e del generale di brigata Antonio Petti, comandante del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Metropolitan Museum, New York. Foto: Hugo Schneider
Metropolitan Museum, New York. Foto: Hugo Schneider

Il generale Antonio Petti ha sottolineato il valore della collaborazione instaurata negli anni tra le autorità italiane e la procura di Manhattan: “La restituzione odierna da parte dell’Ufficio del Procuratore distrettuale di Manhattan”, ha dichiarato, “rappresenta un simbolo concreto della proficua e consolidata collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Esprimo il mio più sincero ringraziamento a Matthew Bogdanos e a tutto il suo team per l’impegno costante e quotidiano nel sanare le ferite inflitte al nostro patrimonio storico e alla nostra identità nazionale”.

Tra i reperti più significativi rientrati in Italia figura un cratere in terracotta attribuito al celebre Pittore di Troilo e databile tra il 480 e il 470 avanti Cristo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il vaso fu esportato illegalmente dall’Italia da Fritz Burki, successivamente restaurato da Sandro Cimicchi e infine affidato alla casa d’aste Christie’s di Londra per la vendita. In seguito l’opera entrò nelle collezioni del Metropolitan Museum, dove è rimasta fino al sequestro disposto dalla Procura di Manhattan all’inizio del 2026. Tra i manufatti restituiti figura anche un piatto marmoreo per il pesce proveniente dalla Magna Grecia e databile intorno al 400 avanti Cristo. Si tratta di una particolare tipologia ceramica nata nella Grecia continentale e diffusasi rapidamente nelle colonie greche dell’Italia meridionale. Il piatto era stato venduto nel 1984 da Robert Hecht ed era anch’esso conservato nelle raccolte del Metropolitan Museum fino al sequestro effettuato dalla Procura di Manhattan nel corso dell’anno.

La seconda cerimonia ha riguardato il rimpatrio in Iraq di nove antichità per un valore complessivo vicino ai 300 mila dollari. Alla consegna ha partecipato Duraid Abbas, vice capo missione dell’Iraq negli Stati Uniti, che ha evidenziato il valore della collaborazione instaurata con le autorità giudiziarie americane. “La restituzione di queste preziose antichità irachene”, ha detto, “riflette la solidità della collaborazione tra la Repubblica dell’Iraq e l’Ufficio del Procuratore distrettuale di Manhattan nella tutela del nostro patrimonio culturale condiviso. Esprimiamo il nostro sincero apprezzamento, in particolare a Matthew Bogdanos e al suo team, per la professionalità, l’impegno e gli instancabili sforzi nelle indagini sul traffico illecito di antichità e nel favorire il ritorno di questi inestimabili tesori culturali in Iraq. La loro continua cooperazione ha svolto un ruolo fondamentale nella salvaguardia di una parte importante della storia dell’Iraq e del patrimonio dell’umanità”.

Tra le opere di maggiore rilievo figurano due statue sumere in gesso raffiguranti un adoratore e una adoratrice, entrambe risalenti al periodo Dinastico Antico II della Mesopotamia, tra il 2.750 e il 2.600 avanti Cristo. Le due sculture rappresentano alcune delle più antiche raffigurazioni tridimensionali della figura umana conosciute fino a oggi.

Secondo quanto ricostruito dall’Antiquities Trafficking Unit, entrambe comparvero sul mercato antiquario soltanto nel 2015, quando la galleria Ariadne Galleries le mise in vendita attribuendole alla cosiddetta “Rihani Family Collection”. Le successive indagini hanno però permesso di collegare i due manufatti a un più ampio traffico internazionale gestito da Hassan Rihani. In precedenza la Procura di Manhattan aveva già sequestrato e restituito undici antichità introdotte illegalmente sul mercato da Rihani e provenienti da Iraq, Giordania, Israele e Siria. All’inizio del 2026 una casa d’aste aveva nuovamente proposto le due statue in vendita modificandone la provenienza e indicandole semplicemente come appartenenti alla “R. Family Collection”. Nonostante il tentativo di occultarne l’origine, gli investigatori sono riusciti a identificarle come beni trafugati ottenendo nel giugno 2026 il mandato di sequestro.

La terza restituzione annunciata riguarda invece l’Indonesia e interessa due teschi umani appartenenti al popolo Dayak dell’isola del Borneo, per un valore complessivo stimato in circa 15 mila dollari. I due reperti sono stati consegnati nel corso di una cerimonia alla quale ha partecipato Winanto Adi, Console Generale della Repubblica di Indonesia a New York. Nel suo intervento il diplomatico ha sottolineato come il significato della restituzione vada ben oltre il semplice valore materiale degli oggetti. “Oggi siamo onorati di assistere a un nuovo capitolo di questa straordinaria collaborazione con la restituzione di tesori culturali indonesiani”, ha affermato. “La continuità di questa cooperazione riflette qualcosa di molto più importante del ritorno di oggetti di valore. Riflette la fiducia, il rispetto reciproco e i valori condivisi che da tempo caratterizzano l’amicizia tra l’Indonesia e l’Ufficio del Procuratore distrettuale di Manhattan. È particolarmente significativo che questa restituzione avvenga nell’anno in cui gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della propria indipendenza. Mentre gli americani celebrano la storia della loro nazione, questa cerimonia ricorda che ogni Paese custodisce con cura gli oggetti che raccontano la propria civiltà. Preservare il patrimonio culturale significa preservare l’identità, la dignità e la memoria collettiva di un popolo”.

Per la popolazione Dayak questi teschi rappresentano infatti oggetti sacri, considerati reliquie ancestrali, custodi della comunità e legame materiale con il potere degli antenati. Si tratta di reperti venerati attraverso specifiche pratiche tradizionali e inseriti all’interno delle collezioni di cimeli ancestrali e testimonianze delle guerre del passato. Secondo le indagini della Procura di Manhattan, i due teschi erano stati esportati illegalmente dall’Indonesia e sequestrati dalle autorità statunitensi già nel 2024.

Le indagini che hanno portato alle restituzioni annunciate sono state coordinate da Matthew Bogdanos, capo dell’Antiquities Trafficking Unit e Senior Trial Counsel della Procura di Manhattan, insieme all’assistente procuratore Jacqueline Studley, alle analiste investigative Giuditta Giardini e Hilary Chassé, all’investigatore John Paul Labbat, all’agente speciale Brenton Easter dell’Homeland Security Investigations e all’ex analista investigativo Michael Chapin.




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