Ancora tegole sulla Biennale di Venezia 2026. Oggi, a pochi giorni dall’inaugurazione ufficiale, l’Iran ha comunicato che non prenderà parte alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La notizia è stata diffusa attraverso un comunicato diffuso dalla Biennale, senza ulteriori dettagli sulle motivazioni della rinuncia. L’assenza dell’Iran rappresenta un elemento rilevante in un’edizione che conta ufficialmente 100 partecipazioni nazionali, aggiornate dopo l’annuncio del 4 marzo con l’ingresso della Tanzania e delle Seychelles.
Sul sito ufficiale della manifestazione, l’Iran risultava a oggi l’unico paese privo di artisti, pur mantenendo indicato il nome del commissario del padiglione, Aydin Mahdizadeh Tehrani. La mancata partecipazione si inserisce in un contesto già caratterizzato da forti criticità organizzative e politiche, che stanno segnando l’avvicinamento all’apertura della rassegna veneziana.
Negli ultimi giorni, infatti, la Biennale ha dovuto affrontare un ulteriore scossone istituzionale con le dimissioni improvvise della giuria internazionale. Il gruppo, composto da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi, ha annunciato la propria decisione attraverso una dichiarazione rilasciata su una piattaforma web, perché la loro decisione di escludere di fatto Russia e Israele dal voto era incompatibile con le regole della Biennale. Si è creata una situazione insanabile e le giurate si sono dimesse, costringendo la Biennale a ritirare, almeno per il momento, l’assegnazione dei Leoni d’Oro, e a inventarsi dei nuovi “Leoni dei Visitatori”, uno per il miglior artista della mostra internazionale e uno per la miglior partecipazione nazionale, che saranno decretati dal pubblico. Una soluzione inedita per la manifestazione che modifica profondamente uno degli aspetti più consolidati del suo funzionamento.
La stessa giuria aveva infatti espresso la volontà di escludere dalla valutazione i Paesi accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale, una posizione che avrebbe comportato l’esclusione di Israele e Russia dalla competizione per i premi. La decisione di dimettersi ha quindi aperto un vuoto nella governance dell’evento, costringendo gli organizzatori a rivedere le modalità di assegnazione dei riconoscimenti.
Parallelamente, continuano le polemiche legate alla presenza dei padiglioni di Israele e Russia. Numerosi esponenti del mondo politico e culturale, insieme ad alcuni artisti e partecipanti alla mostra principale curata da Kouoh, hanno sollecitato l’esclusione dei due paesi dalla rassegna. Le richieste si inseriscono in un dibattito più ampio sul ruolo delle istituzioni culturali in relazione ai conflitti internazionali e alle responsabilità degli Stati.
Uno scenario pieno di colpi di scena, dunque, e la rinuncia dell’Iran appare adesso come l’ultimo elemento di instabilità in una edizione già segnata da una serie di eventi straordinari. L’assenza di una partecipazione nazionale, pur non accompagnata da spiegazioni ufficiali, si aggiunge alle difficoltà organizzative e alle tensioni geopolitiche che stanno influenzando il clima della manifestazione. Ad ogni modo, malgrado le criticità, la Biennale Arte 2026 si prepara ad aprire le porte al pubblico e alla stampa internazionale (per cui è prevista l’anteprima che durerà dal 5 all’8 maggio), mantenendo il proprio ruolo centrale nel panorama dell’arte contemporanea. Le vicende che hanno preceduto l’inaugurazione non possono però non sollevare interrogativi sul futuro della manifestazione e sulla sua capacità di gestire le crescenti pressioni politiche e istituzionali.
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| L'Iran rinuncia a partecipare alla Biennale di Venezia |
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