“Il lavoro in appalto è una verGogna”: al Parco di Pompei, i Cobas organizzano un presidio dei lavoratori precari


Al Parco Archeologico di Pompei, i Cobas del Lavoro Privato hanno indetto, per sabato 1° febbraio, un presidio dei lavoratori precari per chiedere parità di diritti rispetto ai colleghi che lavorano per lo Stato. Al grido di “il lavoro in appalto è una verGogna” (questo lo slogan del presidio), i Cobas si scagliano contro il Ministero dei Beni Culturali: “anche nel 2019”, si legge nella nota che presenta la manifestazione, “i parchi archeologici di Pompei ed Ercolano hanno aumentato visitatori ed incassi, registrando circa 4 milioni di presenze il primo e oltre 558 mila il secondo. Una media giornaliera, quindi, rispettivamente di 11 mila e 1500 visitatori. Eppure, nonostante l’enorme flusso di denaro che questi numeri assicurano, il Ministero dei Beni Culturali e le sovraintendenze competenti continuano ad abusare del lavoro in appalto. Infatti, le principali attività di accoglienza e sicurezza necessarie al normale funzionamento dei Parchi archeologici (accoglienza, ufficio guide, ufficio informazioni, biglietteria, controllo accessi, vigilanza, igienizzazione) sono assicurate da personale dipendente di società appaltatrici, tra le quali le società Opera Laboratori Fiorentini Spa e Ales - Arte Lavoro e Servizi S.p.A. (società in house del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), Emme Service, che da anni è condannato alla precarietà e a trattamenti economici e normativi discriminanti rispetto ai loro colleghi dipendenti pubblici”.

Per i Cobas, il personale che dipende dalle società appaltatrici è costituito da “Lavoratori di serie B con meno salario, con meno diritti, spesso con contratti part-time e/o a tempo determinato, e, finanche, con meno tutele riguardo la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tenuto conto che il personale è costretto ad assicurare la propria prestazione lavorativa esposto alle intemperie, in qualsiasi condizione climatica, privo di idonei dispositivi di protezione individuale e con a disposizione locali e servizi igienici a dir poco ‘sgarrupati’”. E le condizioni di lavoro, secondo i Cobas, “in ogni cambio appalto non potranno che peggiorare”.

Ancora, sostengono i Cobas, “le lavoratrici e i lavoratori delle società Opera Laboratori Fiorentini, ALES, EMME Service che lavorano in appalto presso i parchi archeologici di Pompei, Ercolano dopo anni di precarietà e sfruttamento, hanno diritto a pari dignità dei colleghi dipendenti delle sovraintendenze archeologiche, pari retribuzioni, pari tutele contrattuali e pari tutele in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. E dunque, concludono, “è ora che il Ministero dei beni colturali avvii un percorso di stabilizzazione e internalizzazione del personale oggi operante in appalto che metta definitivamente fine alla precarietà”.

Foto: il Parco di Pompei. Ph. Credit

“Il lavoro in appalto è una verGogna”: al Parco di Pompei, i Cobas organizzano un presidio dei lavoratori precari
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