La Russia partecipa ufficialmente alla Biennale di Venezia 2026 dopo due edizioni di assenza


Dopo due edizioni di assenza, la Russia annuncia la riapertura del Padiglione alla Biennale di Venezia 2026 con un progetto internazionale tra musica e filosofia. Arrivata anche la conferma ufficiale dall’organizzazione della Biennale.

Dopo due edizioni consecutive segnate dall’assenza, la Russia riaprirà il proprio padiglione nazionale alla Biennale di Venezia del 2026. La conferma è arrivata stamani dalla stessa organizzazione della Biennale, che ha incluso la Russia tra le partecipazioni nazionali ufficiali, dopo che ieri gli organizzatori del padiglione e il delegato russo per gli scambi culturali internazionali, Mikhail Shvidkoi, già ministro della cultura della federazione, avevano confermato la partecipazione alla rivista ARTnews.

Nel febbraio 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, gli artisti russi Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, insieme al curatore lituano Raimundas Malašauskas, si erano ritirati dalla partecipazione al padiglione russo di quell’anno. In una presa di posizione netta avevano definito la guerra “politicamente ed emotivamente insopportabile”, affermando che in quel contesto non vi fosse spazio per l’arte. Poco dopo, gli organizzatori avevano annunciato sui social che il padiglione sarebbe rimasto chiuso. Due anni più tardi, in occasione della 60ª edizione della Biennale nel 2024, la Russia aveva consegnato le chiavi del proprio padiglione ai Giardini alla Bolivia, che vi aveva allestito la propria partecipazione. All’epoca non fu diffuso alcun comunicato ufficiale da parte russa e i tentativi di ottenere dichiarazioni dal ministero della Cultura e dagli organizzatori del padiglione non ebbero esito.

Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia. Foto: KASA - Alexandra Kovaleva/Kei Sato
Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia. Foto: KASA - Alexandra Kovaleva/Kei Sato

Ora, invece, la riapertura è ufficiale. In una comunicazione via email a George Nelson di ARTnews, Shvidkoi ha sottolineato che la Russia non avrebbe mai realmente lasciato la manifestazione veneziana. “La presenza stessa del nostro padiglione, indipendentemente da ciò che vi si svolge, che si tratti di mostre dei nostri amici latinoamericani o dell’organizzazione di un centro educativo per l’intera Biennale, significa la presenza del nostro paese nello spazio culturale di Venezia”, dicei l delegato. “Pertanto, poiché non siamo andati da nessuna parte, non stiamo ‘tornando’. Stiamo semplicemente cercando nuove forme di attività creativa nelle circostanze attuali. Questa è un’ulteriore prova che la cultura russa non è isolata e che i tentativi di ‘cancellarla’, intrapresi negli ultimi quattro anni dalle élite politiche occidentali, non hanno avuto successo. È proprio per questo che abbiamo deciso di creare un progetto in cui si possa ascoltare una polifonia multilingue di culture, culture che non si considerano periferiche rispetto all’Occidente”.

Il progetto per il 2026 coinvolgerà oltre cinquanta artisti provenienti dalla Russia e da altri paesi, e la mostra porta il titolo The Tree is Rooted in the Sky. All’interno del padiglione sarà organizzato un festival musicale che vedrà la partecipazione di artisti provenienti da diverse regioni della Federazione Russa e da paesi come Argentina, Brasile, Mali e Messico.

A sostegno della tesi secondo cui la cultura russa continuerebbe a essere presente sulla scena internazionale, Shvydkoy ha citato la partecipazione di artisti russi a eventi culturali in Europa e negli Stati Uniti, tra cui l’animatore Konstantin Bronzit, candidato all’Oscar per il miglior cortometraggio animato. Questo, a suo avviso, dimostrerebbe che la Biennale sta cercando una soluzione alla situazione complessa in cui si è trovato il padiglione russo e che i curatori del nuovo progetto intendono presentare l’arte russa in collaborazione con colleghi di diverse aree del mondo.

Interpellata sulla riapertura del padiglione russo, la Biennale di Venezia ha precisato che l’istituzione non decide sulla partecipazione nazionale, essendo i singoli paesi a scegliere se prendere parte o meno alla manifestazione.

Nel frattempo, questa mattina la Biennale ha pubblicato l’elenco completo delle partecipazioni nazionali. La Russia avrà come commissaria Anastasiia Karneeva, figlia dell’ex ad di Rostec, holding statale russa del settore della difesa, colpita da sanzioni americane ed europee per via dell’intervento russo in Ucraina già dal 2014. Gli artisti che parteciperanno: Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, DJ Diaki, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Atosigado y Herrica, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin, Maria Vinogradova.




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