L'UE minaccia di ritirare i fondi alla Biennale di Venezia se la Russia partecipa


La Commissione europea critica la decisione della Biennale di Venezia di riaprire il padiglione russo nel 2026. La vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen, e il commissario all cultura, Glenn Micallef, avvertono: possibili sospensioni dei finanziamenti UE.

La partecipazione della Russia alla prossima edizione della Biennale di Venezia accende un nuovo fronte di tensione istituzionale tra Bruxelles e la Fondazione che organizza la storica manifestazione. La Commissione Europea ha infatti dichiarato che potrebbe sospendere o revocare i finanziamenti destinati alla Biennale qualora venga confermata la presenza del padiglione russo alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte prevista per il 2026.

La posizione è stata espressa in una dichiarazione congiunta della vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, e del commissario europeo per la cultura, Glenn Micallef. I due rappresentanti dell’esecutivo comunitario hanno criticato apertamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale, segnando il possibile ritorno del Paese alla manifestazione per la prima volta dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Nel comunicato si sottolinea inoltre il ruolo della cultura come strumento di promozione dei valori democratici, del dialogo e della libertà di espressione. Per questo motivo, secondo i commissari, le istituzioni culturali non dovrebbero essere utilizzate come piattaforme di propaganda politica.

Nella dichiarazione, i commissari europei affermano di “condannare fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026”. Secondo la Commissione europea, la scelta rischia di entrare in contrasto con la linea politica adottata dall’Unione Europea dopo l’inizio della guerra. Bruxelles ha infatti ribadito di avere espresso una posizione chiara nei confronti della “guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina”.

Padiglione della Russia. Foto: Francesco Galli / Biennale di Venezia
Padiglione della Russia. Foto: Francesco Galli / Biennale di Venezia

“La Commissione Europea”, dichiarano Virkkunen e Micallef, “ha espresso una posizione chiara riguardo alla guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina. La cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda. Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’UE ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina”.

Secondo Virkkunen e Micallef, la decisione della Fondazione Biennale “non è compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione russa”. Per questo motivo, “qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia”, continua la dichiarazione, “valuteremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale”. Un’eventualità che potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano istituzionale e culturale.

La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio che negli ultimi anni ha coinvolto molte istituzioni culturali internazionali, chiamate a confrontarsi con il rapporto tra diplomazia culturale, libertà artistica e responsabilità politica nel contesto della guerra in Ucraina. La possibile presenza della Russia alla Biennale Arte 2026 riapre così una discussione delicata sul ruolo delle grandi manifestazioni culturali globali in tempi di conflitto.




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