Biennale di Venezia 2026, torna la Russia: ecco chi c'è dietro il padiglione di regime


L’organizzazione della Biennale di Venezia 2026 annuncia la presenza ufficiale della Federazione Russa. Il progetto sarà guidato da figure vicine al regime. Ecco chi c’è dietro, mentre gli ucraini sui social già protestano contro la presenza della Russia.

La notizia della partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia 2026, confermata ufficialmente stamani, quando l’organizzazione della Biennale ha diramato l’elenco delle partecipazioni nazionali, sta già suscitando, per adesso sui social, lo sdegno degli ucraini che vedono accolta la Federazione Russa con una partecipazione ufficiale in una grande mostra internazionale. Annunciati il titolo della mostra (The Tree is Rooted in the Sky) e l’elenco degli artisti. La partecipazione è stata anticipata da Mikhail Shvidkoy, che dal 1° agosto del 2008 è il rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa per la Cooperazione Culturale Internazionale, carica istituita dall’allora presidente russo Medvedev per gestire le iniziative di cooperazione culturale internazionale della Russia e di promuovere l’immagine del paese fuori dai confini nazionali. Shvidkoy ha ricoperto anche, dal 2000 al 2004, la carica di ministro della cultura, e ultimamente ha spesso ribadito, con dichiarazioni e interviste, le sue posizioni. Lo scorso luglio, nella rubrica che Shvidkoy tiene sulla Rossiyskaya Gazeta, il giornale ufficiale della Federazione, si è schierato a favore della censura sull’arte, ritenendo che questa debba essere praticata da professionisti: pur riconoscendo che “rilanciare l’istituto della censura è un impresa costosa che richiede non centinaia ma migliaia di illuminati servitori dello Stato”, ha scritto nel suo articolo, la censura “può preservare un ambiente sano nella comunità creativa”.

Ancora, Shvidkoy, il 23 novembre del 2023 dichiarava alla TASS che la decisione di restituire l’oro degli sciti all’Ucraina, sancita da un tribunale olandese (diversi reperti della Scizia provenienti dai musei della Crimea si trovano infatti ancora nei Paesi Bassi, dov’erano esposti per una mostra nel 2014, non sono più tornati nei loro istituti perché nel frattempo la Crimea era stata occupata dalla Russia e c’è dunque il timore che i russi possano appropriarsi di beni che appartengono all’Ucraina), sarebbe giuridicamente infondata e sia motivata politicamente da “russofobia” e “fervore mediatico anti-russo”. Shvidkoy ha più volte sostenuto che l’Occidente si muova su posizioni russofobe e sia fautore di una sorta di cancellazione della cultura russa. Lo scorso 30 dicembre, Shvidkoy ha dichiarato che servirà tempo prima che si possa dare una “interpretazione artistica” di quella che in Russia viene chiamata “operazione militare speciale” (l’invasione dell’Ucraina cominciata il 24 febbraio del 2022: Shvidkoy l’ha sempre esplicitamente appoggiata, e in almeno un’occasione, nel febbraio del 2024, ha dichiarato che gli artisti che hanno lasciato la Russia in disaccordo con la guerra avrebbero “reagito emotivamente al lancio dell’operazione militare speciale: non sono politici o strateghi e non comprendono il profondo e lungo processo che ha portato al lancio dell’operazione militare speciale”). Si potrebbe poi aggiungere un’ulteriore, curiosa posizione: il 26 dicembre scorso, raggiunto dalla TASS, ha elogiato l’apparizione di Vladimir Putin in un popolare cartone animato per bambini ritenendo che un’apparizione del genere, “se fatta con rispetto”, può essere “una forma d’espressione d’amore”. E potrebbe essere un modo per far conoscere il presidente ai bambini.

La commissaria del Padiglione della Russia sarà Anastasiia Karneeva, classe 1982, in carica come commissaria dal 2021 (il mandato dura otto anni). Figlia di Nikolai Volobuev, generale in pensione dell’FSB (e, all’epoca dell’URSS, tra le fila del KGB) e vice direttore generale di Rostec (holding statale attiva nel settore della difesa, fondata nel 2007 dallo stesso Putin, e dal 2014 soggetta a sanzioni da parte di USA e Unione Europea), Karneeva si presenta come collezionista e mecenate. È stata titolare di un’attività di produzione artistica e organizzazione di mostre chiamata “Smart Art” e fondata nel 2016 assieme a Ekaterina Vinokourova, figlia dell’attuale ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e moglie di Aleksandr Vinokourov, uomo d’affari, attuale azionista di maggioranza di Magnit, uno dei più grandi rivenditori di generi alimentari del paese, colpito dalle sanzioni europee già a marzo 2022. Il marito di Anastasia Karneeva, Dmitrij Karneev, suo coetaneo, è stato per molto tempo un uomo degli apparati: ha lavorato a lungo per Rosspirtprom, la società statale che controlla l’industria russa degli alcolici, prima di diventarne direttore nel 2024 per poi abbandonare ogni attività parastatale e dedicarsi in privato al settore della ristorazione.

Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia. Foto: KASA - Alexandra Kovaleva/Kei Sato
Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia. Foto: KASA - Alexandra Kovaleva/Kei Sato

Per quanto riguarda gli artisti, sono diversi i nomi annunciati per il padiglione russo: si tratta per lo più di artisti russi, con qualche sparuta presenza internazionale. Sono stati presentati come “giovani” da Shvidkoy. Tra i nomi più noti figurano quelli di Maria Vinogradova (celebre ballerina solista del Bolshoi che, negli anni della guerra in Ucraina, ha continuato a lavorare in Russia, partecipando anche, ad aprile del 2022, a un concerto nell’ambito di una campagna organizzata dal Ministero della Cultura russo a sostegno della guerra), di alcuni membri dell’ensemble Toloka, un gruppo folk russo che, attraverso i propri canali social, ha espresso la propria vicinanza ai soldati russi (l’ultima volta lo scorso 23 febbraio per salutare uno dei membri del gruppo, in partenza per il servizio militare, con un post su V Kontakte in cui il resto del complesso non ha perso occasione di congratularsi con “tutti i difensori della Patria”), e di Alexey Retinsky, musicista di origine ucraina.

Il progetto russo è già stato presentato anche su Instagram, sull’account ufficiale del padiglione: “The Tree Is Rooted in the Sky”, si legge, “è concepito come un’iniziativa culturale di ampio respiro: all’interno del padiglione prenderà vita un vero e proprio festival musicale, con musicisti provenienti da diverse regioni della Russia e da paesi come Argentina, Brasile, Mali e Messico. L’evento metterà in luce il potenziale creativo di aree e pratiche periferiche, valorizzando tradizioni, linguaggi musicali e approcci sperimentali che emergono lontano dai grandi centri culturali, ma proprio per questo conservano una potenza espressiva autentica e innovativa. Attraverso l’incontro di culture diverse, il progetto mira a creare uno spazio di dialogo e scambio, dove le radici locali possano intrecciarsi con visioni globali, generando nuove prospettive artistiche e rafforzando un senso di comunità internazionale”.




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