Uffizi, è scontro fra Montanari e Giuli attorno alle nomine del Cda


Il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Tomaso Montanari, lascia il Comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi dopo le nomine del nuovo cda voluto dal ministro Alessandro Giuli. Contestate la presenza del segretario generale di Palazzo Chigi e della storica dell’arte Carmen Bambach. Dura la replica del Ministero della Cultura.

Si apre tra le polemiche la nuova fase di governance delle Gallerie degli Uffizi. A pochi giorni dalla formalizzazione delle nomine del nuovo consiglio di amministrazione per il quinquennio 2026-2031, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, ha annunciato le proprie dimissioni dal Comitato scientifico del museo fiorentino, denunciando quella che definisce una “appropriazione politica” dell’istituzione e sollevando dubbi sulla composizione del nuovo organo di governo. Non è mancata la risposta del ministro della cultura Alessandro Giuli.

Tomaso Montanari e Alessandro Giuli, foto dai rispettivi profili Instagram.
Tomaso Montanari e Alessandro Giuli, foto dai rispettivi profili Instagram.

La decisione di Montanari è arrivata qualche ora fa, ed è una conseguenza del decreto firmato il 25 maggio dal ministro della cultura, che ha nominato i nuovi componenti del cda delle Gallerie degli Uffizi. Un passaggio atteso da mesi, considerando che il precedente Cda era scaduto nel dicembre 2025 e che il rinnovo della governance del principale polo museale italiano era rimasto sospeso per circa sei mesi. Il nuovo Consiglio di amministrazione sarà chiamato a guidare una delle istituzioni culturali più importanti e visitate al mondo in una fase particolarmente delicata, caratterizzata da trasformazioni organizzative, ridefinizione delle strategie gestionali e sviluppo delle politiche culturali e scientifiche del museo.

A comporre il nuovo organo amministrativo saranno Alessandro Campi, Carlo Deodato, Stefano Mugnai e Carmen Bambach. A questi si aggiunge, come previsto dallo statuto, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, che ne fa parte di diritto. Tra le nomine, quella che ha ricevuto maggiore attenzione negli ambienti museali internazionali è senza dubbio quella di Carmen Bambach. Storica dell’arte di fama mondiale, è considerata una delle massime studiose di Leonardo da Vinci e dirige il dipartimento Disegni e Stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. La sua presenza nel nuovo Consiglio rappresenta il profilo maggiormente legato all’ambito della ricerca storico-artistica e della gestione museale internazionale. Nel nuovo board entrano inoltre Alessandro Campi, accademico e docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Perugia, noto anche per essere stato collaboratore di lungo corso di Gianfranco Fini; Carlo Deodato, attuale Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; e Stefano Mugnai, dipendente comunale a Firenze ed ex deputato di Forza Italia. Completa la composizione del Consiglio, come detto, il direttore Verde. Il precedente Consiglio di amministrazione, giunto a scadenza alla fine dello scorso anno, era formato da Stefano Casciu, già direttore regionale dei Musei nazionali della Toscana, Fulvio Cervini, professore ordinario di Storia dell’arte medievale e direttore del Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, Aurélie Filippetti, ex ministra della Cultura francese, e Valdo Spini, ex ministro dell’Ambiente nei governi Ciampi e Amato I e già assessore alla Cultura del Comune di Firenze.

L’annuncio delle nuove nomine ha però provocato l’immediata reazione di Tomaso Montanari, che ha scelto di lasciare il Comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi attraverso una lettera indirizzata direttamente al ministro Giuli. Nel testo, Montanari afferma di aver appreso della composizione del nuovo Consiglio soltanto attraverso la stampa e comunica le proprie “dimissioni irrevocabili” con effetto immediato. Secondo lo storico dell’arte, la presenza nel Cda del Segretario generale della Presidenza del Consiglio rappresenterebbe un segnale di eccessiva ingerenza politica nella gestione del museo. Nella lettera, Montanari definisce infatti “assai grave” la decisione del ministro di sottoporre l’istituzione a un controllo così stretto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Ritengo infatti assai grave che lei abbia ritenuto di sottoporre il Museo a un controllo così stretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nominandone nel Consiglio d’amministrazione addirittura il Segretario generale”, scrive Montanari.

Lo storico dell’arte critica inoltre altre due delle nomine effettuate dal ministro, che considera espressione di una logica ideologica più che di criteri tecnico-scientifici. Nella sua valutazione, i tre componenti contestati sarebbero privi di competenze specifiche nel governo delle istituzioni museali. “La natura sfacciatamente ideologica di altre due nomine, e l’assenza di ogni competenza nel governo dei musei di questi tre componenti, configurano una appropriazione politica in sé grave e inaccettabile, perché incompatibile con l’appartenenza del patrimonio culturale all’intera nazione”, sostiene nella lettera. Montanari esprime inoltre riserve anche sulla presenza di Carmen Bambach. Pur riconoscendone l’autorevolezza scientifica, ritiene che il suo ruolo al Metropolitan Museum possa configurare una situazione di potenziale conflitto di interessi. “Infine, la presenza della collega Carmen Bambach, autorevole collega storica dell’arte ma anche conservatrice in un grande museo straniero strutturalmente interessato al prestito di opere delle Gallerie degli Uffizi, integra un evidente, quanto altamente inopportuno, conflitto di interessi”, scrive. Per queste ragioni, conclude Montanari, non esisterebbero più le condizioni per continuare a svolgere serenamente il proprio incarico all’interno del Comitato scientifico.

La risposta del Ministero della Cultura è arrivata poche ore dopo attraverso una nota ufficiale diffusa dall’ufficio stampa del ministro Alessandro Giuli. Il ministro ha scelto di replicare con toni particolarmente polemici, aprendo il proprio commento citando Palmiro Togliatti che apostrofò con ironia l’abbandono del Pci da parte di Elio Vittorini. “Montanari se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato”, afferma Giuli nella nota. Il titolare del dicastero respinge quindi le accuse avanzate dallo storico dell’arte e difende le scelte compiute nella composizione del nuovo Consiglio di amministrazione.

Secondo il ministro, le critiche rivolte alle nomine sarebbero prive di fondamento e non troverebbero giustificazione nei profili professionali individuati. “Le motivazioni addotte dall’esimio Prof. Montanari – ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda, come il Segretario generale della Presidenza del Consiglio Carlo Deodato nonché, nel comitato scientifico, di una autorevolissima scienziata dell’arte come Carmen Bambach, tra l’altro curatrice al Met di New York – appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti considerando la sua incompresa caratura intellettuale”, dichiara Giuli.

Le Gallerie degli Uffizi rappresentano uno dei simboli più riconosciuti del patrimonio culturale nazionale e ogni scelta relativa alla loro governance assume inevitabilmente una valenza che va oltre i confini amministrativi. Nel frattempo il nuovo Consiglio di amministrazione si prepara ad assumere pienamente le proprie funzioni, con il compito di accompagnare le Gallerie degli Uffizi nel prossimo quinquennio. Un mandato che si apre però sotto il segno della polemica e con un confronto destinato probabilmente a proseguire anche nei prossimi mesi, coinvolgendo il mondo della cultura, della politica e delle istituzioni museali.




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