Viterbo e la Tuscia avviano ufficialmente il percorso verso la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033. Il progetto è stato presentato l’11 maggio nella sede della Provincia di Viterbo, alla presenza degli amministratori dei 51 Comuni che hanno aderito all’iniziativa insieme al Comune di Viterbo e al Comitato promotore. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati il logo della candidatura, la struttura del progetto e le linee guida del percorso che porterà il territorio a confrontarsi con la selezione europea prevista nei prossimi anni.
L’iniziativa si fonda su un sistema di alleanze territoriali che coinvolge, oltre alla Provincia e alla Regione Lazio, anche enti pubblici e soggetti privati. L’obiettivo dichiarato consiste nella costruzione di una candidatura condivisa, capace di rappresentare l’intero sistema territoriale della Tuscia. Il progetto punta a utilizzare la cultura come leva di sviluppo economico, sociale e territoriale, in coerenza con i criteri previsti per l’assegnazione del titolo.
La presentazione si è aperta con i saluti istituzionali della sindaca di Viterbo Chiara Frontini e del presidente della Provincia Alessandro Romoli. Sono intervenuti anche il vicesindaco e assessore alla Capitale Europea della Cultura Alfonso Antoniozzi e l’assessora alle Economie e Risorse Finanziarie Elena Angiani. Successivamente hanno preso la parola i rappresentanti dei Comuni aderenti, prima della presentazione tecnica del percorso di candidatura e dello svelamento del logo, affidati ad Antonio Scuderi per il raggruppamento temporaneo di imprese formato da Capitale Cultura Group, Accent on Design e WePlan.
Il progetto si basa su un approccio partecipativo che intende coinvolgere enti, istituzioni, operatori culturali, associazioni e cittadini in un processo di lungo periodo. Secondo quanto illustrato durante l’incontro, il percorso mira a produrre effetti strutturali sul territorio anche oltre il 2033, attraverso politiche culturali considerate in grado di incidere sulla crescita sociale ed economica dell’area.
Nel dossier preliminare di presentazione, Viterbo viene descritta come una città di dimensione intermedia caratterizzata dalla presenza di un centro storico medievale ancora integralmente abitato e inserito nella vita quotidiana della comunità. Proprio il rapporto continuo tra patrimonio storico e funzioni urbane contemporanee viene indicato come uno degli elementi distintivi della candidatura. Il progetto intende infatti valorizzare una dimensione urbana considerata coerente con i temi centrali delle politiche culturali europee, in particolare quelli relativi alla sostenibilità, alla qualità dello spazio urbano e alla conservazione del patrimonio.
Tra gli aspetti richiamati nella presentazione compare anche la storia istituzionale della città. Viterbo fu sede papale nel XIII secolo e ricoprì un ruolo di rilievo nel contesto europeo medievale. La candidatura intende inoltre valorizzare il rapporto con il territorio della Tuscia, definito come un sistema composto da borghi, paesaggi storici e beni culturali diffusi. In questo quadro viene richiamata anche la Via Francigena, itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, che collega Viterbo a una rete europea di percorsi storici e religiosi.
Secondo il gruppo di lavoro incaricato della candidatura, il progetto vuole proporre Viterbo come esempio di centralità non metropolitana, cioè come modello alternativo alle grandi aree urbane nel panorama culturale europeo. La candidatura viene quindi presentata come un processo orientato alla sostenibilità, alla partecipazione e all’impatto territoriale, con l’obiettivo di costruire una strategia culturale di lungo periodo.
Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il marchio ufficiale della candidatura. Il logo è composto da tre fasci di luce colorata che convergono nella forma di una “V”, iniziale di Viterbo, reinterpretata come simbolo di un’identità territoriale in trasformazione. Il progetto grafico è stato sviluppato a partire da un’analisi preliminare del territorio e dei suoi elementi identitari, svolta dal gruppo composto da Capitale Cultura Group, Accent on Design e WePlan, in collaborazione con gli amministratori locali e il Comitato promotore. Il concept del marchio prende spunto da tre elementi considerati centrali nell’immaginario storico e culturale cittadino: il quartiere medievale di San Pellegrino, Palazzo dei Papi e la Macchina di Santa Rosa. Tali riferimenti sono stati sintetizzati in un segno grafico unitario che, nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbe rappresentare il legame tra memoria storica e prospettiva futura.
La candidatura è accompagnata dal claim “storia viva, futuro presente”, scelto per sintetizzare la continuità tra patrimonio storico e sviluppo contemporaneo. Anche la palette cromatica del logo è stata costruita a partire da richiami al territorio. Il grigio rimanda al tufo e alla pietra degli edifici storici, l’azzurro richiama l’acqua delle fontane e il tema del tempo, il verde fa riferimento al paesaggio naturale della Tuscia e dei Monti Cimini, mentre arancione e giallo vengono associati alla vitalità culturale e alla dimensione collaborativa del progetto.
Il coordinamento della comunicazione strategica della candidatura è stato affidato a Capitale Cultura Group, società che opera nel settore dello sviluppo culturale e turistico e che seguirà le attività di media relations, social media e raccolta fondi. WePlan si occuperà invece delle attività di analisi strategica e della definizione della visione generale della candidatura, facendo leva sull’esperienza maturata in grandi eventi internazionali come Expo 2015 e le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Accent On Design curerà l’identità visiva e gli strumenti di comunicazione, sulla base di precedenti collaborazioni con enti istituzionali come Regione Lombardia e Regione Emilia-Romagna.
La presentazione ha chiarito anche le tappe istituzionali che condurranno alla selezione della Capitale Europea della Cultura 2033. Per quell’anno la designazione riguarda l’Italia e il percorso entrerà formalmente nel vivo nel 2027, quando il Ministero della Cultura inviterà le città italiane interessate a presentare la propria candidatura ufficiale. Entro quella fase dovrà essere elaborato il cosiddetto bid book, il dossier strategico che definisce la visione culturale della candidatura, il programma di iniziative previste e gli impatti attesi sul territorio. Il documento rappresenta il principale strumento di valutazione per la giuria internazionale incaricata della selezione.
L’iter si articolerà successivamente in due fasi. Una prima preselezione servirà a individuare una rosa ristretta di città candidate, mentre una seconda fase porterà alla scelta finale della città vincitrice. Le procedure si svolgeranno tra il 2028 e il 2029 e comprenderanno l’analisi dei dossier, audizioni pubbliche e momenti di confronto diretto con i territori coinvolti.
La valutazione sarà effettuata sulla base di criteri stabiliti a livello europeo, tra cui la qualità del programma culturale, la dimensione europea del progetto, il coinvolgimento delle comunità locali e la sostenibilità degli effetti prodotti nel lungo periodo. La città selezionata riceverà il titolo circa quattro anni prima dell’anno di svolgimento e potrà accedere al Premio Melina Mercouri, pari a 1,5 milioni di euro, subordinato però al rispetto degli impegni assunti nel dossier di candidatura.
Secondo quanto illustrato durante la presentazione, Viterbo ha già avviato alcune attività preliminari finalizzate alla costruzione del progetto. Tra queste figura la open call promossa nell’estate del 2025, attraverso cui sono state raccolte progettualità e proposte successivamente sviluppate nei Laboratori di co-progettazione ospitati da Lazio Innova. I tavoli tematici hanno coinvolto operatori culturali, associazioni e soggetti del territorio, con l’obiettivo di definire un primo nucleo di contenuti da inserire nel percorso di candidatura. Il prossimo appuntamento pubblico è stato fissato per il 13 maggio e sarà dedicato agli aggiornamenti sul progetto, alla preparazione di una giornata di coinvolgimento territoriale prevista per l’estate e all’avvio di un confronto tra stakeholder culturali e associativi sul posizionamento della candidatura di Viterbo e della Tuscia nel contesto europeo.
Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà con la definizione di una struttura di governance, la nomina di un Comitato Scientifico internazionale e l’elaborazione delle linee strategiche che dovranno accompagnare il territorio fino alla presentazione ufficiale della candidatura. L’obiettivo dichiarato dagli enti promotori consiste nella costruzione di un progetto condiviso, coerente con i criteri europei e capace di consolidare nel tempo la rete culturale e istituzionale della Tuscia.
1. Arlena di Castro
2. Bagnoregio
3. Bassano in Teverina
4. Blera
5. Bolsena
6. Bomarzo
7. Canepina
8. Canino
9. Capodimonte
10. Capranica
11. Caprarola
12. Carbognano
13. Castel Sant’Elia
14. Castiglione in Teverina
15. Celleno
16. Cellere
17. Civita Castellana
18. Corchiano
19. Fabrica di Roma
20. Faleria
21. Farnese
22. Gradoli
23. Graffignano
24. Grotte di Castro
25. Ischia di Castro
26. Latera
27. Lubriano
28. Marta
29. Montalto di Castro
30. Montefiascone
31. Monte Romano
32. Monterosi
33. Nepi
34. Onano
35. Oriolo Romano
36. Orte
37. Proceno
38. Ronciglione
39. Villa San Giovanni in Tuscia
40. San Lorenzo Nuovo
41. Soriano nel Cimino
42. Sutri
43. Tessennano
44. Tuscania
45. Valentano
46. Vallerano
47. Vasanello
48. Vejano
49. Vetralla
50. Vignanello
51. Vitorchiano
Si sta valutando il coinvolgimento dei Comuni che finora non hanno ancora formalizzato il proprio sostegno alla candidatura.
“Quella di Viterbo Tuscia 2033 non è la candidatura di una sola città, ma di un intero territorio che sceglie di raccontarsi al mondo come sistema unito”, ha dichiarato la sindaca del Comune di Viterbo, Chiara Frontini. “Questa sfida ci chiede di superare i particolarismi e costruire una visione condivisa, capace di valorizzare le identità locali dentro un progetto comune. Indipendentemente dall’esito finale, il vero risultato sarà lasciare ai nostri cittadini un metodo stabile di collaborazione tra comunità. Viterbo Tuscia 2033 deve diventare il simbolo di un territorio che ha riscoperto l’orgoglio di camminare insieme”.
“L’incontro con i sindaci della Tuscia dedicato all’aggiornamento del percorso di candidatura di Capitale Europea della Cultura 2033”, dice Alfonso Antoniozzi, vicesindaco e assessore alla Capitale Europea della Cultura, “rappresenta un momento importante, perché una candidatura europea obbliga un territorio a uscire dall’abitudine di considerarsi soltanto erede di una grande storia: è necessario tornare a essere contemporanei senza rinnegare nulla della propria profondità ma rimettendo finalmente la cultura nella condizione di produrre presenza e non soltanto memoria”.
“La candidatura a Capitale Europea della Cultura è una grande opportunità che Viterbo e la Tuscia devono cogliere per valorizzare le proprie eccellenze storiche, culturali, produttive”, ha commentato l’assessora alle Finanze, Elena Angiani. “Le città che hanno fatto questa esperienza prima di noi hanno dimostrato che il processo di candidatura, al di là della vittoria finale, porta con sé una crescita in termini di attrattività turistica ed imprenditoriale con un enorme ritorno economico, ben oltre l’investimento fatto. Per questo è fondamentale che tutti siano coinvolti in questo progetto, le Istituzioni per le loro competenze ma anche e soprattutto le realtà culturali e produttive del territorio che rappresentano il vero motore dell’intero percorso”.
“Questa candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033 rappresenta una sfida che supera i confini amministrativi e che chiama l’intero territorio a fare sistema”, ha concluso il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli. “La risposta arrivata oggi dai 51 comuni dimostra che esiste una consapevolezza condivisa: la cultura può essere un elemento centrale di crescita, sviluppo e coesione per tutta la provincia. La Tuscia è un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni, fatto di borghi unici, paesaggi straordinari, siti archeologici, percorsi spirituali e testimonianze artistiche che raccontano secoli di identità e appartenenza. Un patrimonio diffuso che rappresenta non soltanto la nostra memoria, ma anche una grande opportunità di sviluppo e valorizzazione per il futuro. Questo percorso ci offre la possibilità di mettere in rete le eccellenze del territorio, costruendo una visione comune, capace di guardare all’Europa senza perdere le proprie radici. Come Provincia continueremo a sostenere questo progetto con convinzione, favorendo il coinvolgimento delle amministrazioni, delle associazioni, delle realtà culturali e delle comunità locali, perché una candidatura forte nasce dalla partecipazione e dalla capacità di lavorare insieme”.
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