Oltre ottanta documenti manoscritti, molti dei quali finora sconosciuti al grande pubblico, entrano a far parte del patrimonio del Vittoriale degli Italiani. L’annuncio è arrivato nell’ambito della manifestazione “Omaggio a d’Annunzio nell’azzurro”, durante la quale il presidente del Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, ha presentato ufficialmente l’acquisizione del carteggio intercorso tra Gabriele d’Annunzio e Giovanni Rizzo, figura chiave negli ultimi anni della vita del poeta. L’operazione, perfezionata nel corso del mese di giugno attraverso la casa d’aste Finarte, è stata resa possibile grazie alla collaborazione di Fabio Massimo Bertolo, responsabile del Dipartimento Libri, Autografi e Stampe. Si tratta di un’acquisizione di particolare rilevanza per la storia del Vittoriale e più in generale per gli studi dannunziani, poiché consente di accedere a una documentazione che finora era rimasta custodita in mani private.
Il fondo documentario comprende complessivamente 83 documenti manoscritti tra lettere, minute e buste autografe per un totale di oltre cento carte. Una parte significativa dei materiali risulta inedita e permette di approfondire aspetti finora poco conosciuti del rapporto tra d’Annunzio e Giovanni Rizzo, il funzionario di polizia inviato al Vittoriale nel 1923 con il compito ufficiale di sorvegliare il poeta. La documentazione acquisita rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire non soltanto la storia del complesso monumentale di Gardone Riviera, ma anche la rete di relazioni personali e politiche che caratterizzò gli ultimi anni di vita del Vate. Attraverso queste carte emerge infatti una prospettiva nuova sul rapporto tra d’Annunzio e il regime fascista, oltre a una serie di dettagli che riguardano la sua sfera familiare e privata.
Per comprendere il valore storico del carteggio è necessario tornare al 24 settembre 1923, data in cui Giovanni Rizzo arrivò al Vittoriale. L’invio era stato disposto dal generale Emilio De Bono e il funzionario aveva ricevuto formalmente l’incarico di svolgere indagini relative a un furto di gioielli. Dietro quella missione ufficiale si celava però un obiettivo ben diverso. Rizzo era stato infatti incaricato di esercitare un controllo costante sul poeta, diventando di fatto l’“occhio carceriere” di Benito Mussolini all’interno del Vittoriale.
Quella che inizialmente si configurava come una relazione fondata sulla sorveglianza e sul controllo assunse però nel tempo caratteristiche molto differenti. Nel corso degli anni, infatti, Giovanni Rizzo riuscì a conquistare la fiducia di d’Annunzio fino a diventare una delle persone più vicine al poeta. Da semplice funzionario incaricato di monitorarne le attività, si trasformò progressivamente in interlocutore privilegiato, segretario, confidente e, per certi aspetti, anche amico. Le lettere oggi acquisite dal Vittoriale restituiscono una narrazione più articolata e complessa rispetto a quella proposta dallo stesso Rizzo nella sua autobiografia pubblicata nel 1941, Diario di lotte e di poesia. Se in quel volume emergeva una determinata rappresentazione del rapporto con il Vate, la corrispondenza originale permette di cogliere sfumature e dinamiche che arricchiscono notevolmente il quadro storico.
Particolarmente significativo è il modo in cui d’Annunzio descrive il legame con Rizzo. In una delle lettere il poeta arriva a definirlo “molto più delicato dell’amore”, un’espressione che testimonia l’intensità di un rapporto caratterizzato da una forte componente affettiva e psicologica. Si trattava di un’amicizia singolare, profonda e talvolta segnata da momenti di tensione, all’interno della quale i ruoli iniziali finirono progressivamente per ribaltarsi.
Il controllore inviato dal regime divenne infatti la persona alla quale d’Annunzio confidava dubbi, paure e inquietudini. Le lettere mostrano un uomo lontano dall’immagine pubblica del poeta-soldato, del protagonista delle imprese eroiche e dell’oratore capace di infiammare le folle. Emergono invece fragilità, preoccupazioni e riflessioni che appartengono alla dimensione più privata della sua esistenza.
Tra gli aspetti più rilevanti della documentazione figurano le pagine dedicate ai rapporti con il fascismo e alle progressive fratture che si produssero tra il poeta e il regime. Il carteggio offre infatti testimonianze dirette dei momenti in cui d’Annunzio manifestò apertamente il proprio malcontento nei confronti di Mussolini, esprimendo giudizi severi e critici.
Uno degli episodi più significativi riguarda la mancata nomina all’Accademia d’Italia di alcune personalità particolarmente vicine al poeta: Ildebrando Pizzetti, Giuseppe Brunati e Gian Francesco Malipiero. La decisione provocò una forte delusione in d’Annunzio, che interpretò quella scelta come un tradimento personale e politico. In una delle lettere contenute nel fondo documentario, il Vate scrive parole estremamente dure nei confronti del capo del governo, affermando che “Il Primo Ministro non soltanto ha mancato contro l’amicizia ma contro l’onore”.
Si tratta di una testimonianza di grande interesse storico perché consente di osservare dall’interno le tensioni esistenti tra due figure spesso raccontate in modo semplificato dalla storiografia. Le lettere mostrano infatti un rapporto attraversato da incomprensioni, aspettative deluse e contrasti che emergono con chiarezza nella corrispondenza privata.
Accanto alle considerazioni politiche, il carteggio offre anche uno sguardo privilegiato sulla vita quotidiana di d’Annunzio. Le carte restituiscono l’immagine di un uomo alle prese con questioni familiari, problemi personali e preoccupazioni che raramente trovavano spazio nei documenti ufficiali. Particolarmente toccanti risultano i riferimenti al rapporto con il figlio Gabriellino. Non meno significativi sono i riferimenti alle ossessioni e alle superstizioni che accompagnarono d’Annunzio negli ultimi anni della sua vita. Le lettere affrontano inoltre uno dei temi centrali dell’esistenza dannunziana: la costruzione del Vittoriale.
L’importanza del fondo risiede proprio nella capacità di restituire un d’Annunzio diverso da quello conosciuto attraverso i discorsi pubblici e la produzione ufficiale. Le lettere consentono infatti di accedere a una dimensione più autentica e spontanea, nella quale il linguaggio appare meno costruito e più aderente alle emozioni del momento. Da questo punto di vista il carteggio rappresenta una fonte di straordinario interesse non soltanto per gli studiosi della figura del Vate, ma anche per chi si occupa della storia politica e culturale dell’Italia del Novecento. Le carte permettono infatti di osservare dall’interno le relazioni tra uno dei maggiori protagonisti della vita culturale italiana e il potere politico dell’epoca. L’acquisizione annunciata dal Vittoriale assume quindi un valore che va oltre il semplice arricchimento delle collezioni archivistiche dell’istituzione gardesana. Il recupero di documenti rimasti per lungo tempo in una collezione privata permette inoltre di evitare il rischio di dispersione di testimonianze fondamentali per la ricostruzione della biografia di d’Annunzio e della storia del Vittoriale.
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