Da Guido Reni e Ludovico Carracci alle vetrate. Le opere che rischiamo di perdere per sempre nell'incendio di Notre Dame


La Cattedrale di Notre-Dame non è soltanto un simbolo di Parigi e della Francia, uno dei monumenti più famosi e visitati nel mondo, la grande cattedrale protagonista di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo (il romanzo da cui sono state tratte numerose riduzioni cinematografiche): è anche un luogo in cui si conservano numerose opere d’arte di pregio. Abbiamo già perso la flèche, la grande guglia costruita nella seconda metà dell’Ottocento all’epoca dei rinnovamenti promossi da Eugène Viollet-le-Duc (Parigi, 1814 - Losanna, 1879): era alta 45 metri, si elevava per oltre 90 metri dal livello del suolo, ed era stata innalzata nel 1860 all’incrocio tra il corpo principale e il transetto, nel punto in cui sorgeva una guglia precedente costruita all’incirca nel 1250, rimaneggiata in epoche successive e definitivamente demolita tra il 1786 e il 1792. Sono diverse però le opere di cui ancora non si conosce la sorte: nel frattempo i vigili del fuoco lavorano alacremente, assieme al personale del ministero della cultura francese, per portare in salvo quante più opere possibili.

Dipinti
La Cattedrale di Notre-Dame contiene molti dipinti, per la più parte realizzati da artisti francesi, ma non mancano neppure opere di artisti italiani. Una delle opere più pregevoli conservate nell’edificio è la pala raffigurante San Giobbe, dipinto di Guido Reni (Bologna, 1575 - 1642) commissionato nel 1622 dall’Arte della Seta di Bologna, ma terminato solamente nel 1636. L’opera arrivò in un secondo momento a Parigi e si trova sulla tribuna della facciata. Di ambito emiliano è anche una pala di Ludovico Carracci (Bologna, 1555 - 1619) raffigurante San Bernardino da Siena che salva la città di Carpi, in origine conservata presso la chiesa di San Bartolomeo a Carpi (e nella città in provincia di Modena è temporaneamente tornata nel 2010 per una mostra sull’arte a Carpi nel Seicento organizzata nelle sale di Palazzo Pio). Spicca poi ciò che rimane della grande serie dei cosiddetti Mays, le grandi pale realizzate ogni anno tra il 1630 e il 1707 (si saltarono solo il 1683 e il 1694) su commissione della corporazione degli orefici: il nome è dovuto al fatto che venivano offerti alla cattedrale nei primi giorni di maggio (mai in francese). Non tutte le opere sono ancora in Notre-Dame, dal momento che poi diverse furono spostate verso altri edifici di culto, ma un buon nucleo è ancora custodito nella cattedrale parigina. Sono opere realizzate da quasi tutti i grandi del Seicento francese: su tutte, tra quelle ancora in Notre-Dame, è possibile citare la Crocifissione di sant’Andrea realizzata nel 1647 da Charles Le Brun (Parigi, 1619 - 1690), il Martirio di santo Stefano dello stesso artista, risalente al 1651, e la Discesa dello Spirito Santo dipinta nel 1634 da Jacques Blanchard (Parigi, 1600 - 1638). Tra le altre opere degne di nota figurano dipinti di altri importanti pittori francesi: per esempio, il Martirio di santa Caterina, opera del 1752 di Joseph-Marie Vien (Montpellier, 1716 - Parigi, 1809) e la Visitazione di Jean Jouvenet (Rouen, 1644 - Parigi, 1717), una delle opere più teatrali e spettacolari di quelle conservate in Notre-Dame.

Sculture
Il patrimonio di sculture della cattedrale di Notre-Dame annovera opere di grande importanza, tra cui l’intero rivestimento ligneo delle transenne del coro, che separano il deambulatorio dall’interno del coro: si tratta di pannelli realizzati tra il 1300 e il 1350 (anche se i colori furono ritoccati in epoche successive) da tre scultori francesi del tempo, ovvero Pierre de Chelles (documentato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo), che fu tra gli architetti della cattedrale, Jean Ravy, che fu anche l’architetto a cui si deve l’inizio della costruzione degli archi rampanti del coro della cattedrale, e il nipote di quest’ultimo, Jean le Bouteiller. Rappresentano scene della vita di Cristo. Oggetto di grande venerazione è poi una statua dell’inizio del Trecento raffigurante una Madonna col Bambino ma universalmente nota come “Notre Dame de Paris”: è la più famosa delle trentasette raffigurazioni della Madonna che si contano nella Cattedrale. L’opera proviene dalla cappella di Saint-Aignan, anch’essa situata nell’Île de la cité, l’isola su cui sorge Notre-Dame, e fu trasferita nell’edificio nel 1818. Fu installata nella collocazione attuale, addossata a uno dei pilastri del transetto, nel 1855, durante i lavori di restauro diretti da Viollet-le-Duc. La cappella di San Guglielmo ospita il gruppo scultoreo forse più noto della cattedrale, il mausoleo di Henri Claude d’Harcourt, capolavoro di Jean-Baptiste Pigalle (Parigi, 1714 - 1785), tra i massimi esponenti del tardobarocco francese. Il gruppo, interamente in marmo bianco, è dedicato al conte d’Harcourt, luogotenente generale della armate reali di Francia, scomparso nel 1769. L’abside conserva invece la Pietà di Nicolas Coustou (Lione, 1658 - Parigi, 1733) che s’ispirò a modelli italiani.

Vetrate
La Cattedrale di Notre-Dame è universalmente nota anche per le sue meravigliose vetrate, in gran parte frutto di ricostruzioni ottocentesche. Sono originali anche se in parte ricostruiti i rosoni della facciata (quello della facciata, largamente rimaneggiato nei secoli, potrebbe comunque essersi salvato dall’incendio, dal momento che la facciata è stata la parte meno interessata) e del transetto (questi ultimi più vicini al centro del disastro), che rimontano al XIII secolo, mentre le altre vetrate sono state rifatte in epoche successive. Tra queste ci sono comunque opere significative: per esempio, le vetrate della Leggenda di santa Genoveffa, la santa patrona di Parigi, realizzate tra il 1845 e il 1850 da Alfred Gérente (Parigi, 1821 - 1868), tra i maggiori artisti del vetro della Francia ottocentesca, su cartone di Louis Charles Auguste Steinheil (Strasburgo, 1814 - Parigi, 1885), pittore che si dedicò soprattutto a opere neogotiche. Tra le vetrate, anche quelle risalenti agli interventi più recenti, realizzate negli anni Sessanta del Novecento da Jacques Le Chevallier (Parigi, 1896 - Fontenay-aux-Roses, 1987), vetraio specializzato nella realizzazione di vetrate per chiese, e che per Notre-Dame firmò ben ventiquattro vetrate, in uno stile astratto che riprendeva però i colori dei rosoni medievali.

Organi
Da non trascurare neppure gli organi, tra cui il cosiddetto Grand orgue (“organo maggiore”), realizzato da François Thierry nel 1733 ma rimaneggiato nel 1783 da François-Henri Clicquot e da Aristide Cavaillé-Coll nel 1868: lo strumento andava a sostituire quello presente nella cattedrale fino, appunto, al 1733, che risaliva al Medioevo, anche se nel frattempo aveva subito numerose modifiche nel corso dei secoli. Il Grand orgue è il secondo organo più grande di Francia dopo quello della chiesa di Sant’Eustachio, che si trova anch’essa a Parigi. Di minor importanza invece l’organo del coro, che risale al diciannovesimo secolo.

Di seguito le immagini delle opere citate nell’articolo.

Guido Reni, San Giobbe (1601-1636)
Guido Reni, San Giobbe (1622-1636)



Ludovico Carracci, San Bernardino da Siena libera Carpi (1619)
Ludovico Carracci, San Bernardino da Siena libera Carpi (1619). Ph. Credit Fototeca Zeri



Charles Le Brun, Sant'Andrea (1647)
Charles Le Brun, Sant’Andrea (1647)



Charles Le Brun, Lapidazione di santo Stefano (1651)
Charles Le Brun, Lapidazione di santo Stefano (1651)



Jacques Blanchard, Discesa dello Spirito Santo (1634)
Jacques Blanchard, Discesa dello Spirito Santo (1634)



Jean Jouvenet, Visitazione (1716)
Jean Jouvenet, Visitazione (1716)



Pierre de Chelles, Jean Ravy, Jean le Bouteiller e altri, Scene della Vita di Cristo, Entrata in Gerusalemme (1300-1350 circa)
Pierre de Chelles, Jean Ravy, Jean le Bouteiller e altri, Scene della Vita di Cristo, Entrata in Gerusalemme (1300-1350 circa). Ph. Credit Notre Dame de Paris



Scultore trecentesco, Notre Dame de Paris (inizi del XIV secolo)
Scultore trecentesco, Notre Dame de Paris (inizi del XIV secolo). Ph. Credit Notre Dame de Paris



Nicolas Coustou, Pietà (1723)
Nicolas Coustou, Pietà (1723). Ph. Credit Wikimedia Commons (Prajnadhyana)



Jean-Baptiste de Pigalle, Monumento del conte d'Harcourt (1769)
Jean-Baptiste de Pigalle, Monumento del conte d’Harcourt (1769)



Alfred Gérente e Louis Steinheil, Nascita di santa Genoveffa (1845-1850)
Alfred Gérente e Louis Steinheil, Nascita di santa Genoveffa (1845-1850). Ph. Credit Notre Dame de Paris



Jacques Le Chevallier, Vetrata (1965)
Jacques Le Chevallier, Vetrata (1965). Ph. Credit Notre Dame de Paris



Grande orgue
Grande orgue. Ph. Credit Notre Dame de Paris

Da Guido Reni e Ludovico Carracci alle vetrate. Le opere che rischiamo di perdere per sempre nell'incendio di Notre Dame
Da Guido Reni e Ludovico Carracci alle vetrate. Le opere che rischiamo di perdere per sempre nell'incendio di Notre Dame

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