Si è conclusa a Milano la trentesima edizione di Miart, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea diretta da Nicola Ricciardi, ospitata dal 17 al 19 aprile 2026 nella nuova sede milanese della South Wing dell’Allianz MiCo. Un passaggio che è stato dichiaratamente identitario: una trasformazione che coincide con i trent’anni della manifestazione e che si è tradotta in un ripensamento complessivo del formato, del percorso espositivo e della stessa esperienza di visita. Sotto il titolo New Directions, omaggio a John Coltrane e dichiarazione programmatica insieme, miart ha provato a costruire una narrazione fondata sull’improvvisazione controllata del jazz come metafora curatoriale: un sistema in cui tradizione e variazione convivono, e in cui il passato viene continuamente rielaborato.
Il trasferimento alla South Wing dell’Allianz MiCo, affacciata sul parco di CityLife, è stato presentato come uno dei cardini simbolici di questa edizione. Uno spazio articolato su tre livelli, pensato come un percorso progressivo e coinvolgente, ma che nella pratica ha generato reazioni contrastanti, spesso polarizzate tra apprezzamento per la qualità architettonica e criticità evidenti nella leggibilità del percorso. Dal punto di vista del mercato, l’edizione si è mossa su un registro generalmente prudente ma non privo di risultati, con vendite concentrate soprattutto su opere di fascia medio-alta e medio-bassa, e con una forte centralità dei collezionisti già fidelizzati. Diversi espositori hanno sottolineato una buona qualità dell’affluenza, ma una minore incidenza del pubblico internazionale rispetto alle aspettative, soprattutto nelle giornate centrali. Ecco cosa ci hanno raccontato.
Cominciamo dalla galleria Alfonso Artiaco di Napoli, che è tornata a miart dopo tre anni, accogliendo con interesse la nuova sede e immaginando un possibile rilancio della manifestazione. Lo stand, collocato al secondo piano nella sezione Establish Anthology, è stato giudicato positivamente dal punto di vista espositivo, grazie a spazi ampi, pavimenti in parquet e una qualità della luce particolarmente efficace. La galleria ha presentato a miart un progetto essenziale e calibrato, costruito attorno a soli tre artisti e impostato come un percorso quasi concentrato, più che come uno stand espositivo tradizionale. Sulla parete esterna dello spazio trovavano posto una scultura di Ugo Rondinone affiancata da un dipinto della serie degli arcobaleni. All’interno, lo stand si sviluppava invece come una personale del pittore spagnolo Juan Uslé, che occupava l’intero ambiente con il suo lavoro pittorico. Più critica invece la lettura della struttura generale della fiera: il collegamento tra i livelli è stato percepito come confuso e il percorso poco intuitivo. Ci sono state vendite, soprattutto grazie ai collezionisti storici della galleria, ma resta la sensazione di un potenziale non pienamente espresso.
La galleria Secci di Firenze esprime soddisfazione per l’andamento del proprio stand, che viene giudicato complessivamente positivo sul piano delle relazioni e dei riscontri di pubblico. Come sottolinea Sara Cirillo, direttrice della galleria, in questa edizione di Miart la risposta degli italiani è stata più importante rispetto a quella degli stranieri, la cui presenza è risultata, almeno a sua impressione, piuttosto contenuta. Più critica la valutazione della nuova sede della fiera, che viene descritta come poco funzionale e piuttosto confusionaria, con un impatto diretto sull’esperienza complessiva di visita e sulla leggibilità del percorso espositivo.
Cadogan Gallery descrive una fiera leggermente più lenta rispetto alle edizioni precedenti, anche in relazione al contesto internazionale. Secondo la galleria milanese il fine settimana ha però registrato un forte afflusso di pubblico, sostenuto anche dalla concomitanza con la Design Week. Le vendite sono state positive, con opere comprese tra circa 5.000 e 50.000 euro e un interesse costante per la proposta curatoriale dello stand. Sul piano generale, viene sottolineata la crescita della scena milanese, sempre più attrattiva a livello internazionale grazie all’apertura di nuove gallerie e all’espansione del sistema culturale cittadino. La nuova sede viene apprezzata per gli spazi ampi e flessibili, ma criticata per la frammentazione verticale su tre livelli, situazione che ha rallentato il flusso del pubblico e la relazione tra gli stand.
Anche la galleria romana Carlo Virgilio & C. evidenzia in modo diretto le difficoltà logistiche della nuova sede. Il pubblico è apparso spesso disorientato e non sempre in grado di visitare tutti i livelli, con una conseguente perdita di continuità nel percorso espositivo. Il primo e il secondo piano vengono considerati riusciti, mentre il piano terra appare meno efficace. La preferenza resta per la sede precedente, ritenuta più adatta a costruire itinerari chiari e lineari. Sul piano commerciale, il bilancio è comunque positivo: la galleria ha venduto cinque opere, in una fascia di prezzo compresa tra i 6.000 e i 12.000 euro. Tra queste, un grande dipinto di Tullio Pericoli, tre lavori di Luis Serrano e un Autoritratto di Vanni Rossi.
Tra le opere presentate, si segnala Fioriera (2024) di Luis Serrano, olio su tela, già incluso nel catalogo della mostra Lares (Roma, Galleria Carlo Virgilio & C., 2024), e Perdita d’occhio (2011) di Tullio Pericoli, olio su intonaco intelato, lavoro esposto in diverse sedi istituzionali tra Milano, Senigallia, Urbino e Ascoli Piceno, oltre che oggetto di un’ampia bibliografia monografica. La galleria segnala inoltre alcune trattative attualmente in corso, considerate promettenti, a conferma di un interesse che potrebbe tradursi in ulteriori sviluppi nelle settimane successive alla fiera.
La galleria Robertaebasta di Milano descrive da parte sua un’edizione molto positiva, con una partecipazione di pubblico costante e molto vasta durante tutti i giorni della fiera. Le vendite si distribuiscono su diverse fasce di prezzo, con un interesse particolare per il design, considerato uno degli elementi più apprezzati dello stand. La nuova sede viene valutata positivamente sul piano scenografico, con un ingresso ritenuto particolarmente efficace e capace di dare forza all’immagine complessiva della fiera. Resta però la criticità legata alla pianta degli stand, giudicata poco chiara.
Tra le opere che emergono si segnalano una scrivania di Renato Angeli e Claudio Olivieri, realizzata in noce con struttura di supporto in metallo laccato e top in cristallo molato, arricchita da elementi decorativi in vetro eglomizzato a decori astratti, e il tappeto El Che disegnato da Lawrence Ferlinghetti per Cleto Munari (2008), edizione limitata numero 5 di 29, di grandi dimensioni.
Dep Art Gallery ha accolto con favore la nuova sede, in particolare per la posizione strategica e il forte impatto architettonico dell’ingresso, elementi che contribuiscono a una presentazione complessivamente scenografica della fiera. Si tratta però di un favore con riserva: anche in questo caso emergono, secondo Dep Art, alcune criticità legate alla struttura interna e alla connessione tra i tre livelli espositivi, percepiti dalla galleria milanese come non sempre fluidi nella fruizione.
La segnaletica è stata giudicata non sempre chiara e il percorso complessivo poco lineare, con ripercussioni sulla leggibilità generale dell’insieme. Sul piano commerciale, la galleria ha presentato una proposta collocata in una fascia alta, tra i 100.000 e i 700.000 euro: non sono state concluse vendite in fiera, ma risultano attualmente in corso diverse trattative importanti.
Infine, Repetto Gallery descrive un’edizione caratterizzata da un clima dinamico, con una buona affluenza e un buon livello di attenzione da parte dei visitatori, in un contesto complessivamente vivace e interessato in modo concreto alle opere presentate. Una criticità rilevante viene individuata nel Level 2, dove la galleria era collocata: in particolare durante la giornata di anteprima, considerata la più importante, si è registrata una forte disconnessione rispetto all’ingresso, aggravata dalla carenza di indicazioni di percorso e da una segnaletica non adeguata. Questo ha comportato una dispersione dei flussi e una conseguente perdita di una parte consistente del pubblico. Nonostante tali difficoltà, la fiera è stata percepita come ben frequentata. La galleria sottolinea come un rafforzamento della segnaletica, sia interna sia nei punti di accesso, insieme a un incremento del personale addetto alle informazioni, potrebbe migliorare l’esperienza complessiva di visita.
Sul piano del mercato, il pubblico è stato prevalentemente nazionale, con una presenza internazionale più contenuta. Tra i risultati più importanti si segnala la vendita di un’importante opera di Arcangelo Sassolino, collocabile in una fascia medio-alta, insieme alla vendita di due lavori di Alessandro Piangiamore, che hanno riscosso particolare interesse. Buoni riscontri anche per artisti come Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari e per maestri storicizzati quali Filippo de Pisis, Giuseppe Capogrossi e Bruno Munari. Per quanto riguarda la nuova sede, lo spazio espositivo del Level 2 viene descritto come piacevole e ben concepito, ma in questa prima edizione poco integrato nel percorso complessivo della fiera e non sempre immediatamente raggiungibile.
Nel complesso, miart 2026 si presenta come un’edizione di forte trasformazione: ambiziosa nella sua nuova configurazione spaziale e nella proposta curatoriale, solida nella partecipazione del pubblico e nella tenuta del mercato, ma ancora in fase di assestamento sul piano della leggibilità interna e della gestione del percorso espositivo. Un cambio di scala riuscito solo in parte, che apre però una fase nuova per la fiera milanese, ancora tutta da definire nei suoi equilibri futuri.
L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia
Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.Per inviare il commento devi
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