Fino al 6 settembre 2026 la Reggia di Venaria ospita Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro, una mostra che indaga il ruolo del costume nella costruzione dell’immaginario della regalità attraverso linguaggi e contesti differenti. L’iniziativa è promossa dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, presieduto da Michele Briamonte e diretto da Chiara Teolato, e si inserisce nel percorso espositivo dedicato alla moda e al costume avviato nel 2011.
La mostra, curata dal costumista Massimo Cantini Parrini insieme alla storica dell’arte Clara Goria, riunisce nelle Sale delle Arti 31 abiti che, tra cinema, teatro e opera, hanno contribuito a definire nel tempo l’immagine della regina. Il progetto si concentra sulla funzione del costume come dispositivo visivo capace di costruire identità, suggerire potere e orientare la percezione dello spettatore, andando oltre la dimensione decorativa.
Il percorso si sviluppa attorno al tema della regalità come costruzione scenica, un linguaggio trasversale che attraversa epoche e generi. Cinema e teatro vengono messi a confronto come ambiti produttivi distinti ma complementari: nel primo il costume si definisce attraverso la relazione con la macchina da presa, la luce e il dettaglio; nel secondo deve invece rispondere a esigenze di leggibilità e presenza nello spazio, accompagnando il movimento dell’attore e la durata della rappresentazione.
La narrazione espositiva si articola in tre nuclei, Mito, Storia e Fantasia, organizzati anche cromaticamente attraverso l’uso simbolico di oro, argento e bronzo. L’allestimento, concepito come una struttura in tre atti e undici scene, mette in dialogo figure provenienti da ambiti diversi: regine mitologiche e leggendarie, personaggi nati dalla letteratura e dalla drammaturgia, e sovrane storiche. Il percorso supera così la distinzione tra dato reale e immaginazione, privilegiando la dimensione del linguaggio visivo.
Tra i costumi esposti compaiono figure appartenenti all’immaginario cinematografico e teatrale. Nella sezione dedicata alla fantasia si collocano, tra le altre, la Regina degli specchi interpretata da Monica Bellucci nel film I fratelli Grimm di Terry Gilliam, caratterizzata da un abito d’ispirazione tardogotica realizzato in shantung di seta e arricchito da ricami e inserti in organza. Il personaggio, definito “Mirror Queen”, si colloca su una soglia tra apparenza e verità, mentre il costume combina elementi storici e suggestioni fantastiche per costruire una figura sospesa tra realtà e leggenda.
Accanto a questa presenza si colloca Ariadne, regina della luna, interpretata da Valentina Cortese ne Le avventure del barone di Münchausen, sempre con costumi di Gabriella Pescucci. L’abito, ispirato al Rinascimento, utilizza organza laminata e tessuti plissettati per costruire un’immagine monumentale, influenzando direttamente la postura e la presenza scenica dell’attrice. Sempre nella stessa sezione si trova Titania, regina delle fate interpretata da Michelle Pfeiffer, il cui costume, leggero e stratificato, reagisce alla luce creando un effetto visivo mobile e quasi immateriale. La sezione della fantasia include anche la Regina di Selvascura interpretata da Salma Hayek nel film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone. In questo caso il costume lavora sulla materia e sulla variazione cromatica, con un rosso che cambia intensità in relazione alla luce, contribuendo a costruire una figura dominata da pulsioni e trasformazioni.
Nel nucleo dedicato al mito emergono figure come Medea, interpretata da Maria Callas nel film di Pier Paolo Pasolini. Il costume, progettato da Piero Tosi, è composto da molteplici strati e materiali, tra cui elementi naturali e decorativi applicati direttamente sull’abito, e contribuisce a costruire una figura fuori dal tempo, distante da ogni ricostruzione storica. Nello stesso ambito si collocano Clitemnestra, regina di Micene, interpretata da Rossella Falk nello spettacolo Oreste con costumi di Arnaldo Pomodoro, e Giocasta, regina di Tebe, interpretata da Silvana Mangano in Edipo Re, con costumi di Danilo Donati. In questi casi il costume assume una dimensione scultorea o arcaica, contribuendo a definire il ritmo e la postura dei personaggi.
La sezione dedicata alla storia include figure legate a contesti documentati, come Paolina Borghese Bonaparte interpretata da Gina Lollobrigida nel film Venere imperiale, o Elisabetta di Baviera, nota come Sissi, interpretata da Romy Schneider in Ludwig di Luchino Visconti. In quest’ultimo caso il lavoro di Piero Tosi si fonda su uno studio approfondito delle fonti, con l’obiettivo di restituire una figura distante dalla rappresentazione romantica precedente. Sempre nella stessa sezione compaiono Elisabetta I d’Inghilterra, ancora interpretata da Rossella Falk nello spettacolo Maria Stuarda diretto da Franco Zeffirelli, e Maria Antonietta, interpretata da Mélanie Laurent nel film Le Déluge di Gianluca Jodice. In quest’ultimo caso il costume racconta visivamente la progressiva perdita del potere, passando da abiti ricchi a soluzioni essenziali, fino alla semplicità finale.
Il percorso espositivo attraversa cinema, teatro, opera lirica e serie televisive, mettendo in relazione epoche e linguaggi diversi. La Reggia di Venaria diventa parte integrante del progetto, con le sue architetture che amplificano la dimensione teatrale dei costumi e consentono di osservare silhouette, proporzioni e materiali. In mostra sono presenti anche bozzetti preparatori, utili a ricostruire il processo creativo alla base della realizzazione degli abiti.
Tra i nomi coinvolti figurano alcuni dei principali protagonisti del costume italiano del Novecento e contemporaneo, tra cui Anna Anni, Giancarlo Bartolini Salimbeni, Aldo Calvo, Milena Canonero, Danilo Donati, Giulio Coltellacci, Gabriella Pescucci, Luigi Sapelli detto Caramba, Gino Carlo Sensani e lo stesso Massimo Cantini Parrini, insieme ad artisti come Felice Casorati, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro. Le opere provengono da istituzioni e collezioni quali le Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume di Firenze, Costumi d’Arte Peruzzi, Tirelli Trappetti, Sartoria Farani, Archivio Corrado Cagli di Roma, Fondazione Cerratelli di Pisa, Sartoria De Valle di Torino e la collezione di Massimo Cantini Parrini. Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti realizzati da laboratori specializzati o prodotti appositamente per l’esposizione, elementi che contribuiscono alla costruzione dell’identità visiva dei personaggi. Il progetto mette in evidenza una rete articolata di competenze, tra musei, archivi e sartorie, che ha contribuito alla diffusione internazionale del costume italiano.
Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità, con l’inserimento di pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli, traduzioni in Lingua dei Segni Italiana e testi ad alta leggibilità. Sono previste inoltre visite guidate e attività su prenotazione per pubblici con esigenze specifiche, in collaborazione con enti e fondazioni del territorio. Il progetto espositivo è accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale con fotografie di Leonardo Salvini, mentre l’allestimento è curato da Paolo Bertoncini Sabatini con la collaborazione di Dedalo Building Lab Firenze.
Accanto al percorso espositivo si sviluppa un programma di iniziative collaterali che amplia il raggio d’azione del progetto. Sono previste le Conversazioni a corte, incontri dedicati al costume teatrale e cinematografico, alla regia e alla critica, con la partecipazione di professionisti del settore. Si inserisce nello stesso ambito il progetto Storie d’arte alla Reggia di Venaria, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino.
Nel percorso di visita viene proposto anche l’itinerario tematico Femminile Plurale. Una nuova declinazione della Venaria Reale, sviluppato dai Servizi Educativi del Consorzio e da REAR in collaborazione con la Scuola Holden. L’itinerario si rivolge a scuole secondarie e gruppi e introduce una lettura della Reggia che affianca alle figure tradizionalmente centrali una pluralità di presenze femminili, includendo regine, duchesse, ma anche lavoratrici e figure meno visibili nella narrazione storica. Il percorso propone una rilettura della storia in chiave inclusiva, mettendo in relazione memoria e istanze contemporanee.
Contestualmente alla mostra viene rinnovata la collaborazione con i Musei Reali di Torino attraverso il riallestimento dell’appartamento della principessa Ludovica di Savoia. All’interno della cosiddetta Sala delle fiere feroci trova spazio parte del fregio con i Fatti eroici di principesse della Reale Casa di Savoia entrate per matrimonio a far parte di altre dinastie, ciclo pittorico realizzato tra il 1660 e il 1663 su ideazione di Emanuele Tesauro. Le tele, provenienti dalle collezioni del Palazzo Reale di Torino, raccontano episodi della storia dinastica sabauda dal XII al XVI secolo e presentano figure femminili coinvolte in dinamiche politiche e militari, delineando un modello di sovranità al femminile.
Il progetto si estende inoltre a un programma diffuso nelle Residenze Sabaude del Piemonte, con iniziative dedicate al tema della regalità femminile. Nel mese di giugno, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Cinema Massimo ospita una rassegna cinematografica collegata alla mostra. Il programma include proiezioni in versione originale sottotitolata di film come Le Déluge di Gianluca Jodice, Marie Antoinette di Sofia Coppola, Medea di Pasolini e Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz.
| Titolo mostra | Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro | Città | Venaria Reale | Sede | Reggia di Venaria | Date | Dal 17/04/2026 al 06/09/2026 | Artisti | Artisti vari | Curatori | Clara Goria, Massimo Cantini Parrini | Temi | Reggia di Venaria, arte e moda, Cinema, arte e teatro |
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