Andy Warhol torna a Ferrara: a Palazzo dei Diamanti i ritratti di Ladies and Gentlemen


A cinquant’anni dalla storica esposizione del 1975-76, Ferrara ricorda Andy Warhol con una grande mostra a Palazzo dei Diamanti. Oltre 150 opere ripercorrono la rivoluzione del ritratto operata dal padre della Pop Art, dal ciclo Ladies and Gentlemen ai celebri volti della cultura pop.

Ferrara torna al centro della scena artistica internazionale a cinquant’anni da uno degli eventi più significativi della storia dell’arte contemporanea in Italia. Nel 1975-1976 Palazzo dei Diamanti ospitò infatti Ladies and Gentlemen, la storica esposizione che portò in città Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987), una delle figure più carismatiche del Novecento e il principale interprete della Pop Art. A mezzo secolo da quell’appuntamento, Ferrara celebra quell’episodio con una nuova grande mostra che riporta negli spazi del palazzo rinascimentale le opere dell’artista americano, proponendo al pubblico un percorso che rievoca quell’esperienza e allo stesso tempo amplia lo sguardo sull’intera produzione ritrattistica di Warhol.

La mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, in programma dal 14 marzo al 19 luglio 2026, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte insieme alle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – Servizio Cultura del Comune di Ferrara e realizzata con il sostegno del Warhol Museum di Pittsburgh, presenta una selezione di oltre 150 opere tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid provenienti da importanti musei e collezioni europee e statunitensi. L’esposizione, curata da Chiara Vorrasi, non vuole limitarsi a riproporre la leggendaria mostra del 1975-1976, ma intende offrire anche un viaggio più ampio nell’universo creativo dell’artista, mettendo in luce il modo in cui Warhol ha ridefinito il genere del ritratto nella contemporaneità. Il progetto espositivo si sviluppa come una specie di rievocazione dell’evento storico e allo stesso tempo come un’indagine sulla sorprendente attualità della ricerca warholiana. Attraverso i suoi lavori, infatti, l’artista ha anticipato l’era della comunicazione globale e ha affrontato temi che continuano a interrogare il presente, dalla manipolazione estetica all’identità di genere, dalla multiculturalità all’artificialità delle immagini fino alla sovraesposizione mediatica.

Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su tela, 305 x 205 cm; Parigi, Fondation Louis Vuitton) © foto Primae / Louis Bourjac © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su tela, 305 x 205 cm; Parigi, Fondation Louis Vuitton) © foto Primae / Louis Bourjac © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 127 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross) (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 127 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026

Il cuore della mostra è naturalmente dedicato alla serie Ladies and Gentlemen, il ciclo che segnò una svolta nella produzione dell’artista. Dopo aver esplorato i miti della società dello spettacolo e aver dato forma a icone destinate a diventare immortali, Warhol scelse di rivolgere lo sguardo verso soggetti fino ad allora marginalizzati: anonime drag queen afro e latinoamericane che frequentavano la scena underground di New York. Con questi ritratti l’artista spostava l’attenzione dal mito mediatico all’individuo, indagando la dimensione dell’identità e della sua rappresentazione. La prima sezione del percorso espositivo si concentra proprio su questo ciclo, presentando una serie di effigi vibranti e cariche di energia pittorica nelle quali Warhol mette in scena sottoculture urbane elevandole a icone contemporanee. Il visitatore viene accompagnato in un viaggio nel tempo che riporta agli anni Settanta e alla storica esposizione ferrarese, ricostruendo l’atmosfera di quell’evento destinato a lasciare un segno nella storia dell’arte.

Ad accogliere il pubblico è lo stesso Warhol attraverso una serie di sequenze filmate conservate nell’archivio del Centro Video Arte di Ferrara. Le immagini documentano il suo arrivo in città il 25 ottobre 1975, l’eccitazione della conferenza stampa che accolse la superstar della Pop Art e il momento dell’inaugurazione, trasformato in una sorta di happening improvvisato. Per aprire il percorso espositivo, infatti, l’artista ruppe con un gesto simbolico i manifesti che chiudevano i passaggi tra le sale di Palazzo dei Diamanti, dando inizio all’evento e sottolineando il carattere provocatorio e trasgressivo della sua opera.

L’allestimento ripropone inoltre l’assetto scenografico delle prime sale della mostra del 1975, dove la scala monumentale dialogava con tele di piccolo e medio formato creando un caleidoscopico susseguirsi di volti. Tra le opere esposte spicca il grande ritratto di Wilhelmina Ross, modella e performer che colpì Warhol per la sua esuberanza carismatica e la sua ironia disinvolta. L’opera, concessa in prestito dalla Fondation Louis Vuitton, restituisce tutta la forza magnetica della figura ritratta. Accanto a lei emerge un’altra protagonista del ciclo, Marsha P. Johnson, celebre attivista per i diritti della comunità omosessuale. Il suo volto compare in una tela proveniente dalla collezione Brandhorst di Monaco, nella quale Warhol la rappresenta in una dimensione quasi estatica che le è valsa l’appellativo di Santa Marsha.

Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (1975; Serigrafia su carta, 100 x 70 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2409) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (1975; Serigrafia su carta, 100 x 70 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2409) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Marilyn (1967; Serigrafia a colori, 91,5 x 91,5 cm; Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati) © foto Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Luca Carrà © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Marilyn (1967; Serigrafia a colori, 91,5 x 91,5 cm; Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati) © foto Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Luca Carrà © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mao Tse-Tung (1972; Serigrafia a colori, 91,5 x 91,5 cm; Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati) © foto Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Luca Carrà © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mao Tse-Tung (1972; Serigrafia a colori, 91,5 x 91,5 cm; Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati) © foto Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / Luca Carrà © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mick Jagger (1975; da Little Red Book no. 275 Polaroid™ Polacolor Type 108, 10,8 x 8,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.3003.2) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mick Jagger (1975; da Little Red Book no. 275 Polaroid™ Polacolor Type 108, 10,8 x 8,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.3003.2) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mick Jagger (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 101,6 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution Dia Center for the Arts, 1997.1.8a) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Mick Jagger (1975; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 101,6 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution Dia Center for the Arts, 1997.1.8a) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026

Un ampio corpus di Polaroid documenta il processo creativo dell’artista e mostra come ogni modella abbia contribuito a costruire la propria immagine attraverso una particolare teatralità. Alphanso Panell attira l’attenzione per la grazia della postura, Broadway e Harry o Helen Morales si distinguono per un’espressività più provocatoria, mentre Iris incarna una dimensione più sofisticata e maliziosa. Da questo repertorio Warhol selezionò una serie di pose che trasferì sulla tela, sovrapponendo colori accesi e antinaturalistici per accentuare la componente performativa dei ritratti e valorizzare elementi come il trucco, le parrucche e gli abiti vistosi.

Una sala della mostra permette di osservare l’artista al lavoro grazie al video Andy Paints D.Q’s, nel quale Warhol è impegnato nella realizzazione di uno degli acrilici monumentali oggi conservati alla Fondation Vuitton. Il filmato rivela un processo creativo fatto di stratificazioni di colore e interventi diretti sulla superficie pittorica, con incisioni realizzate con le dita che frammentano il volto e ne alterano la fisionomia. In alcuni casi questa operazione di decostruzione conduce a risultati quasi astratti, conferendo alle immagini un’aura enigmatica che è stata talvolta accostata alle maschere rituali nativo-americane collezionate dall’artista.

Il ciclo Ladies and Gentlemen comprende anche grandi disegni, presentati in mostra insieme alle pellicole fotografiche da cui derivano, oltre a prove di stampa e al portfolio di dieci serigrafie che moltiplicano l’immagine dei soggetti raffigurati. Attraverso questa diffusione seriale Warhol contribuì a proporre un modello di identità fluida e culturalmente ibrida, in contrasto con l’omologazione della cultura di massa.

Il secondo capitolo dell’esposizione riporta il pubblico nel contesto culturale e mondano che fece da sfondo alla nascita della serie. Una sala è dedicata alla mostra parigina del 1974 in cui Warhol presentò la celebre serie dedicata a Mao Tse-Tung, reinterpretando l’iconografia ufficiale del leader cinese con colori sgargianti e trattamenti cromatici simili a un maquillage. Il successo di quell’esposizione spinse il direttore della Civica Galleria d’Arte Moderna di Palazzo dei Diamanti, Franco Farina, a contattare gli organizzatori per portarla a Ferrara, con l’obiettivo di rilanciare la programmazione espositiva della città. Fu però il gallerista Luciano Anselmino, insieme al curatore Janus, a proporre a Warhol un progetto ancora più ambizioso: realizzare una nuova serie ispirata alle superstar transgender protagoniste dei film della Factory, come Women in Revolt del 1971. L’artista accolse l’idea ma la reinterpretò in modo personale, preferendo ritrarre figure meno celebri della scena underground di Manhattan.

La mostra ferrarese del 1975 ottenne un successo inatteso e fu prorogata fino al gennaio del 1976, prima di proseguire a maggio nella galleria milanese di Anselmino. Il catalogo includeva uno degli ultimi testi di Pier Paolo Pasolini, ucciso il 2 novembre 1975, che interpretava le pose reiterate dei ritratti come una sorta di rilettura contemporanea dell’iconicità dell’arte ravennate.

Il percorso espositivo ricorda anche l’atmosfera della scena glamour dell’epoca, accompagnando il visitatore con il video dei Rolling Stones Ladies and Gentlemen del 1974. Sullo sfondo scorrono i ritratti che Warhol dedicò nel 1975 all’amico Mick Jagger, frontman della band britannica. Le Polaroid e le opere della serie restituiscono l’ambigua sensualità e la teatralità della rockstar, creando un parallelismo con le figure del ciclo Ladies and Gentlemen.

L’ultima parte della mostra è dedicata alla grande stagione della ritrattistica warholiana e alla radicale reinvenzione del genere operata dall’artista tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. In questa sezione compaiono alcune delle immagini più celebri della cultura visiva contemporanea, a partire dai ritratti di Marilyn Monroe e Liz Taylor. Le serigrafie della collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi custodite presso Intesa Sanpaolo, mostrano il processo attraverso cui il volto di Marilyn, originariamente tratto da una fotografia promozionale del film Niagara, venne trasformato in un’icona sospesa tra sacralità e consumo.

Il trattamento serigrafico riduce le irregolarità naturali del volto a campiture cromatiche piatte, ispirate alla produzione industriale, accentuando il carattere artificiale dell’immagine. Lo stesso approccio emerge anche nei ritratti successivi di celebrità, come quello di Liza Minnelli, dove la fotografia di partenza è una Polaroid, proprio come nel ciclo Ladies and Gentlemen.

Negli anni Ottanta la ricerca di Warhol prosegue verso una progressiva smaterializzazione dell’immagine. Nei ritratti dell’amico Robert Mapplethorpe le superfici appaiono levigate fino quasi a cancellare la concretezza del volto, mentre nella rappresentazione della cantante e attrice Grace Jones la cromia assume tonalità iridescenti che anticipano l’estetica delle immagini digitali.

La penultima sala è dedicata agli autoritratti, nei quali Warhol utilizzò il proprio volto come terreno di sperimentazione. In alcune opere degli anni Settanta l’immagine si riduce a un semplice profilo o si moltiplica fino a diventare quasi illeggibile, mentre nei lavori degli anni Ottanta appare nascosta sotto un pattern mimetico o emerge da un fondo nero come una presenza spettrale. Un grande acrilico proveniente da Monaco rappresenta uno degli esempi più spettacolari di questa ricerca.

Andy Warhol, Autoritratto in drag (1981; Polaroid™ Polacolor 2, 10,8 x 8,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2932) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Autoritratto in drag (1981; Polaroid™ Polacolor 2, 10,8 x 8,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.2932) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Autoritratto (1986; Acrilico e inchiostro serigrafico su tela, 203,6 x 193,6 cm; Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, collezione Udo e Annette Brandhorst, UAB 598 © foto Scala, Firenze / bpk) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Autoritratto (1986; Acrilico e inchiostro serigrafico su tela, 203,6 x 193,6 cm; Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, collezione Udo e Annette Brandhorst, UAB 598 © foto Scala, Firenze / bpk) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Autoritratto (1986; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 101,6 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.805) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
Andy Warhol, Autoritratto (1986; Acrilico e inchiostro serigrafico su lino, 101,6 x 101,6 cm; Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.805) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026

L’artista arrivò a mettere in discussione anche la propria identità attraverso il progetto fotografico Altered Images del 1981, realizzato dal fotografo Christopher Makos. In queste immagini Warhol appare truccato e travestito, in un omaggio al celebre ritratto di Marcel Duchamp nei panni di Rrose Sélavy fotografato da Man Ray tra il 1920 e il 1921. Rinunciando all’idea di autenticità, l’artista riaffermava così la possibilità di reinventare continuamente la propria identità.

La mostra si conclude con alcune sequenze della trasmissione televisiva Andy Warhol’s Fifteen Minutes, andata in onda su MTV tra il 1986 e il 1987. Insieme alla rivista Interview, il programma offriva un ritratto collettivo delle celebrità dell’arte, della moda, della musica e dello spettacolo, riflettendo sui meccanismi di produzione e diffusione delle immagini nella società contemporanea.

Con questa esposizione Ferrara non solo rende omaggio a uno dei momenti più importanti della propria storia culturale, ma invita anche a riflettere sulla straordinaria attualità dell’opera di Warhol. Attraverso la sua ricerca il ritratto diventa infatti un dispositivo capace di attraversare tecnologie e linguaggi diversi, rivelando il volto come costruzione performativa e anticipando le forme di autorappresentazione che caratterizzano l’epoca dei media contemporanei.

La mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen è allestita a Palazzo dei Diamanti dal 14 marzo al 19 luglio 2026. Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara, è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, anche nelle festività di Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Per informazioni è possibile consultare il sito www.palazzodiamanti.it.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraAndy Warhol. Ladies and Gentlemen
CittàFerrara
SedePalazzo dei Diamanti
DateDal 14/03/2026 al 19/07/2026
ArtistiAndy Warhol
CuratoriChiara Vorrasi
TemiNovecento, Andy Warhol, Pop Art, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Arte Moderna



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