Una New York insolita e periferica nelle fotografie di Antonio Rovaldi: “Il suono del becco del picchio” in mostra a Bergamo


Dal 13 febbraio al 17 maggio 2020, l’Ala Vitali dell’Accademia Carrara di Bergamo ospita la personale Il suono del becco del picchio di Antonio Rovaldi.

Dal 13 febbraio al 17 maggio 2020, l’Ala Vitali dell’Accademia Carrara di Bergamo ospita la personale Il suono del becco del picchio dell’artista Antonio Rovaldi (Parma, 1975), vincitore della quinta edizione dell’Italian Council, il programma di promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo portato avanti dal Ministero dei Beni Culturali: la mostra bergamasca rappresenta infatti il secondo capitolo del progetto End. Words from the Margins, New York City, promosso dalla GAMeC in partnership con l’Università di Harvard (Graduate School of Design), il Kunstmuseum di San Gallo e Magazzino Italian Art di Cold Spring (New York).

Il suono del becco del picchio, a cura di Lorenzo Giusti, Direttore della GAMeC, insieme a Steven Handel, Visiting Professor di Ecologia alla Graduate School of Design di Harvard e Francesca Benedetto, costituisce un elogio del cammino, dell’attraversamento fisico degli spazi più marginali, e si fonda sull’idea che proprio da questi confini (non solo geografici, ma anche politici e antropologici), possa svilupparsi una rinascita consapevole della società. Il progetto presenta la metropoli più iconica al mondo, New York, dal punto di vista delle sue periferie e dei bordi estremi dei suoi cinque boroughs (Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island), lungo i quali Rovaldi ha camminato, e restituisce l’esperienza dell’artista in una serie fotografica che vuole rappresentarne la complessità. Nella sua ricerca, Rovaldi ha affrontato temi come il verde nelle periferie in relazione all’espansione urbanistica, i detriti urbani, il legame tra fotografia e produzione letteraria, e ancora la fotografia come romanzo visivo che si costruisce intorno alla città. Da questa esperienza è nata una serie di immagini che vogliono presentare una New York periferica e meno conosciuta, con le sue vaste lagune in prossimità dell’oceano, svincoli autostradali e zone incolte e non facilmente accessibili.

Oltre alle cinquanta fotografie in bianco e nero in stampa analogica che occuperanno le pareti dello spazio espositivo, la mostra presenterà alcune mappe geografiche realizzate dall’architetto paesaggista Francesca Benedetto che mostrano le trasformazioni urbanistiche, geografiche e meteorologiche della città, accanto a un’installazione sonora e a due sculture in bronzo realizzate appositamente per la mostra. L’installazione Five Walks. NYC, 2017-2020 nasce dalla collaborazione tra l’artista e il sound designer Tommaso Zerbini e offre, attraverso un flusso costante di voci e suoni, l’immagine di una geografia elastica in cui i confini si dilatano passo dopo passo, sosta dopo sosta, con il ritmo lento e riflessivo di una lunga camminata.La prima delle sculture in bronzo rappresenta invece la copia di un limulo (horseshoe crab), creatura pleistocenica, corazzata e primordiale, che si spiaggia lungo l’East Coast americana e in particolare intorno a New York, con cui l’artista intende ricordarci che i margini della città hanno forme antiche e tempi geologici stratificati. La seconda è un detrito di una tastiera ritrovata lungo una spiaggia di Staten Island che, posizionata in verticale su un basamento come un piccolo monolite, potrebbe ricordare una divinità antica e futura al tempo stesso, un oggetto devozionale proveniente da una città sommersa nelle acque grigie dell’oceano. Completa l’allestimento il video The Rest of the Images, realizzato in collaborazione con la regista Federica Ravera: un filmato che è documentazione della pratica dell’artista e, al tempo stesso, della stretta relazione tra il camminare, l’immagine fotografica e la costruzione di una sequenza.

In parallelo alla mostra, la GAMeC, in collaborazione con l’Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo, promuoverà una serie di laboratori, escursioni, esplorazioni, incontri e conferenze che coinvolgeranno artisti, architetti, urbanisti, filosofi e scrittori. Accompagna la mostra un volume, intitolato The Sound of the Woodpecker Bill: New York City ed edito da Humboldt Books, che include, oltre al testo di Antonio Rovaldi, le mappe realizzate da Francesca Benedetto e contributi di Francesca Berardi, Cecilia Canziani, Anna de Manincor, Claudia Durastanti, Lorenzo Giusti, Steven Handel e Mario Maffi. Attraverso i loro interventi, gli autori condividono una New York ordinaria, nascosta e distante, contribuendo a fornire uno sguardo essenziale e contemporaneo attraverso cui scorgere il futuro della città, dei suoi quartieri e dei suoi abitanti.

Antonio Rovaldi ha studiato arte e fotografia con Hideyoshi Nagasawa e Mario Cresci. La sua ricerca ruota attorno a temi connessi alla percezione dei luoghi e al paesaggio, e la sua pratica artistica si basa sul percorrere lunghe distanze, a piedi o in bicicletta. Lavora con la fotografia, il video, la scultura e il disegno. Nel 2006 ha vinto il Premio New York della Columbia University, e ha esposto in diverse mostre personali e collettive tra Italia e Stati Uniti.

Per tutte le info sulla mostra, visitare il sito della GAMeC di Bergamo.

Nella foto: Antonio Rovaldi, May 8, 2017. Inside Spring Creek Park, 159th Ave and 78th St, Queens (2017; stampa analogica ai sali d’argento su carta baritata, 50 x 60 cm)

Una New York insolita e periferica nelle fotografie di Antonio Rovaldi: “Il suono del becco del picchio” in mostra a Bergamo
Una New York insolita e periferica nelle fotografie di Antonio Rovaldi: “Il suono del becco del picchio” in mostra a Bergamo


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