Carlo Böcklin, a Collesalvetti la prima mostra italiana sull'artista, figlio di Arnold


Dal 17 ottobre 2026 al 4 marzo 2027 la Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti espone oltre 100 opere, di cui più di 60 inedite, per riscoprire il percorso artistico di Carlo Böcklin nel dialogo con il padre Arnold, durante la stagione del simbolismo.

Dal 17 ottobre 2026 al 4 marzo 2027 la Pinacoteca Comunale “Carlo Servolini”, all’interno del complesso di Villa Carmignani a Collesalvetti (Livorno), ospita la mostra Carlo Böcklin: il segreto di Pan dal Bosco Sacro alle rive del Tirreno. L’esposizione, promossa e organizzata dal Comune di Collesalvetti, è curata da Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi e Andrea Muzzi, con il patrocinio dell’Ambasciata Svizzera in Italia, del Consolato Onorario di Svizzera a Firenze, della Regione Toscana e del Cantone di Basilea Città, oltre che con il contributo della Fondazione Livorno e la collaborazione, in qualità di media partner, del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi.

La rassegna rappresenta una tappa negli studi dedicati al simbolismo, accendendo per la prima volta i riflettori su una figura artistica mai realmente indagata in precedenza, quella di Carlo Böcklin (1870 – 1934), figlio del grande maestro svizzero Arnold Böcklin. A lungo rimasto all’ombra di quello che viene definito il circolo magico dell’atelier paterno, il giovane Böcklin rivela in questa occasione la propria cifra espressiva personale attraverso un denso percorso composto da circa cento opere tra dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e illustrazioni. Tra queste, più di sessanta rappresentano testimonianze del tutto inedite e di grande valore, provenienti direttamente dalla collezione degli eredi dell’artista, affiancate da capolavori dell’arte italiana ed europea capaci di testimoniare la profonda fortuna che il mito böckliniano ebbe tanto in Italia quanto nell’area mitteleuropea.

Tra le opere proposte al pubblico figura un dipinto di particolare rilievo, Tritone e nereide, appartenuto dal secondo dopoguerra alla Libreria Antiquaria Gonnelli e acquistato direttamente dai discendenti della famiglia Böcklin: l’opera era già stata esposta e pubblicata nel catalogo della mostra Frammenti di cultura visiva a Forte dei Marmi nel 1983. Il dipinto presenta caratteristiche analoghe a quelle riscontrate nella versione del 1901 dell’Isola dei morti, considerata da alcuni studiosi la sesta variante del celebre capolavoro e recante la doppia firma “A. Böcklin invenit” e “Carlo Böcklin fecit 1901”. Grazie a recenti indagini diagnostiche e a una perizia tecnica mai condotta in precedenza proprio su Tritone e nereide, sono emersi elementi che rafforzano l’ipotesi di un’opera realizzata a quattro mani: il dipinto viene dunque ripresentato al pubblico come preziosa testimonianza della collaborazione tra Arnold Böcklin e il figlio Carlo, e offre un’inedita occasione per osservare le differenze stilistiche e pittoriche tra i due autori all’interno della medesima tela.

Carlo Böcklin, Autoritratto (1908 circa; olio su tela, cm 80 x 100 Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Autoritratto (1908 circa; olio su tela, cm 80 x 100 Collezione Arnoldo Boecklin)
Arnold e Carlo Bocklin, Tritone e nereide (1901; Collezione Gonnelli)
Arnold e Carlo Bocklin, Tritone e nereide (1901; Collezione Gonnelli)

Il percorso espositivo, concepito dai curatori secondo una struttura ad anello pensata per celebrare il continuo dialogo intellettuale e umano tra padre e figlio, si articola in quattro sezioni tematiche. La prima sezione, intitolata “Un circolo magico: Arnold e Carlo come in una bottega del Quattrocento” e curata da Francesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi e Andrea Muzzi, ripercorre il percorso di Carlo Böcklin nel ruolo di allievo, assistente e stretto collaboratore del padre tra il 1894 e il 1901, un sodalizio che si intensificò ulteriormente dopo l’attacco cardiaco che colpì Arnold a Zurigo nel 1892. Nonostante una solida formazione da architetto conseguita al Politecnico Federale di Zurigo e l’esperienza nella direzione del cantiere della Reichsbank a Berlino per conto dell’impresa Henschel, Carlo scelse di dedicarsi alla pittura, lavorando a stretto contatto con il padre e realizzando, nel corso della propria attività giovanile, alcuni capolavori oggi in gran parte dispersi, ma che riemergono per la prima volta nel catalogo della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale, grazie al ritrovamento di un album inedito conservato presso gli eredi. Il cuore di questa sezione è rappresentato dal filone inaugurato dal celebre dittico Einst und Jetzt (“Un tempo e ora”), definito dalla critica il grandioso poema del tempo e dell’oblio, nel quale l’artista racconta la storia perduta delle coste tirreniche e la fine di un’epoca antica, esemplificato da opere provenienti dalla famiglia Böcklin e da importanti collezioni private, tra cui Isola con alberi e rovine, realizzata tra il 1900 e il 1902, e Rovine di un tempio dorico sul mare, del 1902. La stessa sezione presenta inoltre una produzione artistica mai indagata in precedenza, relativa all’attività di Carlo Böcklin come regista di burattini e illustratore tra il 1910 e il 1911 per riviste quali Boecklin Bonus Kasperl, nella quale l’ancestrale legame con il padre riemerge attraverso venature teatrali e grottesche.

La seconda sezione, intitolata “La ricerca di un altro sentimento: ombre cupe e vive luci fantastiche” e curata da Francesca Cagianelli e Andrea Muzzi, analizza la fase in cui Carlo, pur mantenendo vivo il ricordo della memoria paterna, a cui avrebbe dedicato nel 1909 il volume biografico e aneddotico Neben meiner Kunst, inizia a declinare in chiave personale i temi cari ad Arnold. Attraverso dipinti e acquerelli inediti dedicati al motivo delle rovine sul mare e della Villa am Meer, la sezione documenta una graduale evoluzione stilistica, in cui la vocazione tragica del padre lascia progressivamente spazio a un sentimento di tranquillità quasi borghese, con atmosfere cupe che si stemperano in luci fantastiche e toni più distesi e lirici.

Carlo Böcklin, Isola con alberi e rovine (olio su tela, 130 x 105 cm; Collezione privata)
Carlo Böcklin, Isola con alberi e rovine (olio su tela, 130 x 105 cm; Collezione privata)
Carlo Böcklin, Putto con fiaccola (1897; olio su tavola, 24 x 32,5 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Putto con fiaccola (1897; olio su tavola, 24 x 32,5 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Rovine di un tempio dorico sul mare (1902; olio su tela, 143 x 125 cm; Collezione Matilde Boecklin)
Carlo Böcklin, Rovine di un tempio dorico sul mare (1902; olio su tela, 143 x 125 cm; Collezione Matilde Boecklin)
Carlo Böcklin, Tempio greco (olio su tavola, 17,5 x 11,8 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Tempio greco (olio su tavola, 17,5 x 11,8 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Albero genealogico Famiglia Böcklin (1904; acquerello su carta, 420 x 420 mm; Collezione Arnoldo Boecklin) 
Carlo Böcklin, Albero genealogico Famiglia Böcklin (1904; acquerello su carta, 420 x 420 mm; Collezione Arnoldo Boecklin) 
Carlo Böcklin, Villino sul mare (1901-1905; olio su tela, 70 x 70 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Villino sul mare (1901-1905; olio su tela, 70 x 70 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Paesaggio toscano (1911; olio su tela, 100 x 80 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Paesaggio toscano (1911; olio su tela, 100 x 80 cm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Villa Bellagio (1895; acquarello su carta, diametro 200 mm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Carlo Böcklin, Villa Bellagio (1895; acquarello su carta, diametro 200 mm; Collezione Arnoldo Boecklin)

Nella terza sezione, “Un nuovo stile tra sobrietà spirituale e immateriale tenuità”, curata anch’essa da Francesca Cagianelli e Andrea Muzzi, emerge la piena maturità espressiva dell’artista, sviluppatasi durante i suoi soggiorni tra i colli fiesolani, la Toscana e il Lazio. Protagonista di questo nucleo è un intero filone paesaggistico, inaugurato dal raffinato acquerello del 1895 raffigurante Villa Bellagio a Fiesole, dimora iconica in cui padre e figlio progettarono un imponente atelier, decorandone la loggia con pitture encaustiche di gusto pompeiano. Questo filone proseguirà tra gli anni Venti e gli anni Trenta, segnando la nascita di una produzione paesaggistica autonoma, caratterizzata da atmosfere soavi, immateriale tenuità e suggestioni neoquattrocentesche. Il catalogo della mostra approfondisce ulteriormente questa fase cruciale grazie all’analisi di un nucleo di oltre cento disegni donati nel 1938 al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi dalla vedova Nadia Böcklin von Grimuth, oggetto di un contributo specifico dello storico dell’arte Andrea Muzzi.

Max Klinger, Die Toteninsel (1890; acquaforte e acquatinta, 612 x 777 mm; Collezione privata)
Max Klinger, Die Toteninsel (1890; acquaforte e acquatinta, 612 x 777 mm; Collezione privata)
Otto Greiner, An Arnold Böcklin (1892; Tavola a doppia pagina dalla rivista monacense “Jugend”, 1897; Collezione privata)
Otto Greiner, An Arnold Böcklin (1892; Tavola a doppia pagina dalla rivista monacense “Jugend”, 1897; Collezione privata)
Rudolf Schick (da Arnold Böcklin), Villa am meer (1869; matita nera su carta, 177 x 250 mm; Collezione privata)
Rudolf Schick (da Arnold Böcklin), Villa am meer (1869; matita nera su carta, 177 x 250 mm; Collezione privata)
Max Klinger, An Arnold Böcklin - Widmung (1887; acquaforte, 450 x 630 mm; Collezione Arnoldo Boecklin)
Max Klinger, An Arnold Böcklin - Widmung (1887; acquaforte, 450 x 630 mm; Collezione Arnoldo Boecklin)

L’ultima sezione, curata da Emanuele Bardazzi e intitolata “Böckliniana. Mito e influsso di Arnold Böcklin tra Italia e Mitteleuropa”, chiude il percorso espositivo indagando la straordinaria risonanza che l’immaginario böckliniano ebbe in Italia e nei Paesi di lingua tedesca, contesti nei quali il maestro svizzero fu venerato come un vero e proprio punto di riferimento artistico. Tra gli oltre trenta pezzi esposti, tra incisioni, disegni e documenti storici, figurano alcuni fascicoli della celebre rivista Jugend, tra cui quello celebrativo del 1897 con copertina firmata da Max Klinger, tre celebri traduzioni incise dello stesso Klinger, tra cui L’Isola dei morti presentata in una rarissima prova avanti lettera autografata datata 1883, oltre a opere grafiche uniche di importanti maestri internazionali quali Adolf Hirémy Hirschl, Alexander Rothaug e Rudolf Schick.

La mostra si configura così come la prima rassegna mai dedicata in Italia e in Europa a Carlo Böcklin, destinata a diventare un appuntamento di rilievo scientifico e culturale per il territorio e per gli studi sul simbolismo, capace di ricomporre per la prima volta l’eredità artistica dell’artista tra memoria familiare, indipendenza stilistica e grande tradizione italiana. L’inaugurazione della mostra è fissata per sabato 17 ottobre 2026 alle ore 17. La Pinacoteca, situata in via Garibaldi 79 a Collesalvetti, sarà visitabile con ingresso gratuito il giovedì, il sabato e la domenica, dalle 15:30 alle 18:30. Per informazioni e per prenotare visite guidate gratuite riservate a piccoli gruppi è possibile contattare i numeri 0586 980227, 0586 980174 e 392 6025703, scrivere all’indirizzo pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it oppure consultare il sito del Comune di Collesalvetti.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraCarlo Böcklin: il segreto di Pan dal Bosco Sacro alle rive del Tirreno
CittàCollesalvetti
SedePinacoteca Comunale Carlo Servolini
DateDal 17/10/2026 al 04/03/2027
ArtistiCarlo Böcklin
CuratoriFrancesca Cagianelli, Emanuele Bardazzi, Andrea Muzzi
TemiOttocento, Simbolismo, Arte Moderna, Arte del Novecento



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