L'Artemide Efesia incontra il biscuit di Tagliolini al MANN di Napoli


Dal 13 maggio all’8 giugno 2026 il MANN di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte tornano a condividere uno spazio espositivo con L’eco di Artemide, anteprima della recente acquisizione MiC. Il progetto mette in relazione l’Artemide Efesia del II sec. d.C. e il Sacrificio a Diana d’Efeso di Filippo Tagliolini, dialogo tra antico e Settecento.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte tornano a condividere uno stesso spazio espositivo con L’eco di Artemide, progetto che segna l’anteprima della recente acquisizione del MiC destinata a Capodimonte e che mette in relazione antico e produzione settecentesca all’interno di un unico percorso di lettura.

Nell’Atrio del MANN, dal 13 maggio all’8 giugno 2026, il confronto si costruisce attorno alla celebre Artemide Efesia (II secolo d.C.) e al Sacrificio a Diana d’Efeso (circa 1790) di Filippo Tagliolini, raffinato biscuit della Real Fabbrica di Napoli da poco entrato nelle collezioni di Capodimonte. L’iniziativa si inserisce in un quadro di collaborazione sempre più stretto tra le due istituzioni, accomunate da un patrimonio che dialoga naturalmente tra antichità farnesiane e riletture neoclassiche, restituendo al pubblico la continuità di una stessa tradizione visiva attraverso i secoli.

La statua dell’Artemide Efesia appartiene al nucleo originario cinquecentesco della Collezione Farnese, trasferita da Roma a Napoli nel 1788. In occasione di quel trasferimento, lo scultore Giuseppe Valadier realizzò in bronzo verniciato la testa, i piedi e le mani mancanti della statua, integrando le parti antiche in alabastro. La scultura rimase poi esposta nel Palazzo degli Studi fino al 1805, anno in cui le raccolte farnesiane furono trasferite nel Nuovo Museo dei Vecchi Studi di Napoli, istituzione da cui deriva l’attuale MANN.

Artemide Efesia e il biscuit di Tagliolini. Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Artemide Efesia e il biscuit di Tagliolini. Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli

L’opera archeologica appartiene al gruppo delle numerose repliche romane della statua di culto del santuario di Artemide a Efeso, databili al II secolo d.C. La dea indossa una sopravveste rigida, nota come ependytes, decorata con figure animali, mentre sul collare a disco compaiono personaggi femminili alati e simboli zodiacali. Sul busto pendono invece elementi tondeggianti disposti su più file, tradizionalmente interpretati come mammelle ma oggi generalmente identificati con gli scroti dei tori sacrificati alla dea. Nel santuario di Efeso la statua di culto originaria, di età arcaica, era realizzata in legno e veniva adornata con abiti e gioielli.

La fortuna iconografica dell’Artemide Efesia nel Settecento fu particolarmente rilevante anche per la Real Fabbrica della Porcellana di Napoli, dove il soggetto venne riprodotto in diverse versioni in biscuit. L’esemplare presentato al MANN integra la figura della dea con tre offerenti, tra cui un genio alato. Varianti di questo tipo risultano frequenti nella produzione della manifattura napoletana, che spesso traeva ispirazione dalle antichità allora presenti in città, provenienti sia dalla Collezione Farnese sia dagli scavi di Ercolano e Pompei.

Con ogni probabilità, questo pezzo è stato prodotto verso la fine del Settecento. Lo conferma lo storico dell’arte Alvar González-Palacios citando i diari di Carlo Gastone della Torre di Rezzonico, che vide l’opera proprio nei laboratori della Real Fabbrica della Porcellana. Rezzonico descrive con stupore l’Artemide Efesia (o Diana), giunta da Roma insieme ad altre statue della collezione Farnese, come un’opera straordinaria caratterizzata dal contrasto tra il bronzo della testa e degli arti e l’alabastro del busto, fittamente istoriato di simboli naturali.

Dichiarazioni

“Costruire connessioni di tempi e identità: con questo presupposto”, commenta il Direttore Generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano, “accogliamo l’installazione sull’eco di Artemide come primo passo di un percorso culturale che ci porterà a raccontare, in una dimensione sempre condivisa con il pubblico, la fortuna storica e l’attualità delle nostre collezioni. Abbiamo scelto di intraprendere questo viaggio partendo fisicamente dal nostro Atrio, punto di accoglienza dei visitatori e dal dialogo con Capodimonte, l’altro grande museo statale della città, legato a doppio filo al MANN per profilo museografico e storia del patrimonio. Questa mostra, preziosa, dotta e, allo stesso tempo, di particolare impatto divulgativo, è apripista di una buona pratica di sinergia interistituzionale, per comunicare l’eccezionalità dei nostri beni archeologici e storico-artistici”.

"La recente acquisizione da parte del Ministero della Cultura per Capodimonte, che ha permesso alla preziosa opera proveniente dal mercato antiquario di rimanere in Italia”, dichiara il Direttore Generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt, “è stata una bella occasione per questa significativa collaborazione con il MANN. Grande è la suggestione nell’ammirare la porcellana settecentesca accanto alla scultura che ne ispirò la creazione. Un’anteprima che vuole annunciare l’apertura al Museo e Real Bosco di Capodimonte, il prossimo 12 giugno, di 14 sale tutte dedicate alla porcellana, percorso che per la prima volta rende accessibile al pubblico una delle collezioni più grandi e più importanti al mondo di questa arte preziosissima".

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraL’eco di Artemide
CittàNapoli
SedeMANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli
DateDal 13/05/2026 al 08/06/2026
ArtistiFilippo Tagliolini
TemiSettecento, Arte antica, MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli



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