Una grande mostra su Roy Lichtenstein e la Pop Art alla Fondazione Magnani-Rocca


Alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo dall’8 settembre al 9 dicembre 2018 è in programma la mostra Roy Lichtenstein e la Pop Art Americana.

Alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo (Parma) è in arrivo una mostra dedicata a uno dei più grandi artisti del Novecento, Roy Lichtenstein (New York, 1923 - 1997), uno dei grandi nomi della pop art americana, capace d’influenzare schiere di artisti, grafici, designer, pubblicitari. La mostra, intitolata Roy Lichtenstein e la Pop Art Americana è in programma dall’8 settembre al 9 dicembre 2018 e riunisce oltre 80 opere dell’artista newyorkese e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana, da Andy Warhol a Robert Indiana, da Tom Wesselmann a James Rosenquist.

Roy Lichtenstein è considerato, insieme a Andy Warhol, la figura più rappresentativa e più conosciuta della Pop Art: le sue opere si distinguono per il suo caratteristico stile mutuato dal retino tipografico, il suo utilizzo del fumetto in ambito pittorico, le sue rivisitazioni pop dell’arte del passato lontano e recente. Un’arte tanto forte e riconoscibile da entrare subito nel nostro immaginario, e oggetto di innumerevoli riproduzioni, diventando quasi un fenomeno di consumo. Inoltre, a distanza di decenni i suoi dipinti continuano a suscitare enorme interesse nel mercato dell’arte e sono stati venduti anche negli ultimi anni per decine di milioni di dollari. Grazie a questa sua fama e della sua centralità nell’arte del XX secolo, Lichtenstein è stato oggetto nel mondo di numerose mostre antologiche, che ne hanno ripercorso la lunga carriera, iniziata negli anni Cinquanta, giunta a un punto di svolta decisivo nei primissimi anni Sessanta, consacrata definitivamente nel corso dello stesso decennio e proseguita con coerenza e costante riscontro sino alla scomparsa avvenuta nel 1997.

La prima parte della mostra, curata da Walter Guadagnini e Stefano Roffi, è dedicata alla stagione iniziale della Pop Art, quegli anni fra il 1960 e il 1965 in cui nascono le icone di Lichtenstein tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità, che vengono messe a confronto con i lavori di Warhol, Indiana, D’Arcangelo, Wesselmann, Ramos, Rosenquist e altri ancora, a testimonianza della nuova società e della nuova arte che la rispecchia e che prende il nome di Pop Art. Questo periodo è rappresentato in mostra da importanti lavori come Little Aloha (1962) e Ball of Twine (1963), ma anche da una rarissima opera degli inizi come VIIP! (1962), e da una notevole serie di opere grafiche, tra le quali spiccano Crying Girl (1963) e Sweet Dreams, Baby! (1965).

A fianco delle opere derivate dai fumetti, certo le sue più conosciute, Lichtenstein inizia alcune serie che hanno come riferimento da un lato la storia dell’arte, dall’altro il grande tema dell’astrazione pittorica: sono i dipinti che testimoniano la varietà e la complessità del pittore e che aprono nuove interpretazioni sia sulla sua opera che sull’intera stagione della Pop Art. Esemplari a questo proposito sono le astrazioni numeriche e letterarie di Robert Indiana (con un prezioso FOUR degli anni Sessanta e una celebre scultura LOVE) o il ciclo Flowers di Andy Warhol. Tra queste serie, si ricordano quella dei Paesaggi e quella dei Fregi, che prendono avvio nei primi anni Settanta. I paesaggi partono da un motivo naturale per arrivare a un’astrazione assoluta, che comprende anche l’adozione di materiali plastici appartenenti al mondo contemporaneo, in un affascinante corto circuito tra tradizione e innovazione. In modo analogo, i Fregi riprendono un tema canonico dell’arte classica per trasformarlo in pura decorazione astratta: un’opera di quasi tre metri concessa in prestito dal Musée d’Art moderne et contemporain de Saint-Étienne rappresenta al meglio questo ciclo.

Quasi contemporaneamente nasce anche un altro genere, quello che proviene direttamente dalla storia dell’arte: ecco allora le figure ispirate a Picasso e a Matisse (ma anche dal Surrealismo, come la celeberrima Girl with Tear (1977) che giunge in via straordinaria dalla Fondation Beyeler di Basilea) pretesti per rielaborare e riscrivere una storia dell’arte e dei generi attraverso il proprio linguaggio, per cannibalizzare anche la storia delle immagini, siano esse colte o popolari. La mostra è poi punteggiata da alcune serie di fotografie che ritraggono l’artista all’opera nel suo studio. Gli autori sono due protagonisti della fotografia d’arte italiana, Ugo Mulas e Aurelio Amendola, che, in diversi momenti, hanno ritratto Lichtenstein: in questo modo non solo si può entrare nell’officina dell’artista, ma anche leggere il rapporto che sempre ha legato la cultura italiana al pittore.

La mostra consentirà di apprezzare Lichtenstein nella sua interezza, affrontando tutte le stagioni e tutti i temi della sua arte. Per questa ragione, la mostra può essere vista seguendo due percorsi complementari: considerando i diversi temi secondo il tradizionale ordine cronologico, oppure analizzandoli sotto diversi punti di vista (seguendo proprio la metodologia di Lichtenstein) con una particolare attenzione, oltre che alle opere su tela, alla formidabile produzione grafica, momento assolutamente centrale nel percorso creativo dell’artista. Centrale anche nell’affermazione pubblica di Lichtenstein e della Pop Art in generale, che proprio nella grande diffusione permessa dalla grafica ha trovato uno dei motivi principali del suo successo realmente popolare.

La mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato domenica e festivi dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso il lunedì. Biglietto: 10 euro valido anche per le raccolte permanenti. Ridotto scuole 5 euro. Il sabato ore 16 e la domenica e festivi ore 11.30, 15.30, 16.30, visita alla mostra con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it, oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti, costo € 15,00 (ingresso e guida). La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, contenente i saggi dei curatori e di altri studiosi, quali Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Kenneth Tyler, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte. La mostra è realizzata grazie a: Fondazione Cariparma, Cariparma Crédit Agricole. Media partner: Gazzetta di Parma, Kreativehouse. Con la collaborazione di XL Catlin, leader mondiale nell’assicurazione delle opere d’arte e di AON S.p.A. Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Cavazzoni Associati, Fattorie Canossa, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Nell’immagine: Roy Lichtenstein, Crying Girl, 1963 © Estate of Roy Lichtenstein / SIAE 2018

Una grande mostra su Roy Lichtenstein e la Pop Art alla Fondazione Magnani-Rocca
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