Brescia si prepara a celebrare il bicentenario della scoperta della Vittoria Alata, capolavoro dell’età romana per qualità compositiva, materiale e stato di conservazione. Si tratta di uno dei rarissimi bronzi romani provenienti da scavo giunti fino a noi, oltre che simbolo identitario della città.
Il 20 luglio 1826, nel corso di una campagna archeologica nell’area del Capitolium di Brescia, i membri dell’Ateneo di Brescia Accademia di Scienze Lettere e Arti trovarono, all’interno di un’intercapedine nascosta, la Vittoria Alata, perfettamente conservata, insieme a sei teste di età imperiale e a centinaia di reperti in bronzo.
L’eco della scoperta fu tale da spingere Luigi Basiletti a progettare un museo cittadino. Ebbe così inizio un percorso lungo due secoli, che dal primo nucleo del Museo Patrio, ospitato nel Capitolium appositamente ricostruito, ha condotto alla nascita dei Musei Civici di Brescia. Oggi questo sistema comprende il Museo di Santa Giulia e Brixia Parco archeologico di Brescia romana (sito UNESCO dal 2011), la Pinacoteca Tosio Martinengo, il Castello di Brescia con il Museo delle Armi “Luigi Marzoli” e il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, oltre alla sala cinematografica Nuovo Eden, tutti gestiti dalla Fondazione Brescia Musei.
Per celebrare la scoperta e riportare al centro il patrimonio cittadino, la Fondazione Brescia Musei organizza una festa articolata in quattro giorni, dal 16 al 20 luglio, con un ricco calendario di eventi: danza, performance, laboratori, visite guidate e percorsi speciali inviteranno il pubblico a riscoprire la storia della statua. Le celebrazioni del bicentenario, con il patrocinio dell’Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti, sono iniziate già lo scorso dicembre con il progetto espositivo Idoli di bronzo, articolato in due mostre: Victoria Mater. L’idolo e l’icona, ospitata a Brescia presso il Parco archeologico, e Icone di potere e bellezza, allestita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Entrambe le esposizioni sono state prorogate rispettivamente fino al 14 e al 21 giugno 2026.
Per la tappa bresciana, la Fondazione ha coinvolto Francesco Vezzoli, che ha realizzato un’installazione inedita curata da Donatien Grau, per mettere in dialogo la Vittoria Alata con l’Idolino di Pesaro, proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. A Firenze, invece, la mostra curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid esplora il ruolo delle immagini nella rappresentazione e trasmissione del potere nell’Impero romano, in particolare durante la crisi del III secolo d.C. Il percorso si concentra su tre teste di imperatori romani in bronzo dorato provenienti dalle collezioni bresciane, poste in relazione con opere delle collezioni medicee.
Il programma prosegue il 23 aprile con l’installazione della Nike metafisica di Vezzoli nel Viridarium, Parco delle sculture del Museo di Santa Giulia: un’opera che rielabora la celebre Nike di Samotracia attraverso suggestioni della pittura metafisica, richiamando le atmosfere di Giorgio de Chirico e Alberto Savinio. Nella stessa giornata, Vezzoli dialogherà con il regista Peter Greenaway presso l’Auditorium di Santa Giulia, in un incontro dedicato al rapporto tra cinema e storia dell’arte, ambito centrale anche nella ricerca dell’artista.
Sempre in questo contesto si inserisce il corso di archeologia Intrecci d’identità: il deposito dei bronzi di Brescia, avviato il 13 aprile e in programma fino al 19 maggio. L’iniziativa propone incontri settimanali tra specialisti e studiosi, promuovendo una riflessione sul patrimonio archeologico come elemento fondante dell’identità collettiva. Il progetto è promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti; Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia.
Dopo aver trattato di come il recupero dei bronzi sia stato un evento catalizzatore che ha spinto la città a istituire i propri musei civici e dopo un confronto tra la Vittoria Alata bresciana e quella di Calvatone, oggi conservata all’Ermitage, il corso proseguirà lunedì 27 aprile con l’incontro La memoria che rivive. I grandi ritrovamenti archeologici come specchio d’identità collettiva, nel quale Maurizio Harari e Marina Lostal discuteranno il ruolo politico del patrimonio archeologico. Lunedì 4 maggio, Elena Calandra e Azzurra Scarci analizzeranno le teste ritratto maschili del Capitolium e il loro nascondimento per indagare la rappresentazione del potere e la sua intrinseca fragilità attraverso i mutamenti del tempo, mentre, lunedì 11 maggio, Monica Salvadori e Livia Capponi ricostruiranno la complessa tela sociale delle donne romane tra autoaffermazione e vita pubblica. Il programma si completerà martedì 19 maggio, con l’incontro di Anna Patera e Serena Rosa Solano, dedicato alle sfide dell’archeologia contemporanea. A conclusione del ciclo, i partecipanti potranno accedere in via straordinaria all’intercapedine occidentale del Capitolium, luogo del ritrovamento dei bronzi, e agli scavi attualmente in corso nell’area del Teatro romano.
Dal 17 luglio al 1° novembre 2026, il Museo di Santa Giulia ospiterà inoltre la mostra La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza, curata da Giovanna Calvenzi, promossa dalla Fondazione Brescia Musei, organizzata in collaborazione con lo special partner Olimpia Splendid e EWMD – European Women’s Management Development Brescia. Il progetto riunisce quaranta fotografi italiani, tra cui Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin e Franco Fontana, che si sono confrontati con la statua come fonte di ispirazione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di superare la dimensione della semplice immagine documentaria, proponendo una lettura più complessa e personale della Vittoria Alata. Il risultato è una pluralità di sguardi che trasformano la scultura in un terreno comune di sperimentazione visiva, dando vita a un patrimonio iconografico di grande valore.
Il culmine delle celebrazioni sarà il 30 ottobre con la mostra Più moderni di ogni moderno. Tesori mai visti dei musei bresciani 1826 | 2026, curata da Roberta D’Adda e Stefano Karadjov. L’esposizione proporrà circa 200 storie, di opere, persone e luoghi, costruite esclusivamente a partire dai materiali conservati nei depositi museali, mettendo in luce il loro potenziale evocativo e il legame profondo con la memoria e le aspirazioni della comunità.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.