No al lavoro sottopagato o non pagato nei musei: ora lo dice anche l'ICOM


L'ICOM invia una raccomandazione ad amministrazioni e concessionari di servizi per chiedere di smetterla col lavoro sottopagato, col lavoro non pagato, con l'uso scriteriato del volontariato e con tutte le pratiche che offendono la dignità dei lavoratori della cultura.

Un secco no al lavoro sottopagato o non pagato nei musei: è quello che arriva dal comitato italiano di ICOM - International Council of Museums, il principale organo rappresentativo dei musei a livello mondiale. ICOM Italia esprime una forte preoccupazione per la diffusione del lavoro sottopagato o non pagato nei musei (i casi, purtroppo, ormai sono all’ordine del giorno) e invita le amministrazioni pubbliche e tutti i datori di lavoro a riconoscere le specifiche competenze professionali e a corrispondere compensi adeguati alle funzioni richieste, come previsto dalla nostra Costituzione, a tutela della dignità umana dei lavoratori e nel rispetto del principio di equità di trattamento a fronte di analoghe mansioni svolte.

La situazione occupazionale nel settore della cultura, afferma l’ICOM, è nel complesso insoddisfacente, eterogenea e difficile da monitorare. La pandemia da Covid-19 e la conseguente, lunga interruzione della maggior parte delle attività nei musei e nei siti archeologici hanno fatto emergere con particolare evidenza criticità e fragilità già note, legate al precariato e alle scarse tutele per i professionisti esterni, assunti a tempo determinato da società commerciali o da cooperative con forme contrattuali diverse, quasi sempre inadeguate al livello specialistico delle mansioni richieste. I dati emersi dalle indagini dell’Istat (che ha parlato di una “crisi drammatica” provocata dal Covid nei settori della cultura e del turismo) e dell’associazione Mi Riconosci (le cui ricerche hanno dimostrato come il lavoro culturale sia stato devastato nei mesi pandemici) evidenziano non solo la consistenza delle perdite dei posti di lavoro nel settore della cultura e dei musei a causa delle chiusure dovute alla pandemia COVID-19. ma anche come queste perdite abbiano colpito principalmente i professionisti non strutturati, già pesantemente penalizzati dal lavoro sottopagato. Per un’analisi delle criticità si si rinvia alle indagini effettuate a livello internazionale da UNESCO, ICOM e NEMO e in Italia alle ricerche effettuate dalla Fondazione Fitzcarraldo e da molti osservatori regionali.

La drastica riduzione della spesa per la cultura, e in particolare dei fondi per la gestione degli istituti, soprattutto negli Enti locali, ha portato a una contrazione estrema degli organici e all’affidamento in concessione di servizi, e talvolta dell’intera gestione di musei o reti di musei, a società esterne, selezionate attraverso bandi orientati soprattutto alla maggiore convenienza economica. Inoltre, anche l’ICOM rileva che si è diffuso un uso improprio del volontariato. Il fenomeno, che costituisce di per sé una risorsa preziosa e uno strumento di partecipazione e di “cittadinanza attiva”, come precisato nel Codice etico di ICOM, “non può essere diretto alla sostituzione di professionisti impegnati stabilmente e formati per assolvere funzioni altamente specialistiche”, afferma l’ente. “In questo quadro il ricorso al lavoro non pagato o sottopagato è diventato una prassi ormai diffusa in Italia nei musei grandi e piccoli, statali, comunali o appartenenti a Fondazioni, Enti Ecclesiastici, Università. Esso non riguarda soltanto i livelli esecutivi, ma coinvolge ormai anche quelli direttivi”. L’ICOM cita in particolare due casi emblematici, di cui si è a lungo discusso anche su queste pagine: l’avviso pubblico del Comune Senigallia e il bando del Comune di Deruta. Entrambi richiedevano per i rispettivi musei un direttore-coordinatore tecnico altamente qualificato, con funzioni non solo scientifiche, disposto a svolgere per tre anni un incarico non remunerato, con un semplice rimborso spese.

“A questi”, prosegue l’ICOM, “si aggiungono altri esempi recenti che riproducono una situazione analoga: i recenti bandi del Comune di Sant’Arcangelo di Romagna e del Comune di Carrara per figure di direttore scientifico di museo prevedono remunerazioni del tutto incongrue rispetto al livello di competenze e di funzioni da svolgere”. Il problema comunque non è solo italiano, tanto che è stato esaminato anche dalla Commissione europea, che il 28 ottobre 2020 ha presentato una proposta di direttiva su “salari minimi adeguati”, appoggiata dalla presidente Ursula von der Leyen, che intende promuovere la contrattazione collettiva nei paesi europei e assicurare salari minimi adeguati1. Si tratta di un cambio di paradigma notevole, dopo decenni in cui l’attenzione era stata posta quasi esclusivamente sulla flessibilità salariale, che di fatto consiste nel ridurre al minimo il ruolo della contrattazione collettiva e dei salari minimi legali.

ICOM Italia fa sapere che continuerà a monitorare la situazione occupazionale nei musei, le forme di reclutamento, i bandi e i contratti, e ha lanciato una Raccomandazione, predisposta dal Collegio dei probiviri, indirizzata alle amministrazioni responsabili e alle società concessionarie dei servizi.

No al lavoro sottopagato o non pagato nei musei: ora lo dice anche l'ICOM
No al lavoro sottopagato o non pagato nei musei: ora lo dice anche l'ICOM


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