Una parte importante della Grande Sinagoga di Vilnius torna alla luce nella capitale della Lituania, grazie a una nuova campagna di scavi archeologici che ha permesso di individuare e documentare strutture e oggetti capaci di restituire un’immagine concreta della vita religiosa e comunitaria che per secoli si è sviluppata attorno a uno dei più importanti luoghi di culto ebraici dell’Europa orientale. Gli archeologi hanno portato alla luce la grande bimah centrale della sinagoga (la piattaforma per le letture), sezioni estese della principale sala di preghiera e della galleria delle donne, pavimenti riccamente decorati, targhette che indicavano i posti assegnati ai fedeli e una piccola targa metallica sulla quale sono incisi i Dieci Comandamenti.
Le nuove scoperte sono emerse nel corso degli scavi condotti nell’ultimo mese presso il sito della Grande Sinagoga di Vilnius, luogo strettamente legato alla figura del Gaon di Vilnius (Elia ben Shlomo Zalman; Sjalec, 1720 – Vilnius, 1797), uno dei più grandi rabbini del suo tempo, e alla storia della comunità ebraica della città. L’edificio, devastato e distrutto dal regime nazista e successivamente abbattuto dalle autorità sovietiche circa settant’anni fa, è oggi oggetto di un progetto di ricerca archeologica che mira non soltanto a ricostruirne la struttura, ma anche a preservarne i resti e a restituire visibilità a un patrimonio che per decenni è rimasto nascosto.
La nuova campagna rappresenta la sesta fase di un’indagine avviata nel 2011. Le ricerche interessano non soltanto l’edificio della sinagoga, ma anche il complesso comunitario che si sviluppò intorno a essa e che era noto come Shulhoyf. Il sito costituisce infatti una testimonianza fondamentale della storia della comunità ebraica di Vilnois, una comunità che per secoli ha avuto nella Grande Sinagoga uno dei propri principali punti di riferimento religioso, sociale e culturale.
Gli scavi sono condotti dall’Autorità israeliana per i beni culturali e dal Kultūros paveldo išsaugojimo pajėgos, le “Forze per la conservazione del patrimonio culturale lituano”, con il finanziamento della Good Will Foundation e in collaborazione con la Comunità ebraica lituana, Litvak. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare i resti della Grande Sinagoga, renderli accessibili al pubblico e valorizzare il sito affinché possa diventare un luogo significativo tanto per la comunità ebraica quanto per il pubblico più ampio.
Uno degli elementi più importanti emersi durante questa sesta campagna è proprio la grande bimah centrale: la bimah è lo spazio rialzato della sinagoga dal quale vengono letti pubblicamente i testi della Torah e rappresenta quindi uno degli elementi architettonici e liturgici fondamentali del luogo di culto. Il suo ritrovamento permette di comprendere meglio l’organizzazione della sala principale e di ricostruire, almeno in parte, la configurazione interna della Grande Sinagoga.
Il ritrovamento assume un’importanza particolare perché gli scavi hanno potuto interessare per la prima volta alcune sezioni estese e continue situate nel cuore dell’edificio storico. Un risultato reso possibile dalla rimozione del vecchio edificio scolastico che per lungo tempo aveva coperto i resti della sinagoga. La demolizione di questa struttura ha consentito agli archeologi di accedere a zone che in precedenza non potevano essere investigate in maniera altrettanto ampia e continuativa.
A spiegare il significato della scoperta sono i direttori degli scavi, il dottor Jon Seligman dell’Autorità israeliana per i beni culturali e Justinas Račas delle Forze per la conservazione del patrimonio culturale. “La rimozione del vecchio edificio scolastico che copriva la sinagoga storica ci ha permesso, per la prima volta”, affermano, “di portare alla luce ulteriori sezioni estese e continue nel cuore dell’edificio: la sala di preghiera principale, pavimentata con pavimenti in terrazzo colorato decorati con motivi floreali e geometrici; targhe recanti nomi; e molti altri reperti che ci offrono un incontro commovente, quasi personale, con le persone che pregavano qui e con la vita comunitaria che si è sviluppata attorno alla sinagoga nel corso dei secoli”.
Insieme ai pavimenti sono state individuate numerose targhe associate ai posti fissi dei fedeli. Si tratta di piccoli elementi che, apparentemente secondari rispetto alle grandi strutture architettoniche, hanno invece un importante valore documentario. I loro nomi permettono infatti di entrare direttamente in contatto con le persone che frequentavano la sinagoga e di ricostruire, almeno parzialmente, la composizione della comunità che si riuniva al suo interno. Alcune targhe recano i nomi di donne che pregavano nell’ezrat nashim, la galleria delle donne. Altre riportano invece nomi di uomini. Altre ancora identificano posti assegnati ai membri di un’importante associazione di beneficenza impegnata nell’amministrazione della comunità ebraica di Vilna.
Questi oggetti consentono dunque di collegare lo spazio architettonico alle persone che lo utilizzavano. La sinagoga non emerge soltanto come un edificio monumentale, ma come un luogo vissuto, organizzato secondo precise consuetudini e frequentato da una comunità nella quale esistevano ruoli, associazioni, responsabilità e rapporti sociali.
Tra le targhe rinvenute ce n’è una particolarmente significativa. Indicava un posto donato da Gitel Klachek, moglie del defunto Yechezkel, Shamash d’Mata, espressione che identifica il sacrestano della città. Il nome permette di collegare direttamente il reperto a una famiglia che ebbe un ruolo di rilievo nella vita economica e sociale della comunità ebraica locale. La famiglia Klachek era infatti una famiglia ricca e influente, proprietaria di numerose attività commerciali nelle strade che circondavano la Grande Sinagoga di Vilnius. La targa restituisce quindi una traccia materiale dell’importanza che alcune famiglie avevano all’interno della comunità e permette di associare la storia dell’edificio alla vita concreta delle persone che vivevano e lavoravano nelle sue immediate vicinanze. Yechezkel, il marito di Gitel Klachek, era apparentemente un funzionario pubblico al servizio della comunità ebraica della città. Il suo incarico comprendeva una serie di attività pratiche e organizzative: si occupava di questioni quotidiane, annunci e commissioni per conto della comunità. La targa relativa al posto donato dalla moglie costituisce quindi una piccola ma significativa testimonianza del sistema di relazioni che ruotava attorno alla Grande Sinagoga.
È proprio questo incontro tra architettura e memoria individuale che, secondo i direttori degli scavi, rende particolarmente importante la nuova campagna. Le superfici, le targhe e gli altri reperti permettono infatti di stabilire un rapporto quasi personale con le persone che pregavano nella sinagoga e con la vita comunitaria che si è sviluppata attorno all’edificio nel corso dei secoli. Tra i reperti rinvenuti c’è poi una piccola targa metallica sulla quale sono incisi i Dieci Comandamenti. Anche questo oggetto costituisce una testimonianza particolarmente significativa della funzione religiosa del complesso. La targa si aggiunge agli altri materiali emersi dagli scavi e contribuisce a ricostruire l’ambiente spirituale nel quale la Grande Sinagoga era inserita.
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