Alla Biennale di Venezia torna ad aprire, dopo le tante polemiche della vigilia, il Padiglione della Russia, che segna il rientro di Mosca alla rassegna per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina nel 2022. L’apertura è uno dei nodi più controversi della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, ma alla fine oggi la stampa ha potuto vedere quello che i russi hanno portato in laguna. Il progetto, intitolato The tree is rooted in the sky (“L’albero è radicato nel cielo”), è coordinato dalla commissaria Anastasiia Karneeva e riunisce un ampio gruppo di artisti, musicisti e performer perlopiù russi, con qualche aggiunta dall’Africa e dall’America Latina. L’iniziativa si presenta come una specie di festival di musica folk, con l’obiettivo dichiarato di ridefinire i confini tra centro e periferia e di mettere in relazione tradizione e contemporaneità.
Tuttavia, nonostante la riapertura, il padiglione non sarà accessibile al pubblico durante i sei mesi della manifestazione: il festival si svolgerà infatti soltanto nei giorni dell’anteprima per gli operatori del settore (dal 5 all’8 maggio). I visitatori potranno soltanto assistere a proiezioni video (le registrazioni delle performance dei musicisti che si alternano nei padiglioni durante l’anteprima a porte chiuse) sulle pareti esterne dell’edificio e percepire dall’esterno le attività sonore e musicali che si svolgono all’interno. La decisione è legata alle sanzioni europee nei confronti della Russia, che impediscono una piena apertura al pubblico, come chiarito dai legali dell’organizzazione.
Il programma del padiglione prevede un calendario di eventi riservati agli addetti ai lavori. Lo spazio espositivo è stato trasformato in un ambiente che richiama un negozio di fiori pervaso da profumi e atmosfere sensoriali. All’interno si susseguono improvvisazioni musicali, performance di complessi folk, concerti e azioni partecipative, con momenti dedicati anche alla musica elettronica e techno. Tra le iniziative, anche la distribuzione gratuita di abiti usati, che ha riscosso grande interesse, e la possibilità di accedere a spazi più raccolti, come una sala caratterizzata da un piccolo bosco di conifere e proiezioni video.
Nonostante le limitazioni, la Russia ha accolto positivamente il proprio ritorno alla Biennale. La commissaria Karneeva ha espresso soddisfazione per la possibilità di rappresentare il paese in un contesto internazionale, sottolineando l’importanza di una presenza inclusiva di tutte le nazioni. Allo stesso tempo, la riapertura ha diviso opinione pubblica e visitatori: tra i residenti e i turisti di Venezia si registrano posizioni contrastanti, tra chi considera legittimo il ritorno e chi teme un utilizzo propagandistico dell’arte.
Il progetto The tree is rooted in the sky non si esaurirà tuttavia con la Biennale. È già prevista una sua riproposizione nell’ambito del Forum culturale internazionale di San Pietroburgo, in programma dal 24 al 26 settembre 2026, come annunciato da Mikhail Shvydkoi, rappresentante speciale del presidente russo Vladimir Putin per la cooperazione culturale internazionale. L’obiettivo è offrire al pubblico russo e ai partecipanti al forum la possibilità di confrontarsi con un progetto che ha generato ampio dibattito a livello internazionale.
È dunque in questo scenario che il Padiglione Russia ha aperto i suoi battenti. Non finiscono comunque le polemiche, legate alla guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina, al fatto che la Federazione russa è uno Stato sotto sanzioni, ai ruoli delle persone coinvolte nel progetto (ne avevamo parlato in precedenza in un articolo). Il fatto che il padiglione abbia aperto non rende certo meno discutibile la presenza russa a questa Biennale.
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