Palio di Siena, svelato il Drappellone di Teodora Axente per la Carriera del 16 agosto


Presentato nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico il Drappellone del Palio di Siena dedicato alla Madonna dell’Assunta e ai cinquecento anni dalla battaglia di Camollia. L’opera di Teodora Axente intreccia tradizione senese, spiritualità, metamorfosi e memoria storica.

È stato svelato a Siena il Drappellone destinato alla Contrada che si aggiudicherà la Carriera del 16 agosto 2026. Come di consueto, il Palio di Siena affida la realizzazione del premio per i vincitori a un artista, e l’opera per la prossima carriera è stata eseguita dalla pittrice rumena Teodora Axente, ed è stata presentata nel pomeriggio di lunedì 10 agosto nel Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico, al termine dello squillo delle chiarine di Palazzo e dell’introduzione della sindaca di Siena Nicoletta Fabio. Il Palio è dedicato alla Madonna dell’Assunta e quest’anno cade nei cinquecento anni dalla battaglia di Camollia, combattuta il 25 luglio 1526, uno degli episodi più significativi della storia senese. Il Drappellone entrerà a far parte del patrimonio della Contrada vincitrice della Carriera e si presenta come un’opera costruita attraverso un fitto intreccio di riferimenti alla tradizione artistica e spirituale della città. Al centro della composizione c’è la figura della Vergine, posta al vertice di una struttura piramidale e rappresentata mentre protegge la Rosa d’Oro, il prezioso dono che papa Pio II offrì alla città di Siena. La scelta compositiva guarda direttamente alla grande tradizione della pittura senese e, in particolare, stabilisce un dialogo ideale con i capolavori di Simone Martini.

La Madonna si distingue per la dolcezza del volto e, allo stesso tempo, per la forza espressiva dello sguardo. Il suo grande manto azzurro si apre come una protezione sulla città e sui suoi abitanti, assumendo una funzione simbolica che lega la dimensione religiosa della festa alla storia e all’identità collettiva di Siena. Ai piedi della Vergine compaiono due cherubini, le cui figure si fondono con quelle dei pesci attraverso il linguaggio metamorfico caratteristico della pittura di Axente. I cherubini sorreggono gli stemmi di Siena, mentre il pesce, antico simbolo cristiano, assume nel dipinto anche il significato di metafora della comunità senese.

Il Drappellone di Teodora Axente. Foto: Comune di Siena
Il Drappellone di Teodora Axente. Foto: Comune di Siena

È proprio nel Palio, infatti, che questa comunità trova uno dei momenti più forti della propria identità collettiva. Il simbolismo religioso e quello civico si sovrappongono così all’interno dell’immagine, mentre la pittura di Axente costruisce una scena nella quale la tradizione viene riletta attraverso una sensibilità contemporanea.

Uno degli elementi più evidenti del Drappellone è il contrasto tra luce e ombra: la luce non svolge quindi soltanto una funzione formale, ma contribuisce alla costruzione del significato dell’opera. In particolare, la luminosità irradiata dalla Vergine si contrappone alle nubi tempestose che si addensano sullo sfondo. Quelle nubi richiamano la battaglia di Camollia del 1526, vinta dai senesi contro i fiorentini, e a cui è dedicata la Carriera del 16 agosto in occasione del cinquecentesimo anniversario. Il cielo minaccioso diventa così il riferimento a un momento di conflitto della storia di Siena, mentre la luce che proviene dalla Madonna trasforma la stessa scena in un simbolo di speranza e di rinascita. Al centro del dipinto compare quindi Siena, riconoscibile attraverso una silhouette monumentale nella quale sono riuniti il Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia e il Duomo. La città appare come un unico corpo, immediatamente identificabile attraverso i suoi edifici simbolo. La luce della Vergine raggiunge anche Piazza del Campo, dove Axente ha raffigurato le diciassette Contrade.

Le Contrade sono rappresentate come figure solenni, ciascuna accompagnata dal proprio stemma storico. La disposizione delle figure richiama i bassorilievi della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia e, più in generale, la struttura dei grandi polittici senesi del Trecento e del Quattrocento. Come nei polittici medievali e tardomedievali ogni figura contribuisce alla costruzione dell’armonia complessiva, così nel Drappellone le diciassette Contrade diventano parti di un’unica rappresentazione della comunità cittadina. Attraverso una pittura ricca di simboli, dettagli e riferimenti alla storia dell’arte locale, Teodora Axente ha costruito dunque un omaggio a Siena e al patrimonio spirituale e culturale che il Palio continua a custodire e, allo stesso tempo, a rinnovare. La tradizione non viene riproposta in maniera letterale, ma diventa materia di una pittura contemporanea nella quale il passato dialoga con il presente.

A sottolineare il significato dell’opera è stata la sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, intervenuta durante la presentazione. “A partire da stasera”, ha detto, “Siena si veste dei colori delle sue Contrade e assume una dimensione sospesa, capace di unire il sacro e il terreno, la spiritualità e la passione popolare, la materia e il sogno. È l’abito della nostra identità, della nostra storia, dell’appartenenza alle Contrade e a Siena. Questa eleganza, questo intreccio di bellezza, memoria e sentimento che da secoli compone l’anima della nostra città, lo ritroviamo nel Drappellone dipinto da Teodora Axente. Nella sua opera la metamorfosi diventa il cuore stesso del racconto del Palio. L’artista interpreta la Festa come un momento di trasformazione collettiva, nel quale l’eleganza e la dimensione onirica si intrecciano in un dialogo senza tempo. E questa trasformazione noi senesi la conosciamo bene. Nei giorni del Palio tutto cambia: le strade, i palazzi, le piazze, i suoni, i gesti quotidiani, il modo di attraversare la città, di guardarla e di sentirla. Ogni luogo assume un significato diverso, ogni dettaglio diventa parte di un rito antico e sempre vivo. Siena indossa una veste nuova, così come la indossano i suoi abitanti, chiamati a entrare pienamente nei propri ruoli, nei propri simboli e nella propria appartenenza. Ogni persona diventa parte della Festa. L’opera che oggi presentiamo contiene anche un’altra metamorfosi: quella attraverso la quale la storia diventa memoria viva e continua a parlare al presente. Cinquecento anni fa, il 25 luglio 1526, Siena scrisse una delle pagine più significative della propria storia. La battaglia di Camollia non rappresentò soltanto una vittoria militare: fu il momento nel quale un’intera comunità dimostrò di sapersi riconoscere nella difesa della propria libertà, della propria autonomia e della propria identità. In quella prova la città trovò una nuova consapevolezza di sé. Un popolo attraversato da divisioni e contrasti seppe ritrovarsi unito davanti a qualcosa di più grande: la difesa del bene comune”.

Il Drappellone di Teodora Axente. Foto: Comune di Siena
Il Drappellone di Teodora Axente. Foto: Comune di Siena

Per Teodora Axente, confrontarsi con secoli di tradizione senese ha significato assumersi una responsabilità particolarmente importante, ma anche confrontarsi con un privilegio raro. L’artista appartiene infatti alla Scuola di Cluj, uno dei movimenti artistici più influenti del XXI secolo, che ha dato al panorama internazionale artisti come Adrian Ghenie e Victor Man, presenti nelle principali collezioni internazionali e protagonisti di importanti investimenti. Lo ha ricordato il curatore Riccardo Freddo, che ha presentato il dipinto. “Teodora si distingue come una delle poche donne della sua generazione ad aver raggiunto un simile riconoscimento, con un linguaggio artistico personale che fonde la pittura antica con una sensibilità contemporanea. È una surrealista che dialoga con il passato, facendo eco a figure come Frida Kahlo e Leonora Carrington. Negli ultimi anni Siena è diventata parte integrante del percorso artistico di Teodora. Prima la grande mostra al Santa Maria della Scala, poi la rosa d’oro e infine quella a Palazzo Pubblico, accanto all’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti. Questo Drappellone non è un’opera isolata. È il naturale compimento di un dialogo che l’artista ha costruito con la città, con la sua storia e con la sua pittura. Siena non è stata soltanto il luogo che ha ospitato Teodora, è diventata parte della sua pratica artistica. Per comprendere il Drappellone con la Madonna dell’Assunta dipinto da Teodora dobbiamo tornare indietro nel tempo. Dobbiamo tornare a una bambina in un piccolo villaggio della Romania, Şura Mare. Teodora è cresciuta con i nonni, che ogni domenica la portavano in chiesa. Lei racconta che durante la Messa osservava le figure alte e solenni dei santi dipinti nello stile bizantino. Erano avvolte dal fumo delle candele, che le rendeva ancora più misteriose. Quella visione non l’ha mai abbandonata. A dieci anni dipinse su vetro una Madonna con il Bambino. Sua nonna la donò alla chiesa del paese e il sacerdote la collocò sull’altare. Teodora ricorda sempre con emozione che ogni domenica, durante la Messa, vedeva il suo dipinto sull’altare, e che quella è stata sicuramente la sua prima vera mostra. Forse è proprio da quel momento che nasce il rapporto quasi spirituale che oggi la lega all’immagine della Madonna. E non è un caso che anche il cuore di questo Drappellone sia proprio lei”.

“Vorrei ringraziare il Sindaco di Siena, Michela Eremita e Riccardo Freddo per la fiducia, il sostegno e per avermi accompagnata in questo percorso”, ha concluso Teodora Axente, “ma soprattutto voglio ringraziare Siena. In questi mesi ho avuto la possibilità di conoscere più profondamente la sua storia, la sua arte e la sua spiritualità. Ho sentito una vicinanza particolare con la tradizione senese e con quella dimensione sacra che appartiene anche alle mie radici. Grazie Siena, per avermi accolto e per avermi permesso di diventare, anche solo per un momento, parte della tua storia”.




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