Un dipinto di Picasso rubato nel 1961 riemerge, e ora il Guggenheim lo rivuole indietro


La Fondazione Solomon R. Guggenheim ricorre alle vie legali a New York per rientrare in possesso dell’opera Femme dans un fauteuil, un olio del 1918 di Picasso riemerso dopo il furto all’Università di Pittsburgh nel 1961: venne acquistato da una coppia di coniugi. E adesso il museo lo rivuole indietro.

Un dipinto di Pablo Picasso rubato oltre sessant’anni fa è stato ritrovato e adesso il Guggenheim Museum di New York lo rivuole indietro. La Fondazione Solomon R. Guggenheim ha infatti avviato un’azione legale presso la Corte Suprema dello Stato di New York per ottenere la restituzione del dipinto, intitolato Femme dans un fauteuil (“Donna in poltrona”), un olio su tela realizzato nel 1918 che era scomparso senza lasciare tracce dalla sede dell’Università di Pittsburgh, proprio mentre si trovava in prestito dal Guggenheim. La vicenda giudiziaria coinvolge due cittadini del Massachusetts, accusati dal museo di trattenere illegalmente la tela, di ignorare i diritti di proprietà dell’istituzione e di trarre un ingiusto profitto dal possesso di beni rubati.

La storia del furto risale alla mattina del 6 febbraio 1961, quando uno studente dell’Università di Pittsburgh denunciò la sparizione del dipinto dall’edificio della Students Union. La piccola tela, delle dimensioni di 34,3 per 26,6 centimetri, era stata concessa in prestito dal Guggenheim in occasione di una mostra organizzata per il semestre autunnale e la sua restituzione al museo era prevista per la fine di quello stesso mese. L’istituto universitario aveva immediatamente denunciato il crimine al dipartimento di polizia di Pittsburgh e l’FBI era intervenuto rapidamente nelle indagini. Nonostante una serie di articoli giornalistici, avvisi diffusi presso le istituzioni di tutta l’America settentrionale e l’offerta di una ricompensa per informazioni utili, il caso si era rapidamente arenato, finendo per cadere nel dimenticatoio per decenni.

Una foto del dipinto di Picasso pubblicata in un giornale americano del 1961, all'epoca del furto
Una foto del dipinto di Picasso pubblicata in un giornale americano del 1961, all’epoca del furto

La svolta è arrivata oltre sessant’anni dopo, quando il dipinto è stato ricomprato sul mercato dai coniugi Lawrence Jay Handler e Wendy Cohen Handler ed è finito all’attenzione del Guggenheim. Come ha ricostruito la rivista Hyperallergic, secondo i documenti depositati in tribunale i coniugi attualmente in possesso del dipinto avevano acquistato Femme dans un fauteuil dalla galleria Beadleston Fine Art di Manhattan nel 1999, quasi quarant’anni dopo la sua sparizione a Pittsburgh. Tuttavia, il museo di New York è venuto a conoscenza della ricomparsa dell’opera soltanto nel luglio del 2023, quando un ricercatore di Christie’s, impegnato nell’analisi dell’opera in vista di una trattativa di vendita privata per conto terzi, ha informato la fondazione. Il nome del celebre collezionista e magnate minerario Solomon R. Guggenheim, fondatore dell’omonima istituzione, risultava infatti inserito nella voce di provenienza dell’opera all’interno del catalogo ragionato di Picasso curato da Christian Zervos nel 1949.

Pablo Picasso aveva dipinto questa composizione astratta durante la sua luna di miele con la prima moglie, la ballerina russa Olga Khokhlova, nelle vicinanze di Biarritz. Il Guggenheim aveva successivamente acquistato l’opera dalla galleria londinese Zwemmer nel 1936. Rimane tuttora poco chiaro attraverso quali passaggi il dipinto sia giunto alla galleria Beadleston di Fifth Avenue, ormai chiusa, dove i due coniugi lo avevano presumibilmente acquistato. La documentazione della causa non specifica se gli acquirenti o la galleria fossero a conoscenza della provenienza illecita del bene all’epoca della transazione.

Non appena informato della localizzazione del dipinto, il Guggenheim si è mosso tempestivamente, inviando ai possessori una lettera formale di richiesta di restituzione nell’agosto del 2023. Tale richiesta è stata prontamente respinta dai detentori del dipinto, situazione che ha pertanto costretto l’opera a rimanere in un limbo presso la casa d’aste Christie’s. Un portavoce del Guggenheim ha dichiarato a Hyperallergic che la fondazione ha tentato a lungo di risolvere la questione in via bonaria con le persone che detenevano l’opera, sottolineando che il museo è sempre stato e rimane il legittimo proprietario del dipinto e auspicandone il pieno recupero.

I legali degli Handler sono stati contattati tramite lo studio Withers Art and Advisory. Negli atti giudiziari, Lawrence Jay Handler viene indicato come medico specializzato in medicina interna, mentre Wendy Cohen Handler risulta proprietaria della brokerage privata di opere d’arte e gioielli Estate Treasures. La causa elenca inoltre due soggetti anonimi, identificati come John Doe e Jane Doe (i nomi che si usano nei paesi anglosassoni per indicare un’identificazione generica, un po’ come i nostri “Tizio” e “Caio”), inseriti per rappresentare eventuali altre parti che potrebbero avanzare pretese di interesse sul dipinto.

Il valore della tela era stimato tra i diecimila e i sessantamila dollari all’epoca del furto del 1961, secondo quanto riportato dai documenti giudiziari, mentre oggi si ritiene che possa valere svariati milioni. Nelle richieste formali depositate in tribunale, il museo ha richiesto un risarcimento per danni compensativi stimato tra tre milioni e mezzo e cinque milioni di dollari, escludendo le spese legali. Un ulteriore aspetto della vicenda riguarda la copertura assicurativa: dopo il furto del 1961, la compagnia assicurativa Chubb aveva risarcito il Guggenheim con settemila dollari. Una volta che l’opera è riemersa, il museo ha provveduto a restituire la somma all’assicuratore alla fine del 2023, ricevendo da Chubb la conferma del pieno ripristino del titolo di proprietà in favore della fondazione.

La controversia richiama un precedente legale che ha visto direttamente coinvolto il Guggenheim in un caso analogo sul finire degli anni Ottanta: all’epoca, il museo aveva intentato una causa per recuperare una gouache di Marc Chagall sottratta dai locali dell’istituzione da un dipendente del reparto corrispondenza circa due decenni prima. Il dipinto era giunto in una galleria di Madison Avenue, dove era stato venduto a una coppia che lo aveva esposto nel proprio soggiorno per anni. Quando il Guggenheim ne aveva preteso la restituzione, i convenuti avevano sostenuto di aver acquistato l’opera in buona fede, senza alcuna ragione per sospettare che fosse stata rubata, accusando inoltre il museo di aver atteso troppo tempo prima di denunciarne la scomparsa.

La corte stabilì allora che l’azione legale poteva proseguire, consolidando la giurisdizione dello Stato di New York come un contesto orientato a tutelare il legittimo proprietario di un’opera d’arte anche quando la proprietà viene acquistata successivamente da un acquirente in buona fede. La vertenza si concluse infine con un accordo transattivo tra le parti nel 1993. L’attuale contenzioso si inserisce dunque in un percorso di tentativi di risoluzione stragiudiziale durati quasi tre anni, dal mese di agosto del 2023 fino al mese di luglio dell’anno in corso, inclusa un’ispezione diretta del dipinto condotta da un rappresentante del museo e da un esperto di Picasso presso la sede di Christie’s nel febbraio del 2024, prima dell’approdo definitivo nelle aule del tribunale commerciale della divisione di New York.




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