Alla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano si è appena verificato un episodio che solleva più di una perplessità sul rispetto e sulla tutela del patrimonio storico. Fondata nel Settecento per volontà di Maria Teresa d’Austria, la Braidense custodisce un patrimonio librario di inestimabile valore. Un luogo nato per la consultazione, lo studio e la conservazione della memoria collettiva, trasformato in qualcosa di ben diverso. Come si vede sui social (eccetto quelli della stessa Biblioteca Braidense che, ovviamente, non ha ricondiviso post e stories degli organizzatori), le sale storiche sono state occupate da tappetini da fitness, pesi e prodotti cosmetici per una sessione a numero chiuso dell’allenamento TORCH’D, ideato dal personal trainer, influencer e coreografo Isaac Boots, che ha guidato l’evento.
L’iniziativa, organizzata in collaborazione con il brand Irene Forte Skincare, è stata presentata sui social dallo stesso Boots con toni entusiastici: l’influencer ha definito “epico” il workout che si è tenuto tra i libri e ha celebrato la biblioteca come... location d’eccezione. Le stories e il post di Boots risalgono a poche ore fa: l’influencer non ha mancato di postare sue fotografie in posa nel salone di Maria Teresa.
Le immagini diffuse, tuttavia, raccontano una realtà sicuramente meno epica ed edificante: partecipanti intenti ad allenarsi tra volumi antichi, musica ad alto volume, sudore e movimenti dinamici in un contesto che, per sua natura, richiederebbe silenzio e condizioni ambientali controllate.
Tra i sostenitori dell’evento figura l’hotel The Carlton Milano, dove gli invitati avrebbero soggiornato prima dell’allenamento. La struttura fa parte del gruppo Rocco Forte Friends, di cui CEO & Chairman è Rocco Forte, padre di Irene, e Irene Forte ne è Wellness Consultant.
Duro il commento di Dagospia, la prima testata a pubblicare la notizia desunta dai post che circolano su Instagram: “quanto vale la credibilità di un’istituzione? a Milano, poco: la Biblioteca Braidense viene affittata come palestra! Irene Forte, figlia del signore degli hotel, Rocco, ha affittato il salone dell’istituzione culturale milanese per pubblicizzare le sue cremine, con una sessione di aerobica guidata dal fitness-influencer Isaac Boots”. Il sito di Roberto D’Agostino richiama anche il precedente di pochi mesi fa, ovvero la cena dell’Estetista Cinica organizzata nello stesso salone: “una cafonata con il botto”, per Dagospia, “che ha trasformato il cortile del museo in una fiera del make up tutta fucsia”. Fino a che punto è accettabile piegare luoghi simbolo della cultura a operazioni di marketing o intrattenimento privato? E quale messaggio si trasmette quando uno spazio nato per custodire libri e conoscenza viene temporaneamente convertito in una palestra?
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