Torna Mercanteinfiera alle Fiere di Parma. Un viaggio nel Novecento tra scrittura, sport, Sanremo e Happy Days


Dal 7 al 15 marzo 2026 torna Mercanteinfiera alle Fiere di Parma, la mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo. Mostre collaterali dedicate allo sport, alla scrittura, a Sanremo e a Happy Days. 

Dal 7 al 15 marzo 2026 torna Mercanteinfiera alle Fiere di Parma, la mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo. In questa edizione Primavera, la manifestazione invita il pubblico a immergersi nel Novecento, tra oggetti simbolici e immaginari condivisi. Il secolo breve si racconta qui attraverso elementi che ne hanno costruito l’identità collettiva: dalla musica del Festival di Sanremo alla cultura pop televisiva di Happy Days; dai simboli delle vittorie sportive e olimpiche alla scrittura come gesto quotidiano e memoria materiale del tempo, fino al mito della velocità.

Oltre agli stand degli espositori, il programma delle mostre collaterali è concepito come un racconto che attraversa televisione e intrattenimento, sport e celebrazione della vittoria, scrittura e memoria, musica e identità collettiva, senza dimenticare l’immaginario meccanico e visionario legato al mondo dei motori. Tra queste, Gli accessori della vittoria: premi, ornamenti e sport, curata da Mara Cappelletti, intende esplorare il valore simbolico degli oggetti legati alle competizioni sportive, mettendo in dialogo gesto atletico, riconoscimento e memoria storica.

Dentro Happy Days, realizzata con la collaborazione di Giuseppe Ganelli ed Emilio Targia, conduce invece nel cuore di uno degli universi televisivi più famosi del Novecento. La mostra ricostruisce idealmente il set della celebre serie attraverso la più ampia collezione di memorabilia esistente al mondo, ripercorrendo le fasi delle riprese e il lavoro quotidiano di attori e troupe, e rivelando aspetti finora poco noti del dietro le quinte. In esposizione una selezione di pezzi originali che testimoniano come Happy Days sia diventato molto più di un semplice prodotto televisivo, trasformandosi in linguaggio condiviso, stile di vita e mito pop. Tra gli oggetti esposti, copioni, ciak, la tuta da meccanico di Fonzie, i giubbotti legati ai luoghi simbolo della narrazione (dall’Arnold’s alla Jefferson High), oltre a un orologio da polso dedicato al personaggio di Fonzie, emblema di ribellione e carisma generazionale. Completano il percorso action figure dei protagonisti, fumetti, materiali editoriali e fotografie, che restituiscono la dimensione domestica e seriale di una storia entrata nelle case di milioni di spettatori. Un insieme di oggetti di culto che riattiva la memoria delle 255 puntate della serie e ne conferma il ruolo di grande mito pop del Novecento.

La mostra A punta d’inchiostro: il calamaio nella collezione Mariani, realizzata in collaborazione con Mario e Marco Mariani, riporta poi l’attenzione sulla scrittura come pratica materiale. Oltre settanta calamai, selezionati dalla collezione privata di Osanda e Mario Mariani che supera i mille esemplari, raccontano secoli di storia della parola scritta. Oggetti nati per accompagnare il gesto quotidiano dello scrivere e divenuti nel tempo custodi di memoria, forma e immaginario. Tra i pezzi esposti spiccano eleganti calamai francesi di fine Ottocento, come un calamaio in porcellana decorata con sistema a pompa per il livellamento dell’inchiostro e vaschette in ottone, o un esemplare in bronzo cesellato con figura femminile e motivi floreali incisi, accanto a calamai italiani in ceramica dipinta a mano, che restituiscono una dimensione più intima e artigianale. Non mancano oggetti in cui funzione e narrazione si intrecciano, come un calamaio a forma di soldato tamburino francese dei primi dell’Ottocento: piccole invenzioni che testimoniano il legame profondo tra scrittura e vita quotidiana.

Calamaio (Francia, primo Ottocento)
Calamaio (Francia, primo Ottocento)
Happy Days. Courtesy Giuseppe Ganelli
Happy Days. Courtesy Giuseppe Ganelli
Claudia Mori e Adriano Celentano in posa sul lungomare di Sanremo nella giornata finale del XX Festival, 23 - 28 gennaio 1967. Fotografia di Carlo Alberto Pieri - Publifoto© Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Claudia Mori e Adriano Celentano in posa sul lungomare di Sanremo nella giornata finale del XX Festival, 23 - 28 gennaio 1967. Fotografia di Carlo Alberto Pieri - Publifoto© Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Lo sguardo si estende poi alla storia recente italiana con Sanremo 76: la colonna sonora di un Paese, costruita sui materiali dell’Archivio Storico Intesa Sanpaolo e dell’Archivio Storico SIAE. La mostra vuole restituire il Festival come uno dei grandi racconti collettivi dell’Italia repubblicana: immagini celebri attraversano le sue edizioni, trasformando la musica in memoria visiva e il palco in specchio dei cambiamenti sociali. Un percorso che invita a considerare Sanremo non soltanto come evento musicale, ma come fenomeno culturale capace di unire generazioni e territori.

In collaborazione con Automotoretrò prende forma Ali e acciaio: le leggende di metallo di Abramo Miglioli, a cura di Cesare Ponchiroli. Protagonisti sono i modelli in scala di velivoli italiani della seconda guerra mondiale, realizzati con precisione artigianale da Abramo Miglioli, titolare di una grande officina che produceva stampi a Sassuolo, che dedicò anni alla riproduzione di quei mezzi. All’interno di Automotoretrò, aperta in questa edizione anche ad altri mezzi storici oltre auto e moto, trovano spazio gli aerei e il loro valore storico nella trasformazione dell’idea di viaggio e nella conquista dei cieli.

La manifestazione ospita inoltre la presentazione del volume Lucio c’è di Marcello Balestra (Mondadori Electa), curata e moderata da Miriam De Nicolò, fondatrice e direttrice responsabile di SNOB Magazine. Un incontro che vuole ripercorrere la memoria e l’eredità di un cantautore-poeta capace di attraversare generazioni. Balestra, figura centrale nell’industria musicale italiana, per tredici anni Direttore Artistico della Warner Music, e responsabile editoriale e legale dell’etichetta Dalla dal 1989, offre un ritratto inedito di Lucio Dalla, raccontato attraverso l’esperienza personale e professionale condivisa per anni.

È confermato anche il programma dei talk, arricchito grazie alla collaborazione con GU.PHO. – Festival Internazionale della Fotografia Vernacolare, il primo festival europeo interamente dedicato alla fotografia anonima. Completa il calendario culturale un panel dedicato alla rivalorizzazione del Made in Italy, curato e moderato da Miriam De Nicolò, secondo capitolo di un progetto già avviato con successo nella precedente edizione. Un confronto di alto profilo tra rappresentanti istituzionali e imprenditoriali per riflettere sul Made in Italy non solo come valore economico, ma come patrimonio immateriale da tutelare e trasmettere.

Sezione Design, Seduta Michele De Lucchi per Menphis 1980-89
Sezione Design, Seduta Michele De Lucchi per Menphis 1980-89
Sezione Modernariato, Telefono Topolino anni Sessanta
Sezione Modernariato, Telefono Topolino anni Sessanta

“Con Mercanteinfiera Primavera”, afferma la Brand manager Ilaria Dazzi, “abbiamo voluto costruire un racconto del Novecento attraverso gli oggetti e il suo immaginario. Le mostre collaterali non sono semplici approfondimenti tematici, ma capitoli di una narrazione più ampia che attraversa televisione, sport, musica, scrittura e design. Oggetti diversi, epoche diverse che, insieme, diventano chiavi di lettura di una memoria ritrovata e condivisa”

Mercanteinfiera è aperta al pubblico dal 7 al 15 marzo, dalle 10 alle 19.
Biglietti: online €12 + diritti di prevendita; In cassa €16. Gratuito per ragazzi fino a 12 anni (accompagnati da adulto pagante). Ingresso gratuito per persone con disabilità e accompagnatore, presentando la Carta Europea della Disabilità.

Per tutte le informazioni: https://www.mercanteinfiera.it/




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