Green e materiali riciclati contro il global warming: il Padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Venezia


È all’insegna del green e dei materiali riciclati, e soprattutto contro il global warming e il cambiamento climatico il Padiglione dei Paesi Nordici alla cinquantottesima Biennale di Venezia. La mostra che viene portata in Laguna da Finlandia, Svezia e Norvegia s’intitola Weather Report: Forecasting Future ed e? incentrata sul rapporto articolato e complesso tra umano e non umano in un’epoca in cui il cambiamento climatico e l’estinzione di massa minacciano il futuro della vita sulla Terra. La mostra parte dall’assunto che è spesso difficile per gli esseri umani accorgersi di forme di vita che esistono su una scala diversa dalla loro (si pensi, per esempio, agli organismi microscopici, al lento funzionamento di agenti tossici o ai processi durativi di decomposizione della materia organica). Con l’intento di sensibilizzare i visitatori alla materialità dello spazio e delle opere d’arte e assimilando i loro corpi ad altre forme di vita, l’esposizione vuole stabilire una connessione con altri attori non umani. I giardini della Biennale sono circondati dalla Laguna di Venezia, città infestata dai turisti e fulcro di un’industria continental: tutto, nell’insieme, stimola una riflessione sulla eco-crisi, sull’erosione causata da secoli di turismo di massa e sulle prospettive di sopravvivenza delle specie marine autoctone della Laguna, che si contendono spazio vitale con le imponenti navi da crociera. Il padiglione stesso e? suscettibile alle condizioni esterne. Gli episodi di acqua alta e le variazioni metereologiche espongono la mostra a forze imprevedibili.

Gli artisti invitati alla mostra sono il duo finlandese nabbteeri, la norvegese Ane Graff e la svedese Ingela Ihrman. Ad accomunare l’attività artistica di tutti loro ci sono la combinazione di arte, studi umanistici e scienze naturali, e un processo imperniato sulla cooperazione o il dialogo interdisciplinare.

L’attività del collettivo artistico nabbteeri e? caratterizzata da condizioni di lavoro mutevoli in luoghi variabili. La raccolta dei materiali avviene in loco e include oggetti riciclati, presi in prestito o rimodellati che evolvono in installazioni stratificate. Le opere di nabbteeri sono composizioni basate su interazioni e fusioni tra gli artisti e altre cose, compreso l’agire di organismi non umani. Inoltre, lavorare con una materia in situ contribuisce ulteriormente a connettere il lavoro del collettivo con la produzione ecologica. Nella configurazione degli elementi del Padiglione dei Paesi Nordici, nabbteeri indaga nella materialità del Padiglione e dei Giardini. Nel loro progetto, a essere sotto esame e? l’ospitalità mostrata e insieme negata dalla struttura stessa. Nel cortile posteriore, la Dead hedge impedisce ai visitatori umani di avvicinarsi al luogo dal retro del padiglione, offrendo al contempo a uccelli e invertebrati uno spazio per la nidificazione. Il collettivo nabbteeri si concentra anche sul surplus organico, sui rifiuti da giardino prodotti dall’ecosistema dei Giardini. Parte di questa biomassa riempie i contenitori all’interno dell’installazione, seguendo i suoi processi per l’intera durata della Biennale. Compost è il tentativo di creare un ecosistema autosufficiente e generativo e di far rivivere un habitat multispecie in un punto dove un tempo cresceva un sicomoro. La vita non umana e? preservata all’interno della struttura mediante talee vegetali: esseri tentacolari in grado di ricordare a noi la natura rizomatica della coesistenza. A ribadire la materialità del padiglione realizzato in travertino e calcestruzzo ci sono degli elementi riempiti di sabbia, contenenti del materiale che verrà disperso nei Giardini dopo la chiusura della Biennale.

Ane Graff crea invece opere che combinano la sua ricerca sui materiali con un’ampia gamma di discipline di ricerca. Graff applica conoscenze proprie della microbiologia, della chimica e degli esperimenti alchemici. Attraverso le sue installazioni, l’artista confronta le classificazioni presumibilmente stabili, basate su cultura, e al contempo s’interroga su come le nozioni dell’eccezionalismo umano e del pensiero dualistico si colleghino alla crisi ecologica. L’insieme delle opere The States of Inflammation di Graff rimanda alle connessioni esistenti tra fenomeni come il cambiamento climatico, il costituirsi di società occidentali guidate da crescita economica, l’estinzione di batteri intestinali immunomodulanti e la diffusione di malattie infiammatorie. La sua installazione rende osservabile il modo in cui il corpo umano e? esposto e legato ad altri agenti, per esempio i batteri o la tossicità dell’ambiente. Gli oggetti esposti e i loro contenitori, delle vetrine, si riferiscono al corpo umano e al suo attuale stato infiammatorio, emettendo segnali dal passato e suggerendo possibili scenari futuri. Le vetrine sono entità organizzate dall’uomo, ma la loro forma e la superficie del vetro esprimono fluidità, come se queste si stessero sciogliendo davanti all’occhio che le osserva. Nelle sue opere scultorie, i materiali continuano a interagire e a formare nuove miscele, negando la stabilità dell’oggetto e il controllo umano su di essi.

Ingela Ihrman, infine, intreccia immaginazione, tecniche artigianali, sensibilità ed esperienze personali di vita quotidiana nei suoi oggetti, nelle immagini in movimento e nei testi. Occasionalmente, le sue installazioni sono accompagnate da una performance dell’artista, la quale si esibisce indossando un costume da pianta o da animale di sua creazione. Ihrman attinge alla tradizione performativa femminista e usa il proprio corpo per analizzare in modo critico la divisione Cultura/Natura e smantellare gli approcci predominanti di tipo maschile o scientifico verso una prospettiva queer. Ampliare la scala delle creature non umane e relazionando il proprio corpo con diversi mondi materiali o emulando il loro ciclo vitale può aiutare a comprendere meglio l’interdipendenza delle diverse forme di vita. Le installazioni di alghe di Ihrman raccontano la storia delle origini liquide del corpo umano e le connessioni esistenti tra diverse forme di vita. Oggetti muti e di grandi dimensioni invitano i visitatori a partecipare a un’esperienza corporea. Alleandosi con attori non umani e con mondi comunemente considerati ‘altri’, e? possibile trasgredire concetti limitanti e riconsiderare le nozioni di appartenenza e coesistenza. I visitatori sono invitati a leggere Seaweedsbladet #1, quotidiano locale un tempo distribuito nella zona residenziale di Seved a Malmo?, in Svezia, lì dove attualmente Ihrman abita. Il giornale include una raccolta d’immagini e testi di Ihrman, riflette sulle modalità in cui il corpo umano è collegato a una varietà di attori, esseri e narrazioni.

Il Padiglione dei Paesi Nordici è al decimo posto nella classifica dei dieci migliori padiglioni nazionali della Biennale 2019 secondo Finestre sull’Arte. Leggi qui la graduatoria completa.

Il Padiglione dei Paesi Nordici alla 58ma Biennale di Venezia
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Green e materiali riciclati contro il global warming: il Padiglione dei Paesi Nordici alla Biennale di Venezia
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