Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia la personale “Cannon Fodder” di Giuditta Branconi


Domenica 8 marzo apre alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia la prima personale istituzionale di Giuditta Branconi. In mostra nuove opere pittoriche e una grande installazione attraversabile che indaga il concetto di “carne da cannone” come metafora visiva e politica del presente.

Domenica 8 marzo la Collezione Maramotti di Reggio Emilia inaugura Cannon Fodder, mostra personale di Giuditta Branconi, visitabile fino al 26 luglio. Per l’artista si tratta della prima esposizione in uno spazio istituzionale, occasione per presentare un nuovo corpus di lavori pittorici affiancati da una grande installazione composta da tele dipinte che il pubblico potrà attraversare fisicamente, entrando nello spazio stesso dell’opera.

Il titolo, traducibile come “carne da cannone”, rimanda a corpi sacrificabili, a una materia destinata a essere consumata da un sistema più vasto. L’espressione, mutuata dal lessico militare, viene traslata in ambito visivo e simbolico. In questo passaggio semantico, le immagini di Branconi assumono il ruolo di munizioni rivolte contro un presente descritto come violento e opprimente. Le superfici pittoriche si configurano come campi compressi e saturi, pronti a detonare in una deflagrazione che non è soltanto formale, ma anche emotiva e politica. L’eccesso diventa una scelta linguistica che rifiuta la compostezza e mette in discussione l’idea di equilibrio come valore normativo.

Giuditta Branconi (2025) © Giuditta Branconi, su concessione dell’artista; L.U.P.O Gallery, Milan. Foto: Pietro Cisani
Giuditta Branconi (2025) © Giuditta Branconi, su concessione dell’artista; L.U.P.O Gallery, Milan. Foto: Pietro Cisani

La pittura dell’artista si caratterizza per una densità visiva accentuata. Le opere si sviluppano sia sul fronte sia sul retro dei sottili tessuti utilizzati come supporto, soluzione che moltiplica le possibilità espressive e amplia i livelli di lettura. L’immagine si estende in uno spazio ulteriore, accessibile attraverso lo spostamento del corpo e dello sguardo. La bidimensionalità tradizionale della tela viene così messa in tensione, fino a sfiorare una dimensione ambientale. All’interno dei dipinti convivono riferimenti iconografici eterogenei. Branconi combina elementi provenienti dalla cultura alta e da quella popolare, accostando estratti di letteratura, fumetti, giornali, canzoni e messaggistica istantanea. Il quadro si trasforma in un luogo affollato e ossimorico, un labirinto semiotico nel quale immagini, parole e simboli apparentemente incongruenti coesistono secondo una logica associativa prossima al flusso di coscienza. La compresenza di registri differenti produce un campo in cui i segni si sovrappongono e si contaminano.

All’esuberanza compositiva corrisponde un’indagine stilistica condotta con precisione tecnica. Ogni grafema deriva dall’appropriazione e dalla successiva ricontestualizzazione di codici tratti da fonti disparate. L’artista attinge all’arte asiatica, alle incisioni di epoca vittoriana, ai libri per l’infanzia, agli arabeschi, ai fumetti, ai tatuaggi, ai manuali illustrati. L’eterogeneità delle matrici visive viene rielaborata in un sistema coerente, in cui la citazione non si presenta come semplice prelievo ma come riorganizzazione di senso. La libera accumulazione iconografica satura lo sguardo e annulla ogni distinzione tra generi, stili e soggetti. Cuori, catene, scene di caccia, nuvole, volti, stelle, numeri, lettere, fiori, uccellini, scheletri, farfalle convivono in un immaginario stratificato e ibrido. Le composizioni assumono i tratti di grottesche contemporanee, dove l’elemento ornamentale e quello narrativo si fondono. L’insieme richiama un medioevo fantastico che dialoga con le riflessioni dello storico dell’arte Jurgis Baltrušaitis sulla vitalità dell’arte gotica medievale, intesa come campo di forze capace di rigenerare forme e simboli attraverso metamorfosi continue.

Giuditta Branconi (2025) © Giuditta Branconi, su concessione dell’artista; L.U.P.O Gallery, Milan. Foto: Pietro Cisani
Giuditta Branconi (2025) © Giuditta Branconi, su concessione dell’artista; L.U.P.O Gallery, Milan. Foto: Pietro Cisani

Per Cannon Fodder l’artista accentua la centralità del testo. La parola diventa presenza pervasiva, declinata in una molteplicità di lingue, alfabeti e font. Le scritte si intrecciano alle immagini fino a costituire un diario interiore frammentato, aperto a percorsi di lettura non lineari. Il visitatore può perdersi nella trama di segni o tentare di stabilire connessioni tra frammenti dispersi, in un processo interpretativo che non prevede un unico punto di approdo. Fulcro del percorso espositivo è l’installazione centrale, configurata come un trittico atipico e tridimensionale. Entrambi i lati delle tele sono esposti allo sguardo, rendendo visibile ciò che solitamente resta nascosto. L’opera si presenta come dispositivo attraversabile, punto di accesso a una visione che non contempla segreti né retrovie. La tela assorbe tensioni e le restituisce sotto forma di irruenza visuale, convertendole in energia pittorica. L’esperienza corporea del pubblico, chiamato a entrare fisicamente nell’installazione, diventa parte integrante della fruizione.

Le nuove opere si configurano come un campo di battaglia in cui segni e figure vengono spinti verso un limite di saturazione e collasso. La deflagrazione evocata dal titolo non conduce a una rovina definitiva, ma apre alla possibilità di una riorganizzazione del significato. Dalla frammentazione emerge un nuovo assetto, generato dall’urto tra elementi contrastanti. In questa prospettiva, la pittura diventa spazio di conflitto e insieme luogo di ridefinizione simbolica. In occasione della mostra è prevista la pubblicazione di un volume con un testo di Flavia Frigeri, storica dell’arte e curatrice presso la National Portrait Gallery di Londra, che accompagnerà e approfondirà il progetto espositivo.

Note sull’artista

Giuditta Branconi (Sant’Omero, Teramo, 1998) vive e lavora tra Milano e Teramo. Ha presentato mostre personali presso Victoria Miro Project a Londra nel 2025 e presso L.U.P.O. a Milano nel 2025 e nel 2022. Il suo lavoro è stato inoltre incluso in mostre collettive e fiere in Italia e all’estero, tra cui Untitled Art Houston, Houston (2025); Made in Cloister, Napoli; Tang Contemporary Art, Hong Kong (2024); Laboratorio Arti Contemporanee, Teramo; Galleria Giampaolo Abbondio, Todi; MIART, Milano (2023); Galleria Giovanni Bonelli, Milano; MAC, Lissone (2021).

Informazioni pratiche

Visita alla mostra con ingresso libero nei seguenti orari: Giovedì e venerdì 14.30 – 18.30; Sabato e domenica 10.30 – 18.30

Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Informazioni sulla mostra

Titolo mostra Cannon Fodder
CittàReggio Emilia
SedeCollezione Maramotti
DateDal 08/03/2026 al 26/07/2026
ArtistiGiuditta Branconi
TemiArte contemporanea



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