Ancona punta sul Novecento: una trilogia di mostre per rileggere l'arte italiana


Il Comune di Ancona presenta un progetto pluriennale dedicato al Novecento artistico italiano e marchigiano. Curata da Gabriele Simongini, la trilogia espositiva prenderà il via con una mostra su Corrado Cagli e proseguirà con Osvaldo Licini e la Transavanguardia, nel quadro del percorso verso Ancona 2028.

Il Comune di Ancona avvia un nuovo programma espositivo dedicato al Novecento italiano e marchigiano con un progetto articolato in tre mostre che, nell’arco di due anni, approfondiranno il ruolo delle Marche nello sviluppo dell’arte del XX secolo. Il percorso, promosso nell’ambito del programma culturale di Ancona 2028 – Questa adesso e curato da Gabriele Simongini, è concepito come una trilogia di ricerca che intende mettere in relazione la storia artistica del territorio con alcune delle principali esperienze della cultura visiva italiana del secolo scorso. Prima dell’avvio del ciclo, il progetto dialogherà con una mostra dedicata a Edgardo Mannucci, in programma dal 19 settembre a Fabriano, nel quarantesimo anniversario della morte dello scultore.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare la centralità delle Marche nella vicenda artistica del Novecento e di consolidare il ruolo della Mole Vanvitelliana come sede di mostre fondate sulla ricerca storico-artistica. L’intenzione dichiarata è quella di superare la dimensione della singola esposizione celebrativa per costruire un percorso capace di mettere in dialogo collezioni pubbliche e private, archivi, istituzioni museali e nuove interpretazioni della storia dell’arte italiana.

Il progetto si inserisce inoltre nella programmazione regionale dedicata all’arte contemporanea e punta a rafforzare la funzione di Ancona come capoluogo culturale delle Marche e come luogo di confronto scientifico e istituzionale. Alla base dell’iniziativa vi è la convinzione che il contributo degli artisti marchigiani alla storia dell’arte del Novecento sia stato spesso sottovalutato, nonostante molti di loro abbiano avuto un ruolo importante nei principali centri di sperimentazione artistica italiani, in particolare a Roma, contribuendo al rinnovamento dei linguaggi della pittura, della scultura e della ricerca visiva.

Il filo conduttore dell’intero programma è la rilettura del Novecento come terreno ancora aperto all’indagine critica. L’obiettivo è mostrare come le Marche abbiano espresso figure capaci di attraversare movimenti, linguaggi e generazioni, dalla Scuola Romana all’astrattismo, dalla scultura materica fino alle esperienze che avrebbero condotto alla Transavanguardia. La trilogia intende così utilizzare la storia dell’arte del Novecento come strumento per definire una politica culturale rivolta al futuro, nella prospettiva di una città che aspira a diventare punto di riferimento nazionale per la ricerca sull’arte contemporanea.

Ancona. Foto: Comune di Ancona
Ancona. Foto: Comune di Ancona

Il primo capitolo del progetto sarà dedicato a Corrado Cagli e ai rapporti culturali che hanno unito Ancona, le Marche e Roma dagli anni Trenta al secondo dopoguerra. Curata da Gabriele Simongini in collaborazione con l’Archivio Cagli, la mostra sarà realizzata nel cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, nato ad Ancona nel 1910 e morto nel 1976. L’iniziativa prenderà avvio nel dicembre 2026 con una giornata di studi ospitata dalla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”, per poi trasferirsi, da gennaio 2027, negli spazi della Mole Vanvitelliana, dove sarà allestita l’esposizione principale.

Il progetto intende presentare Cagli come una figura centrale della modernità artistica italiana, evidenziandone il legame con la città natale e, allo stesso tempo, la dimensione internazionale della sua attività. Il percorso mette in luce la varietà dei linguaggi sperimentati dall’artista, dalla pittura al muralismo, dalla grafica alla scenografia, dall’arazzo alla scultura, fino alle esperienze astratte e materiche sviluppate nel secondo dopoguerra. La mostra vuole così restituire l’immagine di un autore capace di coniugare radicamento territoriale e apertura internazionale, riconoscendo ad Ancona un ruolo nella costruzione della cultura artistica del Novecento.

L’esposizione sarà costruita intorno a un nucleo di opere che attraversano le diverse fasi della produzione di Cagli. Un ruolo centrale sarà affidato a Mirko del 1936, conservato nella Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”, considerato una testimonianza rilevante del rapporto tra l’artista e la sua città. Sempre dalla collezione di Ancona proverrà L’Apprendista del 1946, opera che documenta il passaggio dal clima artistico degli anni Trenta alle ricerche sviluppate nel dopoguerra.

Il progetto prevede inoltre la presenza di opere provenienti da importanti istituzioni italiane. Tra queste figurano Davide e Golia del 1937, conservato nei Musei Vaticani, San Giorgio e il drago dello stesso anno proveniente dal Museo della Scuola Romana di Villa Torlonia, Loculi a Tule (Ritmo cellulare) del 1949, Daphne del 1955, La favola di Filemone e Bauci del 1957, Il flauto di canna del 1958, Ambito Calibeo del 1968 e Monte Conero (Profilo del monte) del 1958. Quest’ultima opera assume un particolare valore simbolico perché riconnette il paesaggio marchigiano alla dimensione internazionale della ricerca di Cagli.

La mostra non sarà concepita come una retrospettiva monografica. Il progetto curatoriale prevede infatti un sistema di confronti con altri artisti marchigiani e italiani, allo scopo di ricostruire una rete di relazioni culturali che attraversa gran parte del Novecento. Accanto alle opere di Cagli saranno presentati lavori di Scipione, Quirino Ruggeri, Pericle Fazzini, Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, Luigi Bartolini, Edgardo Mannucci, Arnoldo Ciarrocchi, Orfeo Tamburi, Giuseppe Uncini, Eliseo Mattiacci e Valeriano Trubbiani. A questi si aggiungerà la presenza di Alberto Burri, unico artista non marchigiano inserito nel percorso, scelto per evidenziare il rapporto instaurato con Edgardo Mannucci e il ruolo che entrambi ebbero nello sviluppo della ricerca sulla materia nella scultura e nella pittura del secondo dopoguerra.

La presenza di Edgardo Mannucci assume un valore particolare all’interno del progetto dedicato a Cagli. I due artisti furono legati da un rapporto nato già negli anni Trenta, anche attraverso l’esperienza degli “Orientalisti”, e condivisero una ricerca orientata verso il superamento dei confini tradizionali della forma. Nel secondo dopoguerra Mannucci sviluppò una delle più importanti esperienze della scultura italiana della materia e dell’energia, trasformando elementi come il metallo e le superfici lavorate in strumenti di esplorazione delle possibilità espressive della materia.

Il rapporto con Alberto Burri rappresenta un ulteriore nodo interpretativo della mostra. Burri, accolto a Roma dopo il rientro dal campo di prigionia americano, e Mannucci contribuirono infatti a definire una nuova sensibilità artistica fondata sulla trasformazione dei materiali e sulla loro capacità di generare tensione visiva. Il confronto con Burri consentirà quindi di collocare la ricerca dello scultore marchigiano all’interno di uno dei passaggi più rilevanti dell’arte italiana del secondo Novecento.

Il percorso dedicato a Cagli sarà inoltre collegato alla mostra che Fabriano ospiterà dal 19 settembre 2026, dedicata proprio a Edgardo Mannucci a quarant’anni dalla morte. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, con il contributo del Liceo artistico “E. Mannucci” di Ancona, l’esposizione anticiperà alcuni temi sviluppati successivamente nella mostra anconetana, creando un dialogo territoriale tra due iniziative dedicate a protagonisti del Novecento marchigiano.

Accanto a Mannucci, la mostra su Cagli proporrà una costellazione di artisti capaci di restituire la complessità del panorama marchigiano del secolo scorso. La presenza di Scipione, tra le figure più intense della Scuola Romana, consentirà di richiamare il clima artistico della Roma degli anni Trenta attraverso opere come La PiovraNatura morta – Fichi spaccati sul tavoloRitratto di ragazza e Piazza Navona. La sua pittura visionaria e inquieta rappresenta uno dei momenti più originali della ricerca figurativa italiana del periodo.

Luigi Bartolini, artista e scrittore, sarà invece il punto di incontro tra arti visive e letteratura. La sua attività pittorica e incisoria si lega anche alla cultura italiana del dopoguerra: dal suo romanzo Ladri di biciclette, pubblicato a Roma nel 1946, Cesare Zavattini trasse infatti lo spunto per la sceneggiatura del film omonimo diretto da Vittorio De Sica. La scultura sarà rappresentata da Pericle Fazzini, autore di un linguaggio plastico caratterizzato dall’unione di figura, movimento e tensione poetica. Tra le opere previste figurano il Ritratto di Giuseppe UngarettiSibilla Aleramo e Danzatrice, lavori che permettono di leggere la sua ricerca come un equilibrio tra tradizione figurativa e sperimentazione moderna.

La dimensione futurista e costruttiva del Novecento marchigiano sarà introdotta da Ivo Pannaggi, artista vicino alle avanguardie storiche e alle ricerche sul rapporto tra arte, architettura e spazio. Opere come Astrazione prospetticaBozzetto del Castello dei prigionieri e Funzione architettonica E evidenziano il ruolo dell’artista nella definizione di una visione progettuale della forma.

Il percorso arriverà poi alle esperienze della seconda metà del Novecento attraverso Giuseppe Uncini, con lavori come Ferrocemento n.20Cemento armato e Cementarmato, dove ferro, cemento e rete diventano elementi strutturali di un nuovo linguaggio plastico. A completare il quadro saranno le opere di Orfeo Tamburi, Quirino Ruggeri, Sante Monachesi, Arnoldo Ciarrocchi, Eliseo Mattiacci e Valeriano Trubbiani, artisti accomunati dalla capacità di interpretare in modi differenti le trasformazioni della ricerca artistica contemporanea. La mostra alla Mole Vanvitelliana entrerà inoltre in dialogo con il patrimonio artistico presente nello spazio urbano di Ancona, dove alcune opere pubbliche realizzate da Fazzini, Mattiacci e Trubbiani contribuiscono a definire il rapporto tra città e arte contemporanea.

Gabriele Simongini
Gabriele Simongini

Il secondo appuntamento della trilogia sarà dedicato a Osvaldo Licini e all’astrattismo italiano. Prevista nel 2027 e curata anch’essa da Gabriele Simongini, la mostra approfondirà il ruolo dell’artista marchigiano all’interno della vicenda astratta nazionale e internazionale. Licini, definito nel progetto il “Klee italiano”, sarà presentato come una figura capace di trasformare la geometria in un linguaggio poetico, lontano da ogni rigidità teorica e fondato sul rapporto tra forma, immaginazione e dimensione interiore.

L’esposizione metterà in relazione il lavoro di Licini con alcuni protagonisti dell’astrattismo europeo e italiano. Il percorso introduttivo comprenderà opere di KandinskijKlee e Balla, insieme ai lavori di artisti legati all’esperienza della Galleria del Milione di Milano. Saranno presenti riferimenti ad Atanasio Soldati, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Luigi Veronesi, Mauro Reggiani, Bruno Munari, Virginio Ghiringhelli e Oreste Bogliardi.

Al centro della mostra saranno le celebri serie  Amalassunti, Angeli ribelli e Olandesi volanti, attraverso cui l’artista elaborò una pittura sospesa tra astrazione e figurazione. La sua ricerca sarà letta come un’esperienza di libertà poetica capace di superare le contrapposizioni tradizionali tra rigore geometrico e immaginazione.

La trilogia si concluderà con una mostra dedicata alla Transavanguardia, terzo capitolo del progetto e ulteriore passaggio nella rilettura del Novecento marchigiano. L’esposizione sarà incentrata sul ritorno alla pittura, sulla centralità dell’immagine e sulla pluralità dei linguaggi che caratterizzarono la stagione artistica sviluppatasi alla fine degli anni Settanta.

Un’attenzione particolare sarà riservata a Enzo Cucchi, artista marchigiano tra i principali protagonisti del gruppo della Transavanguardia. La sua presenza consentirà di chiudere idealmente il percorso iniziato con Cagli e proseguito con Licini, mostrando una linea di continuità fondata sulla libertà creativa, sulla trasformazione dei linguaggi e sul superamento delle rigidità delle avanguardie novecentesche.

Dichiarazioni

“Con la Trilogia del Novecento vogliamo restituire ad Ancona e alle Marche il posto che meritano nella storia dell’arte italiana contemporanea”, afferma l’Assessore alla Cultura Marta Paraventi. “Corrado Cagli, Osvaldo Licini e il percorso verso la Transavanguardia non sono solo tre capitoli espositivi: sono una visione culturale. Vogliamo che la Mole Vanvitelliana diventi sempre più una sede di mostre di ricerca, capace di attrarre prestiti, studiosi, pubblico e relazioni nazionali. Questo progetto nasce dentro il percorso di Ancona 2028 e guarda al futuro: la cultura non è solo memoria, ma una forma di identità viva, capace di generare posizionamento, conoscenza e nuova energia per la città”.

“Da tempo nel mio lavoro porto avanti una riflessione complessiva sull’identità dell’arte italiana del XX secolo, sulla sua sorprendente pluralità di linguaggi e sulla necessità di continuare a rileggerla attraverso nuovi punti di vista”, dice il curatore Gabriele Simongini. “Ciò vale particolarmente per l’arte marchigiana del XX secolo, di altissima qualità ed intensità, fondata su una cifra visionaria e poetica che si unisce ad una continua sperimentazione su tecniche e materiali. Un progetto ambizioso come quello della Trilogia del Novecento metterà l’accento proprio su queste qualità, contribuendo a rafforzare la vocazione di Ancona come laboratorio di idee innovative e coinvolgenti”.




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