Fausto Melotti, vita e opere dell'artista della geometria e dell'astrazione


Fausto Melotti è stato uno dei più importanti scultori astratti italiani. La sua vita, lo stile, le opere principali.

Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) fu un artista poliedrico e molto prolifico e risulta quasi impossibile legare la sua produzione ad una particolare tecnica o tematica, senza fornire una visione solo parziale della sua visione artistica. Le caratteristiche salienti che risultano costanti in Melotti sono il geometrismo, lo studio dell’astrazione, che lo porta ad utilizzare elementi realistici ma non accurati scientificamente, e il disporre gli elementi in modo che ricordino un ritmo musicale, un particolare che rimanda alla sua formazione da musicista.

Le sculture per cui è maggiormente conosciuto sono costituite da elementi geometrici realizzati con metalli (ottone, ferro e oro) lavorati in filamenti sottili, dando vita a composizioni eteree, senza peso e quasi fragili. Diverse sue sculture compaiono all’esterno di musei o di palazzi rinomati, tra cui il MART - Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, la GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino e la Fondazione Pirelli HangarBicocca di Milano.

Fausto Melotti. Foto Galleria Mazzoleni
Fausto Melotti. Foto Galleria Mazzoleni

La vita di Fausto Melotti

Fausto Melotti nacque a Rovereto, in provincia di Trento, l’8 giugno del 1901, nel periodo in cui il territorio era parte dell’Impero austro-ungarico. Qui iniziò gli studi, ma a seguito dello scoppio della Prima guerra mondiale la sua famiglia si spostò a Firenze, dove Melotti terminò gli studi liceali. Alla conclusione del conflitto tornò nuovamente a Rovereto ed entrò in contatto con l’ambiente culturale ed artistico della città, iniziando a frequentare, tra gli altri, Fortunato Depero e Gino Pollini. Proseguì poi la sua formazione al Politecnico di Milano, dove si laureò in ingegneria elettrotecnica. Successivamente decise di conseguire anche il diploma di pianoforte e di iscriversi ad un corso di scultura a Torino, dove ebbe come professore lo scultore e compositore Pietro Canonica. Nel 1928 Melotti tornò nuovamente a Milano e questa volta frequentò l’Accademia di Brera, diventando allievo di Adolfo Wildt. In questa circostanza Melotti conobbe un altro studente, il celebre artista Lucio Fontana, con cui strinse un lungo sodalizio umano ed artistico. In seguito aderirono entrambi al movimento Astrazione-creazione e svilupparono idee molto solide sull’arte non figurativa.

Per un periodo, Melotti lavorò presso la fabbrica di ceramiche di uso commerciale Richard Ginori, insieme ad un altro amico designer, Giò Ponti. Negli anni Trenta, il periodo delle prime attività di Melotti nella scultura, l’artista gravitava intorno ad un gruppo di artisti che frequentava la Galleria del Milione a Milano, tra cui figuravano Osvaldo Licini, Antonio Soldati, Manlio Rho, Lucio Fontana, Giorgio Radice e gli architetti razionalisti del Gruppo 7. Melotti collaborava con il gruppo non solo a livello artistico, ma anche attraverso diversi scritti e saggi con cui contribuiva alla diffusione dei concetti base dell’arte astratta in Italia. Inoltre, Melotti figurava tra i fondatori della rivista Quadrante.

Il suo contributo alla diffusione delle teorie sull’arte astratta continuò nel 1935, anno in cui venne pubblicato il testo Kn di Carlo Belli, cugino di Melotti. In questo scritto vennero riportate le sperimentazioni degli astrattisti che erano soliti riunirsi e confrontarsi a Milano al Bar Craya. In seguito, Vasilij Kandinskij definì Kn “Il Vangelo dell’arte astratta”. Nello stesso anno, Melotti partecipò, insieme agli astrattisti milanesi, alla prima mostra collettiva di arte non figurativa a Torino, nello studio di Felice Casorati e Antonio Paolucci. In questa occasione venne redatto e firmato il Manifesto per l’arte astratta. Successivamente, l’artista inaugurò la prima mostra personale allestita alla galleria il Milione di Milano. Questa prima esposizione pubblica non suscitò molta attenzione in Italia, tuttavia ottenne un buon riscontro in Francia e in Svizzera, dove per altro ricevette nel 1937 il Premio internazionale La Sarraz.

Tra il 1941 e il 1943 si stabilì a Roma, e nel periodo del dopo guerra si specializzò nella ceramica, sviluppando una tecnica molto raffinata e di elevata qualità, grazie alla quale ricevette numerosi premi tra i quali il Gran Premio della Triennale nel 1951, dalla medaglia d’oro di Praga e da quella di Monaco di Baviera.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, Melotti visse un periodo di grandi soddisfazioni, in seguito alla sua partecipazione a diverse mostre italiane ed internazionali che contribuirono ad accrescere la sua fama presso il grande pubblico. Nel 1979 venne dedicata all’artista una mostra antologica presso il Palazzo Reale di Milano, e nel 1981 una grande retrospettiva delle sue opere venne allestita al Forte Belvedere a Firenze. In occasione di questa mostra, Italo Calvino scrisse un testo dedicato all’opera Gli effimeri. Negli anni successivi Melotti continuò ad essere presente in mostre allestite in importanti città italiane ed internazionali, tra cui Roma, Venezia, New York, Londra, Zurigo, Francoforte, Parigi. Melotti morì il 22 giugno 1986 a Milano, e nello stesso mese gli viene dedicato il Leone d’oro alla memoria durante la 42^ Biennale di Venezia. Porta il suo nome il Liceo Artistico Statale di Cantù, dove era stato insegnante per un periodo nel 1932.

Fausto Melotti, Scultura n. 14 (1935; acciaio inox, 28 x 100 x 35 cm; Milano, Museo del Novecento)
Fausto Melotti, Scultura n. 14 (1935; acciaio inox, 28 x 100 x 35 cm; Milano, Museo del Novecento)
Fausto Melotti, Costante uomo (1936; gesso; Collezione privata)
Fausto Melotti, Costante uomo (1936; gesso, 225 x 55 x 31 cm; Collezione privata)
Fausto Melotti, Teatrino angoscia (1961; terracotta dipinta, 55 x 33 x 10 cm; Rovereto, Mart)
Fausto Melotti, Teatrino angoscia (1961; terracotta dipinta, 55 x 33 x 10 cm; Rovereto, Mart)
Fausto Melotti, Alberello (1965; ottone; Pieve di Cento, Museo MAGI '900)
Fausto Melotti, Alberello (1965; ottone; Pieve di Cento, Museo MAGI ’900)

Lo stile e le opere di Fausto Melotti

La visione artistica di Melotti si traduce in una vasta produzione di sculture e disegni che spaziano tra figurativo, geometrismo e astrattismo, mantenendo comunque la costante della ricerca personale, caratterizzata dal disporre gli elementi nello spazio seguendo ritmi affini alla musica. Prima di diventare artista a tutti gli effetti Melotti si era, infatti, formato in campo musicale ed aveva studiato matematica ed ingegneria, e non a caso nelle sue opere si possono riscontrare diverse influenze della sua formazione eterogenea.

Appare evidente in molte opere di Melotti l’intenzione di inserire elementi realistici, tuttavia non accurati a livello scientifico, così da mantenere un atteggiamento di immediatezza che viene talvolta enfatizzato da rimandi al mondo primitivo. Molti studi sull’opera di Melotti collegano questa tendenza al rifiuto dell’accuratezza scientifica con il trauma di aver vissuto il dramma della Prima guerra mondiale quando era molto giovane, non ancora maggiorenne. Sicuramente risulta quasi impossibile legare la produzione di Melotti ad una particolare tecnica, o tracciare limiti netti tra le diverse tendenze, sia per la vastità della sua produzione che per la sua personale visione dell’arte. Egli stesso, infatti, dichiarò: “Quando creo, non ho un piano preordinato: il processo creativo resta per me misterioso. Spesso parto con l’idea di realizzare una scultura e finisce che faccio un disegno, o viceversa”.

I primi risultati nella scultura, negli anni Trenta, confermano questa sua indole, in quanto risultano inizialmente figurativi per poi virare sul geometrismo. Una delle opere di questo periodo è la celebre Scultura n. 14 (1935 - 1965). Spesso Melotti si cimentava in lavori che si intersecavano con l’architettura, il design e lo spazio intorno all’opera. Nel 1937 crea un’”opera-chiave” dal nome Costante uomo, per la cosiddetta Sala della coerenza disegnata dallo studio B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers). L’opera consisteva in dodici sculture disposte nello spazio in modo ritmico, così da creare una vera e propria installazione ambientale volta a creare un’armonia tra colori, parole, superfici e spazio.

Durante il soggiorno romano tra il 1941 e il 1943, Melotti partecipa al progetto del Palazzo delle Forze armate di Figini e Pollini, mentre parallelamente continua a disegnare, dipingere e comporre poesie.

Negli anni Quaranta realizza alcune ceramiche in cui esprime l’angoscia che nuovamente lo assaliva, trovandosi a vivere di nuovo il timore legato allo scoppio del Secondo conflitto mondiale. Durante il conflitto, il suo studio venne distrutto a causa di un bombardamento aereo. Questo episodio causò un cambiamento molto importante e radicale nella sua visione artistica, conducendolo a sospendere le sue sperimentazioni nell’astrattismo dedicandosi esclusivamente all’arte figurativa per tutti gli anni Cinquanta. Realizza, in questo periodo, delle figure con ceramica e terracotta che risultano piuttosto enigmatiche, e le decora prediligendo vivaci smalti policromi. Tra queste, si ricordano i Teatrini, piccole scene realizzate con ceramica e argilla dipinta, in cui vengono ricreate ambientazioni interne che non hanno nè un tempo, nè un luogo definito, perché non sono avvenute e non potranno mai avvenire.

Pochi anni dopo,Melotti conosce l’architetto Giò Ponti, che lo coinvolge in due grandi progetti, uno a Caracas per Villa Planchart (1956) e un altro a Teheran per Villa Nemazee (1960).

Negli anni Sessanta, Melotti torna nuovamente a cimentarsi con la scultura, utilizzando fili delicati e fogli di ottone, ferro e oro molto sottili. Grazie all’utilizzo di questi materiali, Melotti esprime una sensibilità nuova, umanista e più matura, integrando aspetti onirici e simbolici su costruzioni lavorate molto finemente. Il risultato finale erano sculture leggere, fragili ed eteree, che suggerivano una sensazione di surrealità e di ironia insieme. Queste opere presentano una riproposizione di elementi come il cerchio, il cilindro, la linea verticalizzata in contrapposizione ad elementi sviluppati orizzontalmente, che prendono i nomi ricorrenti di I sette savi, Preludio, L’abbraccio, Senza titolo, La vacca lunatica, Alberello, che realizza in più versioni nel corso degli anni.

Negli anni Settanta e Ottanta, Melotti indaga l’architettura in chiave fantastica, creando un ambiente non realistico sottolineato dal disporre gli oggetti in sospensione, come se si trovassero in un ambiente in assenza di gravità. Questo elemento diviene evidente in molte opere come Contrappunto semplice (1972) e Contrappunto VII (1972). Melotti ha anche realizzato delle grandi sculture pensate per essere esposte all’aperto, che si intersecano in contesti disparati. Scultura H (La grande clavicola) (1971) è posta nel giardino del MART - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Modulazione ascendente (1977) è nel cortile della GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino; La Sequenza (1981) si trova dal 2010 nel giardino esterno del palazzo della Fondazione Pirelli HangarBicocca, a Milano. Un altro esempio di questo tipo si trova nella Collezione Gori, posta all’interno della Fattoria di Celle, a Santomato (Pistoia). La scultura, dal titolo Temi e variazioni II (1981), è inizialmente era pensata per i terrapieni che si affacciavano sulla città appositamente per una mostra dedicata all’artista. Alla chiusura della mostra, Melotti e Giuliano Gori decisero di trovare una nuova collocazione alla scultura, optando per un piccolo specchio d’acqua nei pressi della villa. La disposizione si rivelò ottimale, in quanto gli elementi metallici si riflettevano nell’acqua dando all’opera un’aria evanescente e creando un interessante rapporto tra l’opera e l’ambiente circostante.

Un particolare degno di nota riguarda l’utilizzo di alcune riproduzioni fotografiche delle opere di Melotti come copertine dei romanzi di Italo Calvino dalla casa editrice Mondadori per la riedizione degli scritti nella collana Oscar Mondadori, negli anni 2000.

Fausto Melotti, Contrappunto semplice (1972; acciaio inox, 85 x 120 x 40 cm; Collezione privata)
Fausto Melotti, Contrappunto semplice (1972; acciaio inox, 85 x 120 x 40 cm; Collezione privata)
Fausto Melotti, Scultura H (La grande clavicola) (1971; inox e nylon, 70 x 58 x 7 cm, esemplare 3 di 3)
Fausto Melotti, Scultura H (La grande clavicola) (1971; inox e nylon, 70 x 58 x 7 cm, esemplare 3 di 3)
Fausto Melotti, Modulazione ascendente (1977; 4 lastre e 21 elementi in rame; Torino, GAM)
Fausto Melotti, Modulazione ascendente (1977; 4 lastre e 21 elementi in rame; Torino, GAM)
Fausto Melotti, La sequenza (1981; ottone; Milano, Pirelli HangarBicocca)
Fausto Melotti, La sequenza (1981; ottone; Milano, Pirelli HangarBicocca)

Dove vedere le opere di Fausto Melotti

È possibile ammirare alcune sculture di Melotti all’esterno di celebri palazzi e musei. Si ricordano Scultura H (La grande clavicola) (1971) nel MART - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - la città natale di Melotti; Modulazione ascendente (1977) nel cortile della GAM - Galleria d’Arte Moderna di Torino; La Sequenza (1981) nella Fondazione Pirelli HangarBicocca, a Milano; Temi e variazioni II (1981) nella Fattoria di Celle, a Santomato (Pistoia).

All’interno del Castello di Rivoli, rinomato riferimento per l’arte contemporanea, sono custodite Scultura n. 24 (1968, seconda versione di una stessa scultura già realizzata nel 1935), La pioggia (1966-72), Confronto (1972), Vento nel capanno (1979). Al MAGI ‘900 - Museo d’arte delle generazioni italiane a Pieve di Cento (Bologna) è possibile ammirare la scultura Alberello (1965).

Alcune opere di Melotti sono presenti nelle collezioni della Fondazione Biscozzi-Rimbaud, aperta al pubblico a Lecce dal 2021 da Dominique Rimbaud dopo la morte del marito Luigi Biscozzi, costituita da opere caratterizzate da innovazioni e sperimentazione inedite nell’arte contemporanea. Infine, la Fondazione Fausto Melotti ha avviato il progetto di redazione di un catalogo ragionato delle opere dell’artista, richiedendo a chiunque ne possedesse una in forma privata di inviare documentazione fotografata. Le numerose opere finora catalogate sono consultabili liberamente sul sito www.fondazionefaustomelotti.org.


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