A Biella una mostra racconta il Divisionismo come origine delle avanguardie italiane


Dal 28 novembre 2026 al 4 aprile 2027 Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero ospitano oltre 150 opere per rileggere il Divisionismo tra 1900 e 1930, mettendone in luce il ruolo decisivo nella nascita delle avanguardie del Novecento.

Dal 28 novembre 2026 al 4 aprile 2027 Biella ospiterà una delle più ampie ricognizioni dedicate al Divisionismo italiano, e in particolare sulla sua evoluzione nel primo Novecento. Le sedi di Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero accoglieranno infatti la mostra Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia, curata da Niccolò D’Agati e Sergio Rebora, un progetto espositivo che, attraverso oltre 150 opere, intende rileggere uno dei movimenti fondamentali della pittura italiana mettendone in evidenza il ruolo nella formazione delle avanguardie del XX secolo. La mostra propone un punto di vista differente rispetto alla tradizionale interpretazione del Divisionismo, concentrando l’attenzione non tanto sulla sua nascita nell’ultimo decennio dell’Ottocento, quanto sulla sua evoluzione tra il 1900 e il 1930, quando quella ricerca pittorica divenne uno dei linguaggi più innovativi dell’arte italiana. L’obiettivo dei curatori è infatti quello di mostrare come il Divisionismo non possa essere considerato un fenomeno concluso con la fine del XIX secolo. Nato negli anni Ottanta dell’Ottocento e convenzionalmente inaugurato nel 1891 con l’esposizione de Le due madri di Giovanni Segantini, il movimento continuò infatti a svilupparsi nei decenni successivi, esercitando un’influenza determinante sulle nuove generazioni di artisti e contribuendo in maniera decisiva alla nascita delle avanguardie storiche italiane.

Il percorso espositivo riunisce oltre 150 opere di alcuni dei principali protagonisti di questa stagione artistica. Accanto ai grandi maestri del Divisionismo, come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Vittore Grubicy de Dragon, Emilio Longoni e Plinio Nomellini, saranno presenti anche artisti che avrebbero successivamente contribuito allo sviluppo delle avanguardie del Novecento, tra cui Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Luigi Russolo e Guido Marussig.

Attraverso questo dialogo tra generazioni differenti, la mostra intende evidenziare la continuità tra la ricerca divisionista e i successivi sviluppi dell’arte italiana. L’esposizione ricostruisce infatti il momento in cui la tecnica della scomposizione del colore smette di essere soltanto una soluzione pittorica legata alla rappresentazione della luce per trasformarsi in uno strumento capace di ridefinire il linguaggio stesso della pittura.

Guido Marussig, Il giglio del fuoco (1917; Collezione privata)
Guido Marussig, Il giglio del fuoco (1917; Collezione privata)

Il percorso prende simbolicamente avvio nel 1899, anno della morte di Giovanni Segantini. La scomparsa dell’artista viene assunta come il momento di passaggio tra la stagione dei grandi fondatori del Divisionismo e quella delle nuove generazioni che, raccogliendone l’eredità, portarono la ricerca ben oltre gli obiettivi originari. I giovani artisti del primo Novecento guardarono infatti alle esperienze di Segantini, Pellizza, Previati e degli altri protagonisti della prima stagione divisionista non come a un modello da imitare, ma come a un patrimonio di possibilità espressive da sviluppare ulteriormente. La scomposizione del colore, la ricerca luministica, la frammentazione della pennellata e l’intensificazione dei valori cromatici divennero così strumenti per sperimentare nuove modalità di rappresentazione della realtà.

Secondo l’impostazione della mostra, è proprio nei primi decenni del Novecento che il Divisionismo manifesta pienamente la propria capacità innovativa. Nato prevalentemente nell’ambito della cultura artistica lombarda e piemontese, il movimento supera progressivamente i limiti geografici delle sue origini e si afferma come un linguaggio nazionale, capace di coinvolgere artisti attivi in differenti aree della penisola. L’evoluzione del Divisionismo coincide anche con un profondo cambiamento nel modo di concepire la pittura. La scomposizione del colore e la ricerca sugli effetti luminosi cessano di essere esclusivamente strumenti destinati a riprodurre fedelmente il dato naturale. Diventano invece il punto di partenza per un nuovo modo di intendere l’immagine, orientato a evocare sensazioni, emozioni e stati d’animo attraverso il ritmo del segno e la costruzione cromatica della superficie pittorica.

In questa prospettiva acquistano particolare importanza elementi come l’intensità luminosa, la saturazione del colore, il dinamismo della pennellata e il valore autonomo del segno pittorico. Gli artisti che raccolgono la lezione divisionista trasformano questi aspetti in strumenti di una ricerca sempre più radicale, destinata ad aprire nuove possibilità espressive e a mettere in discussione i modelli tradizionali della rappresentazione. Il cosiddetto “segno diviso” diventa così il terreno sul quale si sviluppano molte delle sperimentazioni che caratterizzeranno l’arte italiana del primo Novecento. La tecnica nata nell’Ottocento viene reinterpretata e adattata alle esigenze di una generazione chiamata a confrontarsi con la modernità, con le trasformazioni della società industriale e con il progressivo rinnovamento del linguaggio artistico europeo.

È proprio questa capacità di evolversi a costituire il filo conduttore dell’intero progetto espositivo. Piuttosto che presentare il Divisionismo come un fenomeno concluso, la mostra lo interpreta come un linguaggio aperto, dinamico e in continua trasformazione, capace di accompagnare alcune delle più importanti esperienze artistiche italiane tra Otto e Novecento. Il percorso documenta infatti come la lezione divisionista continui a produrre effetti anche negli anni Venti del XX secolo. In questa fase le ricerche sviluppate nei decenni precedenti entrano in dialogo con la cultura Déco e con il cosiddetto Ritorno all’ordine, dimostrando la capacità del Divisionismo di adattarsi ai mutamenti del gusto e alle nuove esigenze espressive della pittura italiana.

Attraverso questo sviluppo cronologico, l’esposizione mette in evidenza come il Divisionismo abbia rappresentato molto più di una semplice tecnica fondata sulla scomposizione del colore. Esso diventa infatti un metodo di indagine sul rapporto tra luce, forma, percezione e rappresentazione, destinato a influenzare profondamente artisti che avrebbero poi seguito percorsi molto differenti tra loro.

La presenza di figure come Balla, Boccioni, Carrà e Russolo testimonia proprio questa continuità. Molti dei protagonisti delle avanguardie italiane trovarono infatti nella ricerca divisionista un primo terreno di sperimentazione, sviluppando successivamente linguaggi autonomi che avrebbero contribuito alla nascita del Futurismo e di altre esperienze fondamentali dell’arte del Novecento. Accanto ai grandi nomi ormai consolidati nella storia dell’arte, la mostra restituisce spazio anche ad artisti come Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville e Guido Marussig, contribuendo a delineare un panorama più ampio e articolato delle vicende del Divisionismo nel primo trentennio del secolo.

Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia è organizzata da Palazzo Gromo Losa Srl, società strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, e da Dario Cimorelli Editore, in collaborazione con il Comune di Biella, Palazzo Ferrero - Fondazione Accademia Perosi ETS e Biella Città Creativa UNESCO. L’iniziativa si avvale inoltre del sostegno del Gruppo Banca di Asti.

“La nuova grande mostra sul Divisionismo”, afferma Michele Colombo, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, “rappresenta un tassello fondamentale per la crescita del nostro territorio. Questa iniziativa nasce da una forte collaborazione tra le istituzioni locali, unite nell’obiettivo comune di valorizzare il Biellese Il progetto non è solo un evento culturale di alto profilo, ma un concreto motore di attrattività turistica. Attraverso l’arte, intendiamo richiamare visitatori da fuori provincia, offrendo un’esperienza che unisce cultura, accoglienza e identità. La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella crede fermamente in questa rete territoriale, capace di generare sviluppo. Invitiamo tutti a scoprire un evento che dimostra come la sinergia locale possa produrre grandi risultati. Biella si conferma così una meta dinamica, aperta e capace di competere nel panorama culturale nazionale”.

“Le grandi mostre” dichiara Marzio Olivero, sindaco di Biella, “hanno il potere di lasciare un segno che va oltre la visita: invitano a fermarsi, osservare con maggiore attenzione e riflettere sul nostro tempo attraverso il linguaggio universale dell’arte. In particolare il Divisionismo, tema dell’esposizione che si potrà visitare dal prossimo 28 novembre, rappresenta un movimento che ha saputo superare i confini della rappresentazione per diventare un linguaggio sociale. La cultura dunque è uno dei più potenti strumenti di crescita di una comunità ma è anche un investimento strategico per il territorio. Mostre di questo livello rafforzano l’identità di Biella nel panorama culturale nazionale, attraggono nuovi visitatori e generano valore per il tessuto economico e turistico. Vogliamo che Biella continui ad essere una città dove l’arte non si limita a essere ammirata, ma diventa esperienza capace di emozionare, aiutarci ad essere innovativi e creativi e contribuire realmente all’evoluzione della città”.

“Essere nuovamente al fianco della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella in occasione della mostra Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia”, conclude Maurizio Rasero, presidente del Gruppo Banca di Asti, “rinnova il nostro impegno verso il territorio e la sua crescita culturale. Crediamo che il valore di una banca locale si misuri anche nella capacità di contribuire allo sviluppo culturale e sociale della comunità, promuovendo iniziative che alimentino partecipazione, inclusione e crescita condivisa”.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraDivisionismo 1900-1930. Il segno dell'avanguardia in Italia
CittàBiella
SedePalazzo Gromo Losa
DateDal 28/11/2026 al 04/04/2027
CuratoriSergio Rebora, Niccolò D'Agati
TemiNovecento, Divisionismo, Arte Moderna



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