Thaddaeus Ropac Milano ha inaugurato lo scorso 17 marzo 2026 la mostra Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs, un confronto diretto tra due figure centrali del XX secolo, distanti per epoca ma unite da un approccio critico alla produzione artistica. L’esposizione, visitabile fino al 23 luglio 2026 presso Palazzo Belgioioso, si propone come un dialogo tra il padre dell’Arte Concettuale e un’artista che, con le sue ripetizioni radicali, ha interrogato le strutture concettuali dell’arte nel mondo post-duchampiano.
Marcel Duchamp (1887-1968) introdusse una rivoluzione estetica attraverso i suoi ready-made, oggetti comuni elevati al rango di opere d’arte grazie alla scelta dell’artista. La sua opera, definita da Willem de Kooning come un “movimento individuale”, si caratterizzava per il rifiuto dell’arte visiva tradizionale e per l’ironia che permeava i suoi gesti, dal Porte-bouteilles (1914/64) alle più trasgressive opere erotiche. Sturtevant (1924-2014), dalla sua parte, ha sviluppato un metodo di ripetizione sistematica dei lavori dei suoi contemporanei, incluso Duchamp, trasformando la memoria visiva in un indagine concettuale. Le sue ripetizioni non puntano a replicare l’aura originale delle opere, ma a sezionarla, mettendo in evidenza le strutture profonde dell’arte e interrogando le dinamiche di creazione, consumo e canonizzazione.
Il titolo della mostra, mutuato dall’osservazione ironica di Sturtevant Dialogues are mostly fried snowballs (I dialoghi sono per lo più palle di neve fritte), richiama l’approccio giocoso di Duchamp. La rassegna include la ripetizione da parte di Sturtevant della celebre Fountain (1917) e di Nu descendant un escalier (No.2) (1912), opere che attraversano fotografia, collage, disegno e scultura, esplorando la relazione tra originale e copia. Le collotipie di Duchamp del 1937 del Nu descendant un escalier, una delle quali esposta in mostra, avevano già messo in crisi la concezione dell’aura dell’opera d’arte, come annotato da Walter Benjamin. Sturtevant, decenni dopo, ha ripetuto la stessa opera in Duchamp Nu descendant un escalier (1967/68), trasformandola in un film che seziona il movimento dell’artista lungo la scala, senza aspirare a ricrearne la forza evocativa.
“La mia intenzione è quella di ampliare e sviluppare la nostra attuale concezione dell’estetica, di indagare l’originalità e di esaminare il rapporto tra originale e origini, aprendo lo spazio a un nuovo modo di pensare”, diceva Sturtevant.
La mostra mette in scena un dialogo visivo e concettuale tra i ready-made di Duchamp e le ripetizioni di Sturtevant. Il Porte-bouteilles è esposto sopra lo spazio principale, mentre il Trébuchet (1917/64) si trova sul pavimento, minacciando di far inciampare lo spettatore, in una citazione diretta della pratica originale dell’artista. Duchamp cercava di de-divinizzare l’artista attraverso la non-artisticità dei suoi ready-made, contribuendo paradossalmente alla costruzione della sua apoteosi nella storia dell’arte, processo attentamente osservato da Sturtevant. Per Sturtevant, l’opera di Duchamp incarnava una “forza di resistenza”: la rinuncia alla creatività apparente diventava un atto creativo in sé. Le ripetizioni di Sturtevant mirano a smaterializzare le opere originali, indagandone il silenzio interiore.
“Ciò che Duchamp non ha fatto, non ciò che ha fatto – che è ciò che ha fatto, individua la dinamica del suo lavoro. [...] Quindi, la grande contraddizione è che rinunciare alla creatività lo ha reso un grande creatore”, sosteneva Sturtevant.
La mostra presenta numerose varianti della Fountain del 1917, tra cui fotografie, disegni e sculture, sottolineando come Sturtevant si concentri più sul discorso attorno ai ready-made che sugli oggetti stessi. I temi ricorrenti nell’opera di Duchamp, dal cinetico all’erotico, sono ripresi e rielaborati da Sturtevant. Il Rotorelief (1965) di Duchamp è affiancato dal Duchamp Rotary Disc (Lanterne Chinoise) (1969) di Sturtevant, con annotazioni e diagrammi che analizzano la costruzione dell’opera. Gli oggetti erotici di Duchamp, come Objet-dard (1951/62) e Feuille de vigne femelle (1951/61), trovano corrispondenza nelle ripetizioni di Sturtevant, come Duchamp Coin de chasteté (1967), evidenziando un percorso di smaterializzazione e ridefinizione del potere metafisico degli oggetti.
Per lo scrittore Bruce Hainley “Sturtevant ripete le opere per la necessità di una riconoscibilità catalitica, stimolando un’indagine su ciò che permette all’arte di essere tale, in modo che l’intera struttura dell’arte venga riconsiderata in modo orizzontale e non lineare”.
Tra i lavori centrali della mostra si segnala La Boîte-en-valise (1966) di Duchamp, il “museo portatile” che raccoglie 77 riproduzioni delle sue opere, insieme a una fotografia di Man Ray del 1936 di Porte-bouteilles. Sturtevant risponde con Duchamp Ciné (1992), un’opera interattiva che, attraverso la manovella di un macinacaffè, proietta vignette delle sue ripetizioni di Duchamp, evocando il tableau con spioncino di Étant donnés (1966). La sovrapposizione tra identità artistica di Sturtevant e l’alter ego Rrose Sélavy di Duchamp accentua le ambiguità autoriali e le possibilità di co-creazione.
Un episodio curioso ricorda l’incontro tra i due artisti, quando Sturtevant mostrò a Duchamp la ripetizione DuchampRelâche (1967), realizzata con Robert Rauschenberg: Duchamp domandò “Marcel […] disse: “Dove l’hai presa?”. Quindi non si è mai saputo se lui si rese conto che non era una sua foto o se pensò davvero che fosse sua”, senza chiarire se riconoscesse o meno la propria mano. La mostra si configura quindi come un’indagine sulle pratiche di sovversione condivise dai due artisti, impegnati a ridefinire costantemente il significato dell’arte. Dialogues are mostly fried snowballsapre in contemporanea alla grande retrospettiva su Duchamp al Museum of Modern Art di New York, fissata per il 12 aprile 2026.
| Titolo mostra | Marcel Duchamp & Sturtevant. Dialogues are mostly fried snowballs | Città | Milano | Sede | Palazzo Belgioioso | Date | Dal 17/03/2026 al 23/07/2026 | Artisti | Marcel Duchamp, Sturtevant | Temi | Arte contemporanea, Arte concettuale |
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