Dal 1 marzo al 26 aprile la Project Room del MIC Faenza ospita World of Plenty, nuova installazione di Itamar Gilboa (Paesi Bassi, 1973), curata da Alessandra Laitempergher e concepita appositamente per gli spazi del museo. Il progetto affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo, collocandosi nel solco di una ricerca che l’artista conduce da oltre quindici anni sui sistemi alimentari, sulla responsabilità ambientale e sulle disuguaglianze globali.
L’indagine di Gilboa ha preso avvio con il Food Chain Project (FCP), percorso autobiografico incentrato sul consumo personale che nel tempo si è ampliato fino a comprendere una riflessione critica sulla distribuzione alimentare su scala globale, sugli sprechi e sulla carenza di risorse. L’attenzione verso le dinamiche sistemiche del cibo e le loro ricadute ambientali ha portato l’artista a essere invitato alla COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow, dove ha realizzato un’opera che ha contribuito al dibattito internazionale sul rapporto tra crisi climatica e spreco alimentare, raggiungendo un pubblico di milioni di persone e consolidando il legame tra emergenza ambientale e modelli di produzione e consumo.
“Ho avviato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti a livello mondiale”, afferma Itamar Gilboa. "Oggi la situazione è ancora più critica. In tutto il mondo, le comunità devono affrontare una catastrofica insicurezza alimentare, mentre l’obiettivo Zero Hunger delle Nazioni Unite di porre fine alla fame entro il 2030 si allontana sempre più. World of Plenty è un grido d’allarme, un rifiuto di accettare la fame come qualcosa di normale".
World of Plenty rappresenta un nuovo capitolo di questa ricerca. L’installazione combina sculture in ceramica e video, integrando tecnologie neuroscientifiche per esplorare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. Al centro dell’allestimento si trovano 260 sculture in ceramica che riproducono cellule cerebrali. Il numero corrisponde alle persone che muoiono di fame ogni quindici minuti, un arco temporale assimilabile a quello necessario per consumare un pasto veloce, effettuare una pausa tra due riunioni o visitare una mostra. Il dato quantitativo si traduce in una presenza materiale che occupa lo spazio espositivo, stabilendo una relazione diretta tra tempo quotidiano e mortalità. Per sviluppare il progetto, Gilboa ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale, analizzando la propria attività cerebrale sotto lo stimolo della fame. Dai tracciati ottenuti sono stati elaborati modelli tridimensionali, successivamente stampati in 3D e trasformati in sculture in ceramica. Le opere poggiano su piastrelle realizzate a mano che riproducono sezioni del cervello dell’artista. Il riferimento anatomico rimanda alla vulnerabilità biologica dell’individuo, mentre la moltiplicazione degli elementi evoca le conseguenze sociali della disuguaglianza alimentare.
L’installazione include inoltre uno schermo che mostra il conteggio in tempo reale delle vittime della fame, traducendo le vite in una sequenza numerica continua. A completare il percorso espositivo è la presentazione in anteprima della prima parte del nuovo film di Gilboa, anch’esso intitolato World of Plenty. Il capitolo iniziale è accompagnato dal suono di gocce che cadono, elemento sonoro che scandisce il tempo e introduce una dimensione percettiva legata all’attesa e alla ripetizione. Il progetto intreccia esperienza personale e dimensione collettiva, spostando l’attenzione dalla percezione individuale alla consapevolezza condivisa della crisi alimentare. Le sculture sono state realizzate in collaborazione con Aida Bertozzi / Casa degli Artisti, con l’obiettivo di garantire un elevato livello di competenza artigianale nella traduzione dei modelli neuroscientifici in manufatti ceramici. In occasione dell’inaugurazione, l’artista presenterà una performance dal vivo in dialogo con Part One, primo capitolo del film, proposto per la prima volta al pubblico negli spazi del museo faentino.
Itamar Gilboa, artista residente ad Amsterdam, sviluppa una pratica che si colloca al crocevia tra arte, tecnologia, ricerca scientifica e tematiche ambientali. Attraverso un rigoroso processo di analisi e sistematizzazione dei dati, realizza installazioni scultoree in cui le informazioni personali vengono rielaborate in forma statistica, convertendo la dimensione individuale in uno spazio di riflessione collettiva.
| Titolo mostra | World of Plenty | Città | Faenza | Sede | MIC di Faenza | Date | Dal 01/03/2026 al 26/04/2026 | Artisti | Itamar Gilboa | Curatori | Alessandra Laitempergher | Temi | Arte contemporanea, Ceramica, Videoinstallazione |
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