A Bolzano una mostra presenta l'avanguardia di Robert Breer in sessant'anni di carriera


Dal 12 settembre 2020 al 5 giugno 2021, la Fondazione Dalle Nogare di Bolzano presenta la mostra ’Time Out’, antologica che ripercorre la carriera di Robert Breer.

Nove mesi per presentare al pubblico italiano l’arte di un importante artista statunitense, Robert Breer (Detroit, 1926 – Tucson, 2011): la mostra intitolata Time Out (alla Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano) è in programma dal 12 settembre 2020 al 5 giugno 2021 e ripercorre i sessant’anni di carriera di Breed riunendo, per la prima volta in Italia, un’ampia selezione di dipinti, film sperimentali e sculture che l’artista ha realizzato dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, fino al 2011 anno della sua scomparsa.

Pioniere nelle tecniche di animazione, Robert Breer è stato uno dei fondatori dell’avanguardia americana ed è oggi considerato uno degli autori più innovativi nel cinema sperimentale. Lungo tutta la sua carriera l’artista ha eluso le etichette e si è concentrato su una ricerca libera e al contempo coerente, sperimentando varie forme, dalla pittura astratta, al cinema strutturale, dal Fluxus al Pop, al Minimalismo, senza però mai legarsi definitivamente ad alcuno di questi movimenti.

La mostra, a cura di Vincenzo De Bellis e Micola Brambilla, seleziona più di sessanta opere per esplorare i principali temi che percorrono l’arte di Robert Breer, partendo dalla pratica pittorica, muovendosi poi in quella filmica, per poi dare spazio a una corposa selezione di disegni e sculture, indagando l’approccio formale e concettuale con cui Robert Breer si è confrontato per oltre sessant’anni. Figlio di un ingegnere della Chrysler Corporation, Breer inizialmente studia ingegneria per passare poco dopo alla facoltà di arte della Stanford University (California) di cui è uno dei primi studenti. Trascorre gli anni Cinquanta a Parigi, dove sviluppa una geometria visiva ispirata al neo-plasticismo di Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 - New York 1944), ma allo stesso tempo innovativa e orientata all’idea di uno “spazio elastico”. I dipinti esposti, tra cui Time Out (1953), da cui è tratto il titolo della mostra, Three Stage Elevator (1955) e Composition aux trois lignes (1950), rivelano un’interpretazione dell’astrazione che si distanzia dalla purezza formale di Mondrian, a favore di elementi irregolari e linee fluttuanti che alludono al movimento.

Poco dopo l’esordio come pittore Breer elabora, a partire dal suo primo film From Phases I (1952), l’idea di un cinema che consista in una sequenza di molteplici immagini, estranee l’una dall’altra, che sia diretta conseguenza dell’idea di movimento presente nei suoi dipinti. Attraverso la sperimentazione con varie tecniche di animazione tra cui i flipbook (di cui cinque esemplari sono esposti in mostra), Breer realizza il desiderio di dare fisicità al movimento in modo che questo sia vissuto in tempo reale dallo spettatore. In film come Recreation (1956), A Man and His Dog Out for Air (1957), 69 (1968), Fuji (1974) e Swiss Army Knife With Rats and Pigeons (1980), lo spettatore è bombardato da oscillazioni di linee, colori, lettere, forme astratte e immagini che saltano e lampeggiano, appaiono e scompaiono, creando quella che Breer definiva “un’aggressione della retina” [“assault and battery on the retina”].

Con l’iniziale aiuto di Jean Tinguely (Friburgo, 1925 - Berna, 1991), Breer comincia a realizzare negli anni Cinquanta una serie di “pre-cinematic objects” [oggetti precursori del cinema]. Espone prima a Parigi, poi a New York negli anni Sessanta, i Mutoscopes [Mutoscopi]. Questi dispositivi cinematografici rudimentali presentano una sequenza di singole immagini disposte su un rullo e, fatti scorrere alla velocità desiderata, mostrano allo spettatore la fenomenologia del movimento che si rivela nella sua origine e nel suo sviluppo. A partire dagli anni Sessanta Breer inizia la produzione di un altro importante corpus di opere, i Floats, sculture di diverse dimensioni, materiali e forme, che come descritto nel titolo della serie, fluttuano nello spazio: sono la rappresentazione tridimensionale delle forme astratte e anti-narrative che caratterizzano la sua precedente ricerca pittorica e soprattutto cinematografica. Queste forme semplici, che sembrano alludere con ironia al Minimalismo, si muovono liberamente nello spazio, a una velocità quasi impercettibile e cambiano traiettoria in caso di collisione. L’ambiente circostante si aggiorna e si modifica continuamente, mentre le forme si scontrano e cambiano direzione. Opere come Switz (1965), Borne (1967), Porcupine (1967), Float (1970) e Tambour (1972), circondano lo spettatore, come fossero presenze animate e, rivelando gradualmente il proprio movimento, agiscono sulla percezione dell’istante e della presenza dei nostri corpi nello spazio fisico che ci circonda.

Infine, una selezione di numerosi disegni racconta lo studio attento e meticoloso che l’artista dedica alla composizione e alla creazione di un sistema di associazioni nella fase che precede la realizzazione di film e sculture. I disegni offrono così allo spettatore la possibilità di esplorare ogni possibile interazione tra forme e colori e di soffermarsi a osservare quei dettagli che nei film scorrono troppo veloci per essere colti.

Per tutte le informazioni è possibile consultare il sito della Fondazione Dalle Nogare.

A Bolzano una mostra presenta l'avanguardia di Robert Breer in sessant'anni di carriera
A Bolzano una mostra presenta l'avanguardia di Robert Breer in sessant'anni di carriera


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