Dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, retrospettiva dedicata al fotografo statunitense Robert Mapplethorpe (New York, 1946-1989), considerato una delle figure centrali della fotografia del XX secolo. L’esposizione presenta una selezione di oltre 200 fotografie e include un nucleo di opere inedite per la tappa romana, all’interno di un progetto espositivo già articolato tra Venezia e Milano.
La mostra è curata da Denis Curti e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, insieme alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a Marsilio Arte. L’organizzazione è affidata a Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York. Tra i partner figurano ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane come Mobility Partner, Rinascente come Fashion Partner, Radio Capital come radio ufficiale e il supporto di Miamo. Il catalogo è edito da Marsilio Arte.
Il percorso espositivo si sviluppa in otto sezioni e si concentra sul tema della forma intesa come principio strutturale della visione fotografica. Mapplethorpe costruisce immagini attraverso un controllo rigoroso della luce e della composizione, utilizzando la macchina fotografica Hasselblad come strumento di costruzione spaziale. Il corpo umano, i volti e le nature morte vengono trattati con la stessa attenzione formale, ridotti a geometrie essenziali e a equilibri visivi.
L’apertura del percorso è dedicata a una selezione di opere giovanili poco note al grande pubblico. Si tratta di assemblaggi e collage tridimensionali realizzati con materiali eterogenei, tra cui immagini d’archivio, ritagli di giornali erotici, feticci religiosi e indumenti. Questi lavori iniziali evidenziano un approccio sperimentale e provocatorio, orientato a sollecitare una risposta emotiva e a lasciare allo spettatore il compito di completare il significato dell’opera.
Una parte centrale della mostra è dedicata alle muse dell’artista. Il rapporto con Patti Smith, poetessa e musicista, viene documentato attraverso una serie di ritratti realizzati a partire dagli anni del Chelsea Hotel, evidenziando un legame di amicizia e collaborazione creativa. A questo nucleo si affiancano le immagini dedicate a Lisa Lyon, culturista e modella, che rappresenta uno dei soggetti più ricorrenti nella ricerca di Mapplethorpe sulla rappresentazione del corpo.
La sezione dei ritratti include anche numerosi volti noti del mondo dell’arte, della letteratura, della musica e del cinema. Tra questi figurano Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne e Richard Gere. Accanto ai ritratti e agli autoritratti, il progetto espositivo riserva un ruolo centrale alla serie dei fiori e delle nature morte, considerata uno dei vertici della produzione dell’artista. In queste immagini elementi naturali vengono isolati e osservati con attenzione alla luce, trasformandosi in composizioni che richiamano forme geometriche e suggestioni classiche.
Un altro nucleo rilevante è dedicato agli studi sul corpo maschile e femminile, presentati con un linguaggio che insiste sulla resa scultorea del soggetto. Le figure vengono trattate come superfici marmoree, in un continuo rimando alla tradizione della statuaria antica. Il percorso espositivo si chiude con una riflessione sul rapporto tra Mapplethorpe e l’Italia, evidenziando il dialogo tra fotografia contemporanea, archeologia e classicismo.
In questa sezione sono incluse due sculture provenienti dai Musei Capitolini, la Statua di Afrodite datata tra la seconda metà del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., e la Statua di atleta del I secolo d.C., derivata da un originale greco del V secolo a.C. Il confronto tra opere fotografiche e sculture antiche costruisce un asse visivo che attraversa i temi della rappresentazione del corpo e della permanenza delle forme.
La mostra include anche materiali inediti legati ai soggiorni italiani di Mapplethorpe, tra Capri e Napoli, realizzati su invito del gallerista Lucio Amelio. In occasione del progetto Terrae Motus, nato dopo il terremoto che colpì Napoli nel 1980, l’artista aderì all’iniziativa insieme a numerosi protagonisti della scena artistica internazionale, tra cui Warhol, Cragg, Cucchi, Fabro, Kiefer, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Schifano, Schnabel, Twombly e Vedova. L’obiettivo del progetto era trasformare la catastrofe in un processo creativo condiviso.
Le fotografie realizzate in Italia restituiscono un rapporto diretto con il paesaggio urbano e culturale, in cui il riferimento al tempo e alla memoria si intreccia con una dimensione quotidiana e osservativa. Il dialogo con il contesto italiano emerge come parte integrante della ricerca visiva dell’artista e trova nella sede dell’Ara Pacis un ulteriore livello di lettura, in relazione con la presenza della statuaria classica. Il progetto espositivo è accompagnato da strumenti di accessibilità che includono un’audioguida a cura di Denis Curti e il podcast Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e disponibile sulle principali piattaforme di ascolto. Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte, raccoglie 257 opere e approfondisce l’evoluzione del linguaggio dell’artista.
Sono inoltre previsti percorsi di visita integrati, tattili e con traduzione in LIS, oltre a percorsi audio tattili e video sottotitolati collocati all’interno del percorso espositivo. Le attività sono realizzate grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, il Dipartimento Politiche Sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e la Cooperativa Segni d’Integrazione Lazio.
“Questa esposizione è un’opportunità rara e al tempo stesso necessaria: il fotografo Robert Mapplethorpe è stato un artista della rappresentazione fotografica quasi scultorea, tendente allo spasimo alla perfezione, un classicista nelle forme catturate dal suo obiettivo”, dichiara l’Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio. “In questa esposizione romana ci saranno degli inediti e ci sarà modo, cosa che accade raramente, per scandagliare il rapporto tra Mapplethorpe e il nostro Paese. La mostra è anche necessaria, perché l’artista ha voluto immergersi nelle grandi questioni della libertà di parola e di espressione soprattutto nella New York di fine anni Ottanta, in un mondo difficile da raccontare e tanto più da apprezzare in foto. In un contesto storico come quello che viviamo oggi, dove il linguaggio spesso ci conduce per sentieri impervi, tossici e a volte anche censurati, la sua fotografia e il rapporto con il free speech, anche senza essere d’accordo, attiva il nostro pensiero critico e ci apre nuove riflessioni”.
“C’è un grande malinteso che accompagna da sempre il lavoro di Robert Mapplethorpe: quello di considerarlo un fotografo della provocazione, un artista dello scandalo legato alla New York underground degli anni Settanta e Ottanta”, afferma il curatore Denis Curti. “In realtà, se spogliamo le sue immagini dal loro contenuto più esplicito e geometricamente dirompente, ciò che resta è puro classicismo. Mapplethorpe non cercava lo scandalo fine a sé stesso; cercava la perfezione della forma. Che stesse fotografando un fiore o il corpo scultoreo di Lisa Lyon, il suo sguardo era guidato dalle stesse identiche regole: un’ossessione per l’equilibrio, per la simmetria, per la luce zenitale e per il rigore compositivo che affonda le radici nella scultura rinascimentale. La sua vera forza sta nell’aver applicato l’ordine e l’armonia della statuaria classica a temi considerati, allora, provocatori. Mapplethorpe non ha voluto scioccare il mondo, ha voluto elevare il corpo umano — ogni corpo — a una dimensione sacra e monumentale. Per questo, a distanza di decenni, le sue fotografie non risultano datate come molta arte di protesta dell’epoca: perché la bellezza classica è senza tempo, e Mapplethorpe era, prima di tutto, un grandissimo fotografo classico”.
“La mostra di Robert Mapplethorpe a Roma rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di consolidamento di Marsilio Arte, che ha individuato nella fotografia uno dei linguaggi centrali della propria programmazione espositiva contemporanea, partendo da Le Stanze della Fotografia di Venezia”, commenta Luca De Michelis, amministratore delegato di Marsilio Editori e Marsilio Arte. “Negli ultimi anni abbiamo scelto di investire sulla potenza narrativa di questo medium, capace di dialogare con il pubblico in modo immediato, profondo e universale. La collaborazione rinnovata con Roma Capitale e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con un’esposizione dedicata a un maestro assoluto come Mapplethorpe è una scelta distintiva, che guida da tempo le nostre scelte: la volontà di produrre e portare nei contesti più prestigiosi grandi progetti culturali internazionali che non siano semplici retrospettive, ma che offrano tagli di lettura inediti, percorsi curatoriali originali e che siano in dialogo con il luogo, il museo e la città. È la nostra promessa al pubblico e la nostra visione per il futuro dell’offerta espositiva”.
Orari: Tutti i giorni 9.30-19.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Biglietteria: € 15,00 biglietto “solo Mostra” intero; € 13,00 biglietto “solo Mostra” ridotto.
| Titolo mostra | Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza | Città | Roma | Sede | Museo dell'Ara Pacis | Date | Dal 29/05/2026 al 04/10/2026 | Artisti | Robert Mapplethorpe | Curatori | Denis Curti | Temi | Fotografia, Robert Mapplethorpe, Mostra fotografica |
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