Una retrospettiva dedicata al fotografo Piergiorgio Branzi al Castello di Novara


Dal 23 giugno al 6 settembre 2020, il Castello Visconteo Sforzesco di Novara ospita la mostra Piergiorgio Branzi. Il giro dell’occhio, retrospettiva dedicata a uno dei più importanti fotografi italiani contemporanei, Piergiorgio Branzi (Signa, 1928), con sessanta scatti che intendono ripercorrere oltre cinquant’anni di carriera dell’artista toscano.

La mostra, curata da Alessandra Mauro, esplora la carriera di Branzi attraverso cicli tematici cronologici, delineando una mappa geografica che dalla Toscana si sposta verso l’Italia del sud e il Mediterraneo, per poi salire a Parigi e a Mosca, dove Branzi lavorò come inviato della RAI. Si parte idealmente dai chiaroscuri toscani, come omaggio alla sua regione d’origine, con fotografie scattate negli anni Cinquanta che appartengono alla prima parte della sua carriera, tutte rigorosamente in bianco e nero per rispettare il cromatismo di quella terra che, secondo Branzi, si gioca tra il grigio grafite e l’ocra spento delle pietre che caratterizzano i palazzi e le strade di Firenze e tra il verde scuro del cipresso e il verde argento degli ulivi che contraddistinguono la campagna toscana. Per Branzi, fotografare significava disegnare, e proprio il disegno divenne una pratica che l’artista non abbandonò mai e che risulta particolarmente evidente in questa serie di scatti, come nelle immagini dell’Arena e del Giardino di Boboli sotto la neve, o in quella del muro nero con suo fratello, spesso usato come modello, rattrappito nel fondo di quella che sembra una bottiglia scavata nella parete.

Il viaggio di Piergiorgio Branzi prosegue nel resto d’Italia, in particolare nel Meridione, che trovò come un paese arcaico e doloroso e che accomunava con la Spagna e le Grecia, le altre due nazioni che attraversò con la sua macchina fotografica. Sono immagini che lo stesso Branzi definiva di “realismo-formale” a valenza sociale, che gettavano uno sguardo di attenzione, ma ancor più di compassione, verso una realtà sociale uscita dalla guerra da meno di un decennio.

La mostra prosegue proponendo gli scatti realizzati tra il 1962 e il 1966 a Mosca, l’allora capitale sovietica dove Branzi lavorò come inviato della RAI. Quello che ne risulta è l’incontro con la quotidianità di una società, allora misteriosa e certamente poco conosciuta ma in lento e costante mutamento dove, tra i paesaggi urbani innevati e le celebrazioni del regime comunista, ci si trova di fronte a incontri di straordinaria umanità. Ancora, c’è una sezione della mostra dedicata a Parigi, dove Branzi visse da flaneur girovagando senza meta per le sue piazze, i suoi boulevard e i suoi bistrot, lasciandosi stupire dagli sguardi e sorprendere dagli incontri fortuiti. L’esposizione si chiude infine con la sezione dedicata a Le Forme, ovvero alla produzione più recente del fotografo toscano, decisamente più sperimentale.

“Il giro dell’occhio in cui ci conduce Piergiorgio Branzi con le sue fotografie”, dichiara Alessandra Mauro, “è un turbine d’immagini e memorie, di ricordi, impressioni e scelte meditate. Di osservazioni coerenti in cui lo sguardo è sempre pronto a percorrere il mondo, tracciare e nominare la visione di profili di terre e di pietre. Una serie di vedute e ‘rivedute’ che comunicano la stessa esperienza esistenziale dell’autore, il suo respiro. Quello di un corpo profondamente attento, lieto di continuare a vivere di meraviglia e di osservazione”.

La mostra è organizzata da Contrasto con Fondazione Forma per la Fotografia e Contrasto Galleria in collaborazione con Fondazione Castello visconteo-sforzesco di Novara e con il patrocinio del Comune di Novara. Accompagna la rassegna un volume Edizioni Contrasto. Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 6 euro. Fortemente consigliata la prenotazione. Per info visitare il sito del Castello di Novara.

Immagine: Piergiorgio Branzi, Mykonos, 1957

Una retrospettiva dedicata al fotografo Piergiorgio Branzi al Castello di Novara
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